<BLOG><TITLE>Michelle Nouri Official Blog</TITLE><BLOGROLL><ITEM TITLE=""></ITEM></BLOGROLL><ARGUMENTS><ARGUMENT NAME="ATTUALITA" ACTIVE="YES"><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[Today]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Attualità]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ARGUMENT><ARGUMENT NAME="DONNE_ISLAM" ACTIVE="YES"><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[Women and Islam]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Donne e Islam]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ARGUMENT><ARGUMENT NAME="ISLAM" ACTIVE="YES"><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[Islam]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Islam]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ARGUMENT><ARGUMENT NAME="CULTURE" ACTIVE="YES"><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[Cultures]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Culture]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ARGUMENT><ARGUMENT NAME="20061125122846" ACTIVE="YES"><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[Diary]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Diario]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ARGUMENT></ARGUMENTS><BODY_STYLE><POSITIONING><![CDATA[Z-INDEX: 101; LEFT: 0px; TOP: 40px; POSITION: relative;]]></POSITIONING><APPEARENCE id="postSection"><![CDATA[
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<TABLE id=20174819 cellSpacing=0 cellPadding=0 width="100%" border=0>
<TBODY>
<TR>
<TD vAlign=top>
<P align=left><STRONG>Qaradawi? Un moderato. Ratisbona? Il Papa ha sbagliato. Ecco cosa sostiene Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate</STRONG> </P></TD>
<TD><IMG style="WIDTH: 293px; HEIGHT: 225px" height=315 src="http://www.michellenouri.com/public/images/2411200610824_AliAbuShwaima.jpg" width=436></TD></TR></TBODY></TABLE>&nbsp; 
<P></P>
<P align=left>SOLO COL CAPO COPERTO da un candido hijab e dopo un ’approfondita spiegazione sulla necessità che le musulmane indossino il velo,Ali Abu Shwaima permette a una giornalista donna di accedere al centro islamico di Segrate. <BR><BR><STRONG>Nel 1988 avete ottenuto l ’autorizzazione per la moschea di Segrate.In Lombardia i cen- tri islamici proliferano,ma la grande moschea che da sempre chiedete non ve la la- sciano costruire. Perché? <BR><BR></STRONG>Lo chieda a chi decide il piano regolatore di Milano,l ’unica metropoli al mondo che non ha una sua moschea.Le autorità in questo modo danneggiano la città dal punto di vista economico e commerciale: non essendoci nemmeno una moschea come si deve dove andare a pregare. <BR><BR><STRONG>E Qaradawi? In Europa non è ben visto. <BR></STRONG><BR>Non è affatto vero.Qaradawi ha incontrato uomini politici e intellettuali in tutta Europa.È considerato uno dei leader musul- mani piu moderati del mondo islamico,in quanto ha sempre condannato il terrorismo e ha sempre predicato la pace e il dialogo tra i musulmani e i cristiani.<BR><BR><STRONG>Come ha vissuto le tensioni seguite al discorso di Benedetto XVI a Ratisbona? Lo ha letto? Cosa ne pensa? <BR></STRONG><BR>L ’ho letto:il Papa ha sbagliato.Lui dice che non è stato capito.Se è così, allora deve dimostrarlo,cancellando dal testo quella frase sul nostro profeta. Se invece il Papa rimarrà sulla sua posizione,la vicenda comunque non influirà sul dialogo tra i musulmani e i cristiani:i papi vanno e vengono,islam e cristianesimo rimangono. <BR><BR><STRONG>La scuola islamica di via Ventura a Milano è intitolata a Naghib Mafouz.Non è un autore un po ’ troppo laico per dare il nome a una scuola islamica? <BR></STRONG><BR>Una persona che mette nel suo testamento la richiesta di avere un funerale secondo il rito islamico,di portare il suo feretro in moschea e di essere seppellito nel cimitero islamico, mi dà l ’idea di uno che non si considerava al di fuori del ’islam. <BR><BR><STRONG>I cristiani tollerano che alcuni di loro si con- vertano all'islam, ma l'islam non ammette che un musulmano si converta al cristianesimo. Perché? <BR></STRONG><BR>L ’islam non permette a una persona di ingannare i musulmani e lo Stato islamico. Se uno dice di essere musulmano e poi de- cide di non esserlo più per scelta personale, l ’islam non lo tocca.Ma abbandonare l ’islam in uno Stato islamico equivale ad alto tradimento. È come se uno viene in Italia, dice di essere italiano, giura sulla Costituzione e poi fa il terrorista: l ’Italia ha il dovere di perseguitarlo. Detto questo,io credo che oggi non esistano veri Stati islamici. <BR><BR><STRONG>Si spieghi meglio.</STRONG> <BR><BR>È difficile che un musulmano cambi religione, perché quando Dio gli apre gli occhi sulla verità,sulla semplicità e sulla chiarezza dell ’islam, poi è difficile lasciarlo:non si può negare l ’evidenza. Ma la cosa peggiore sono gli ipocriti. Se un musulmano non è più musulmano e non lo dichiara aperta- mente,è un ’ipocrita ed è peggio di un miscredente. Perché Dio nel Corano dice che andrà all ’inferno. L ’islam non vuole gli ipocriti: meglio perderli che trovarli. <BR><BR><STRONG>Come vede l ’islam tra dieci anni? <BR></STRONG><BR>L ’islam tra dieci anni sarà nel cuore degli italiani,se i veri musulmani faranno il loro dovere di mostrare il vero volto dell ’islam:quello della pace e del dialogo. Non quello ingannevole descritto da certi giornalisti. L ’islam sarà così chiaro che saranno le persone a volersi convertire:è solo una que- stione di tempo. Dio ha promesso che in ogni casa entrerà l ’islam con i suoi princìpi e fondamenti,e la minoranza non può nulla contro la forza di Dio. <BR>L ’islam è il bene, per questo dominerà il mondo. <BR><BR></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG><ITEM>public/images/AliAbuShwaima.JPG</ITEM></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20060928203123" TYPE="DONNE_ISLAM" ACTIVE="YES" DATE="28/09/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[AFEF E IL DISCORSO DEL PAPA]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>
<TABLE cellSpacing=0 cellPadding=0 border=0 WIDTH100%>
<TBODY>
<TR>
<TD vAlign=top><STRONG>
<P>«Quelle parole strumentalizzate»</P></STRONG>
<P><STRONG>Come giudica le reazioni dei paesi arabi <BR>alle parole del Papa?<BR><BR></STRONG>Non tutti hanno reagito allo stesso modo. Quello che trovo <BR>incomprensibile sono le reazioni esagerate e in alcuni casi violente. <BR>I non moderati hanno usato le parole del Papa come pretesto per distogliere l'attenzione dai problemi dei loro paesi. <BR>C’è un uso politico della religione davvero vergognoso.</P></TD>
<TD><IMG src="http://www.michellenouri.com/public/images/Afef.jpg"></TD></TR></TBODY></TABLE>
<P></P><STRONG>Come bisognerebbe agire in questo momento?<BR><BR></STRONG>I media dovrebbero gonfiare meno il caso, perché indirettamente aiutano chi vuole usare le parole del Papa per alimentare l’odio. Purtroppo alla fine sono i moderati a pagare.<BR><BR><STRONG>Cosa pensa di chi scende in strada a bruciare simboli cristiani?<BR><BR></STRONG>Trovo che siano reazioni ridicole, da persone ignoranti, per così dire. In Egitto ci sono state proteste pacifiche e questo è legittimo, ma tutto il resto no, assolutamente.<BR><BR><STRONG>Per il futuro è pessimista o ottimista?<BR><BR></STRONG>Spero che questa situazione andrà placandosi perché altrimenti non so cosa potrebbe succedere. Comunque non avranno il potere di dividere il mondo in due, se non altro perché ci sono troppi interessi anche economici, da una parte e dall’altra.<BR><BR>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG><ITEM>public/images/Afef.JPG</ITEM></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20061005123201" TYPE="ISLAM" ACTIVE="YES" DATE="05/10/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[LOGOS E CORANO]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>
<TABLE id=201122201 cellSpacing=0 cellPadding=0 width="100%" border=0>
<TBODY>
<TR>
<TD vAlign=top>
<P align=left><B>Due intellettuali musulmani rileggono per noi Ratisbona. E riconoscono a Benedetto XVI la passione di discutere e di convincere. Un confronto autentico (con qualche furberia)<BR></B><STRONG><BR>Il nostro problema? Una religiosità analfabeta e irrazionale. Ratzinger ci spinge a riflettere</STRONG> <BR><BR><BR><FONT size=+0>Per Tempi Michelle Nouri ha incontrato Farian Sabahi, musulmana sciita italoiraniana, docente di Islam e democrazia all’Università di Torino, e Younis Tawfik, musulmano sunnita iracheno, editorialista, scrittore, uno dei sedici membri della Consulta islamica presso il ministero dell’Interno italiano, docente di Lingua e letteratura araba all’Università di Genova.</FONT></P></TD>
<TD><IMG src="http://www.michellenouri.com/public/images/TawfikSabahi.jpg"></TD></TR></TBODY></TABLE><BR><BR><STRONG>Ecco una sintesi della conversazione. È la prima volta che “relativisti” occidentali, governi “moderati” del mondo musulmano e islamisti militanti reagiscono in maniera molto simile. Non alla pubblicazione di vignette blasfeme, ma a una lezione tenuta da un papa in un ateneo europeo. La lezione di Benedetto XVI a Ratisbona. Voi siete entrambi docenti universitari, scrittori, esponenti del mondo islamico in Italia, fate professione di libertà intellettuale. Non vi sembra pericolosa questa china che, men-tre ci consente di dire di tutto su Occidente e cristianesimo, ci sospinge verso l’auto-censura con l’islam? Come si fa ad avere un dialogo aperto con il mondo islamico che non sia facile girotondo ecumenico? <BR></STRONG><BR><STRONG><EM>Tawfik</EM></STRONG>. Penso che il Papa sia stato travisato. I media occidentali hanno estrapolato alcune frasi del discorso e hanno dato adito a una polemica che non esiste. Ai media occidentali ha fatto da cassa di risonanza Al Jazeera. Che ha lanciato una sorta di preallarme, come se il Papa stesse elaborando i princìpi di una nuova crociata. <BR>Ovviamente le cose non stanno così: il Papa ha semplicemente tenuto una lezione magistrale in università. E tutti sappiamo che in una lezione magistrale si fanno citazioni. <BR>Vado oltre, dico che il discorso di Benedetto XVI potrebbe essere addirittura salutare per l’islam. Potrebbe spingere i musulmani a riflettere sulla loro fede. Mi spiego. Il Papa ha fatto riferimento al conflitto fra fede e ragione. Bene, io credo che nel mondo islamico la fede ha soverchiato, ha sommerso la ragione. E così scivola verso l’integralismo e il terrorismo. D’altra parte, in Occidente è la ragione che ha sommerso la fede. E così anche il materialismo sta creando danni. Sono entrambe esperienze dannose e fallimentari. Tant’è che il Papa ha cercato di mantenere l’equilibrio della sua analisi tra questi due percorsi. È possibile far camminare insieme fede e ragione? Credo sia questo il nucleo del discorso di Benedetto XVI a Ratisbona. <BR><BR><STRONG><EM>Sabahi</EM></STRONG>. Stiamo vivendo un’epoca difficile. È dunque opportuna una maggiore accortezza. I motivi per cui anche i musulmani moderati si sono irritati per il discorso del Papa a Ratisbona sono tanti. Innanzi tutto numerosi intellettuali hanno fatto notare che il Santo Padre non ha preso le distanze dalla citazione di Manuele II, come sarebbe stato opportuno: se ha ricordato una frase pronunciata alla fine del XIV secolo, deve averla ritenuta importante all’interno del discorso. E poi i musulmani sono confusi da questo continuo storpiare la parola “jihad”: guerra santa? Il jihad è innanzi tutto “lo sforzo individuale per migliorarsi”. <BR>Ma forse il motivo principale della rabbia scatenata dalle affermazioni del Papa tedesco proviene da tutta una serie di eventi storici percepiti dai musulmani come torti nei loro confronti: le crociate medievali, il colonialismo europeo e in tempi più recenti il fatto che il Vaticano abbia «svenduto Gerusalemme ai sionisti». E, ancora, il Papa non avrebbe preso la parola per condannare i tanti dittatori del Medio Oriente, come ci si aspetterebbe da un’autorità religiosa di prestigio internazionale. Infine, non infliggendo una scomunica agli Stati Uniti, il Papa avrebbe permesso agli ameri-cani (e ai loro alleati israeliani) di ridurre in macerie il Medio Oriente. Prima l’Iraq poi il Libano. Poco importa se in un caso il Santo Padre si chiamava Giovanni Paolo II e ora, nell’altro, Benedetto XVI. Queste sono le motivazioni dei tanti musulmani, intellettuali e non, che ho intervistato su questo tema delicato. <BR><BR><STRONG>Ma voi, personalmente, condividete oppu-re no le motivazioni dei musulmani che si dicono “offesi”?<BR><BR><EM>Sabahi</EM></STRONG>. Comprendo ma non condivido, e le spiego meglio. Comprendo che, se gli obiettivi sono il dialogo interreligioso e la pace, il discorso di Ratisbona è stato un passo falso e il Papa dovrebbe chiedere scusa in modo esplicito. Ma non condivido perché, a mio parere, l’Europa dovrebbe con-tinuare ad essere il luogo in cui tutti possono essere liberi di esprimersi, in qualsiasi forma. Anche nell’abbigliamento e, se mi permette di essere provocatoria, oserei dire: dal perizoma al burqa. Spesso mi capita di difendere, a parole, autori di cui non condivido le posizioni e i cui scritti non mi piacciono. Era successo con Verset-ti satanici di Salman Rushdie, che avevo trovato noioso, ma anche con le ultime opere di Oriana Fallaci. E ora con il Papa, che, secondo me, non tiene conto di due elementi importanti: il primo storico, relativo alle innovazioni effettivamente portate dal profeta Maometto rispetto all’epoca preislamica; il secondo teologico, relativo all’importanza della ragione in alcune sette islamiche e in particolar modo nello sciismo in cui l’ijtihad (interpretazione) ha un ruolo fondamentale. <BR><BR><STRONG><EM>Tawfik</EM></STRONG>. Il Papa fa il suo lavoro. Riflette sulla fede e poi offre una sua analisi. Giovanni Paolo II era il Papa delle piazze. Be-nedetto XVI è il filosofo della Chiesa. È logico che in un discorso legato all’islam metta in discussione il rapporto tra fede e ragione, tema che, dopo Averroè, nell’islam non è stato più assolutamente ripreso e sviluppato. <BR>Noi abbiamo subìto un arresto, mentre in Occidente c’è stato uno sviluppo. Comunque sia, mettere in discussione i discorsi del Papa è come voler a tutti i costi aprire un conflitto. Sono convinto che in questa storia c’è qualcuno che ci ha giocato per interesse. <BR><BR><STRONG>Un collaboratore di Tempi, impiegato in un’azienda lombarda, ha sottoposto ad alcuni lavoratori marocchini il discorso del Papa. Tutti gli uomini, sia gli integralisti che i non praticanti, hanno risposto secondo lo stereotipo di un papa che avrebbe “offeso” l’islam. Solo una donna, credente, in separata sede ha detto: «Ha ragione il vostro Papa. L’islam sarà pure una religione di pace, ma gli uomini islamici non ragionano. Aderiscono solo alla parola scritta nel Libro. Basta osservare la condizione di noi donne. Esiste una violenza profonda e invisibile che umilia e limita la nostra libertà. Non esiste dialogo. C’è solo l’obbligo di rispettare la legge coranica. Non capisco perché non difendete il vostro Papa». Cosa ne pensate? <BR></STRONG><BR><STRONG><EM>Sabahi</EM></STRONG>. La violenza contro le donne esiste in tutti i paesi, non soltanto in quelli islamici. Ma è anche vero che in alcuni Stati islamici le discriminazioni sono permesse dalla legge e, in particolare, dal diritto di famiglia che limita le possibilità (per le donne) di divorziare e di ottenere la custodia dei figli. Dire che gli uomini islamici non sono in grado di pensare è una generalizzazione. <BR>La capacità di pensare dipende da tanti fattori, non ultimo dall’ambiente in cui si vive, dagli stimoli che si ricevono e dal grado di cultura. Ma non solo: vi sono persone che non sanno leggere e scrivere ma sono sagge. In questo caso si tratta probabilmente di persone provenienti da un ceto sociale basso e analfabeti, come documentano tante statistiche sulla recente immigrazione da questo paese del Maghreb. La situazione è indubbiamente diversa nelle comunità di immigrati provenienti da altri paesi islamici. Difendere il Papa indipendentemente da quello che dice? Noi europei non potremmo comportarci così, perché nel nostro sistema scolastico i testi non sono imparati a memoria ma analizzati, con spirito critico. Ed è questa la carta da giocare: insegnare ai figli degli immigrati a usare la testa, a ragionare, a dubitare. È una partita, da giocare con questa generazione di giovani musulmani nelle scuole italiane. Si tratta di 500 mila ragazzi. Non possiamo permetterci di perdere, di perderli. <BR><BR><STRONG><EM>Tawfik</EM></STRONG>. Quella donna ha ragione. Non perché dice che bisogna difendere il Papa – il Papa non ha bisogno di essere difeso – ma perché dice il vero quando sostiene che gli uomini non ragionano. È così. Però l’islam non è una religione fossilizzata e rinchiusa in se stessa. Avrebbe tutte le capacità e le possibilità di essere una religione aperta e adattabile ai nostri tempi. <BR>Ciò a cui invece si riferisce quella donna è un islam che io chiamo analfabeta. Un islam irrazionale, suscettibile. Che non accetta critiche né di mettersi in discussione. Tanti musulmani moderati vivono in esilio per questi motivi. Altri sono stati uccisi perché hanno osato mettere in discussione<BR>l’islam analfabeta. 
<P></P>
<P align=left><STRONG>Qualcuno osserva che c’è la tendenza a considerare la umma musulmana come una sorta di grande giardino dell’infanzia. <BR>Bambini fragili e sensibili, vittime dell’imperialismo occidentale. In Tunisia, che come si dice è un paese islamico “moderato”, nei giorni scorsi il governo ha ordinato la distruzione di tutte le copie del Figaro, perché ospitava un articolo (non papista, ma laicista) che denunciava esattamente questo vittimismo che produce frustrazione e violenza, come si vede nelle banlieue francesi.<BR>Non sarebbe ora che i laici come voi facessero sentire la loro voce e si unissero in una battaglia culturale che sia capace di realismo autocritico e non si nutra solo di alibi,<BR>per esempio del monotono ritornello che imputa all’America e a Israele le colpe di<BR>tutte le ingiustizie del mondo?<BR></STRONG><BR><STRONG><EM>Sabahi</EM></STRONG>. I moderati (laici ma ma anche religiosi) fanno sentire la loro voce, ma non sempre ci&nbsp; riescono. Soprattutto in Italia, dove a fare notizia sono sempre i fondamentalisti.<BR>Riguardo alla Tunisia, è vero che le donne hanno maggiori diritti rispetto ad altri paesi islamici: per esempio, la poligamia è vietata e possono abortire senza il consenso del marito, e non solo per motivi terapeutici.<BR>Ma non definirei la Tunisia un paese che rispetta i diritti della persona. Al contrario. Di conseguenza non mi stupisce che in Tunisia il Figarosia stato censurato.</P>
<P align=left><STRONG><EM>Tawfik</EM></STRONG>. Ho sempre ribadito che non possiamo continuare ad appendere i nostri problemi sugli attaccapanni israeliani e americani. Perché i problemi sono nostri, sono nati dalla nostra società, dai nostri pensieri e modi di vivere, e vanno risolti da noi. Israele e America in questo caso non<BR>c’entrano assolutamente. C’entra invece il fermento che c’è all’interno dell’islam tra le due componenti conservatrice integralista e moderata modernista. Gli intellettuali come me si stanno muovendo (ad esempio la Consulta islamica italiana è composta da 13 laici moderati su 16). Scrittori e giornalisti si danno da fare in tutto il mondo.<BR>Purtroppo siamo solo agli inizi. Del resto anche in Occidente ci è voluto molto tempo prima di riuscire a separare il potere politico da quello religioso; e per poter dare i diritti alla donna ci è voluta una società laica. Per noi ci vuole innanzitutto una società istruita e non in maggioranza analfabeta. Ci vuole una società che abbia un minimo di benessere per poter avere contatti e dialogare con le altre società. Soltanto il dialogo tra Oriente e Occidente può aiutare i nostri popoli a conoscere altre<BR>esperienze per affrontare i nostri problemi.<BR>E poi occorre che la politica venga separata dall’islam. Che l’islam non venga tirato in ballo per risolvere i conflitti israelo-palestinese, iracheno, afghano o i rapporti con gli Stati Uniti. L’islam non c’entra con tutto questo. È una fede che va praticata nelle moschee e nei cuori dei fedeli.</P>
<P align=left><STRONG>Il vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam ci sta mettendo in guardia da tempo,<BR>con i suoi articoli e i suoi libri, sulla diffusione del fenomeno jihadista in Europa.<BR>Che opinione avete delle sue denunce?</STRONG></P>
<P align=left><STRONG><EM>Sabahi</EM></STRONG>. Sono d’accordo con Magdi Allam: il fenomeno jihadista in Europa è sottovalutato dai governi. Per rendersene conto basterebbe infiltrare agenti bilingui in certe moschee (ma non in tutte) per smascherare il doppio discorso: aggressivo in arabo e su toni completamente diversi<BR>in italiano. Questo succede in tutti i paesi, in particolare nelle moschee finanziate dai sauditi wahabiti. A Stoccolma, per esempio, la grande moschea è stata sotto accusa in seguito ai sermoni infuocati dell’imam Hassan Mousa che all’indomani della guerra in Iraq nel marzo 2003 aveva<BR>dichiarato ai fedeli in moschea, in arabo, che «l’America sta stuprando l’islam», ma la traduzione inglese e svedese non conteneva questa frase. Magdi Allam non è il solo ad avere messo in guardia, giustamente, le autorità dell’Occidente. Lo ha fatto in Germania Bassam Tibi, studioso siriano di passaporto tedesco, secondo cui sono le regole della nostra società democratica<BR>a permettere agli integralisti di agire indisturbati.</P>
<P align=left><STRONG><EM>Tawfik</EM></STRONG>. Ho grande rispetto per Magdi Allam, ma non sono d’accordo con lui su certi aspetti. È un estremista della moderazione.<BR>Cerca di inculcare la paura nell’animo dell’occidentale e induce un altro tipo di estremismo: la difesa. Esagera e sta creando una specie di islamofobia.&nbsp;<BR>&nbsp;<BR></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG><ITEM>public/images/TawfikSabahi.jpg</ITEM><ITEM>public/images/YounesTawfk.JPG</ITEM></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20061102005831" TYPE="CULTURE" ACTIVE="YES" DATE="02/11/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[NO AL RAZZISMO SI AD HAMAS]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>
<TABLE cellSpacing=0 cellPadding=0 width="100%" border=0>
<TBODY>
<TR>
<TD vAlign=top>
<P><STRONG>Lo scrittore marocchino <BR>Tahar Ben Jelloun eleva inni <BR>al multiculturalismo e alla tolleranza. Poi condanna «la politica assassina di Israele»</STRONG></P>
<P>&nbsp;</P></TD>
<TD><IMG style="WIDTH: 284px; HEIGHT: 217px" height=293 src="http://www.michellenouri.com/public/images/24112006202118_TaharBenJelloun2.jpg" width=373></TD></TR></TBODY></TABLE>&nbsp; 
<P></P>
<P align=left>TAHAR BEN JELLOUN, SCRITTORE MAROCCHINO di lingua francese, è l’autore francofo-no più tradotto e letto del mondo. Au-tore di una quarantina di saggi e romanzi, ha vinto nel 1987 il premio Goncourt con La nuit sacrée. In Italia il suo libro più noto è Il razzismo spiegato a mia figlia, che gli ha me-ritato il premio Global Tolerance da parte dell’Onu. <BR>Dopo una permanenza trentennale a Parigi, lo scrittore è recentemente rien-trato in patria «perché la qualità della vita è migliore dopo l’ascesa al trono di Mohamed VI e voglio accompagnare il movimento del Marocco che cambia». <BR><BR><STRONG>Signor Ben Jelloun, lei è un cantore della società multiculturale, vista come occasione di arricchimento, ma oggi in Europa il multiculturalismo è accusato di avere distrut-to le identità culturali nazionali sostituen-dole con ghetti identitari. Cosa risponde? <BR></STRONG><BR>Il multiculturalismo e la società multi-razziale fanno paura alla gente che non è abituata alla mescolanza. La mescolanza per loro è l’incognito, e l’uomo in generale ha paura dell’incognito. Oggi l’Europa ha biso-gno di giovani che mettano al mondo figli, e sono gli stranieri o i figli di stranieri che hanno il compito di cambiare il paesaggio de-mografico dell’Europa. In verità quel che fa più paura è l’islam, quando è sviato dalla sua strada pacifica e umanista. Bisogna evi-tare di creare ghetti, che sono un pericolo: il comunitarismo è una somma di differenze, non una mescolanza di differenze. Un mul-ticulturalismo riuscito è quello che coltiva le ricchezze provenienti da ogni luogo. <BR><BR><STRONG>Le due edizioni del suo libro Il razzismo spiegato a mia figliahanno venduto cen-tinaia di migliaia di copie in tutto il mon-do, Italia compresa. Eppure le violenze razziste, verbali o materiali, sono in au-mento in Francia e in altri paesi europei. Come lo spiega? <BR></STRONG><BR>Se bastasse un libro a fermare il razzi-smo, sarebbe già stato scritto. Il mio libretto spiega le cose essenziali e banali, dà ai bam-bini degli elementi per comprendere la socie- tà e anche per imparare a difendersi dalla stu-pidità del rifiuto. Il razzismo è vecchio quan-to l’umanità. Ma quello che succede da un po’ di tempo è che i militanti razzisti non hanno più paura di manifestare e difendere pubblicamente le proprie idee. Se ne parla più di prima. È per questo che si ha l’impres-sione che il razzismo stia aumentando. <BR><BR><STRONG>Lei ha detto varie volte che per arrestare la deriva dell’islam verso l’integralismo so-no necessarie tre cose: sviluppo economi-co, educazione e democrazia. Però oggi l’introduzione della democrazia nei paesi arabi porterebbe fatalmente al potere i movimenti islamisti, come è successo in Palestina dove le elezioni sono state vinte dagli integralisti contro i laici. Come si esce da questo vicolo cieco? <BR></STRONG><BR>Bisogna precisare che cos’è la democra-zia: anzitutto non è solo una tecnica, non basta andare a votare per essere democrati-ci. La democrazia è una cultura, una civiltà che ha bisogno di tempo per essere pratica-ta e insegnata. Per me la democrazia è ac-compagnata da una visione progressista del-la società, poiché essa è portatrice dei valori del rispetto, del diritto, della cultura ecc. Se Hamas è al potere in Palestina non è colpa della democrazia, ma è il risultato di una po-litica israeliana ingiusta e assassina che ha incoraggiato il popolo palestinese ovvero una componente di questo popolo ad affi-darsi ad Hamas. Israele ha agito in modo da incoraggiare l’emergere dell’estremismo per giustificare i suoi interventi distruttivi, poi-ché per questo Stato si tratta di ter-roristi, e dopo l’11 settembre Bush ha ordinato di dare la caccia ai ter-roristi anche se si tratta di resisten-ti a un’occupazione scandalosa. <BR><BR></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG><ITEM>public/images/TaharBenJelloun2.JPG</ITEM></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20061127102535" TYPE="20061125122846" ACTIVE="YES" DATE="27/11/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[LA 'SINDROME' DELLA NON APPARTENENZA]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P><STRONG><BR>Dov’è casa&nbsp; mia ? </STRONG></P>
<P>Si parla di problemi di integrazione, emarginazione, religione, politica, di padri scontenti o madri possessive, figli abbandonati altri complessati; sorgono comitati, movimenti e associazioni a sostegno di tutto e tutti ma nessuno si è mai occupato dei figli nati da matrimoni misti. <BR>Eppure ce ne sono tantissimi e la forte immigrazione annuncia che ce ne saranno sempre di più. <BR>Io sono nata da un matrimonio misto; mia mamma ceca, mio padre iracheno o, come preferite.... mia madre cattolica, mio padre islamico.&nbsp; <BR>Il fatto di aver vissuto in paesi diversi, frequentando amici e scuole diverse mi fa sentire,&nbsp; da una parte , una cittadina del mondo..&nbsp; ma dall'altra mi provoca un senso di non appartenenza.<BR>Vorrei spiegare cosa significa sentire di non appartenere a qualcosa o qualcuno, sensazione che ho definito appunto “ sindrome della non appartenenza “. <BR>Vivo in Italia da 15 anni e un pò mi sento italiana ma nelle mie vene sono consapevole non scorra nemmeno una goccia di sangue italiano e spesso mi sento anche straniera.<BR>Ho comunque&nbsp; deciso che questo paese per un pò, sarà casa mia.&nbsp;&nbsp; <BR>Ho vissuto 15 anni a Baghdad e mi sento irachena ma gli irachèni non mi considerano irachèna al cento per cento avendo il sangue per metà europeo.&nbsp;&nbsp; A Praga, invece ci sono solo nata e proprio non mi sento&nbsp; di appartenere a quella cultura e comunque anche li non sarei mai considerata ceca. Straniera in tutti e tre i casi. .&nbsp; Ma allora io mi domando : Dove e' casa mia ?&nbsp; Posso dire di appartenere al mondo intero ma le mie radici dove mi portano ? <BR>Mi sento divisa a metà e credo ci siano tante persone che, come me, sono nate da genitori di culture e religioni diverse. Le separazioni tra coppie della stessa cultura e religione sono in sensibile aumento, immaginiamo quelle dove non c'è nulla se non l'amore, che accomuna i due ! <BR>Ma i figli cosi divisi a metà, quando i genitori si separano come si sentono ? ricchi di aver ereditato due culture o poveri per non appartenere fino in fondo a nessuna delle due ??.....<BR>Trovo, per esperienza personale, difficile che un mussulmano si adegui ad una moglie cattolica&nbsp; ( il caso di mia madre )&nbsp; e comunque impone che i figli siano come lui perciò, affinchè l'unione funzioni, deve sposare una donna con un gran senso di abnegazione e profondamente innamorata !!! <BR><BR></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20061012222526" TYPE="ISLAM" ACTIVE="YES" DATE="12/10/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[IL DIRETTORE PER LA CULTURA DEL COREIS SULLA CARTA DI AMATO]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR><STRONG>
<TABLE id=221839753 cellSpacing=0 cellPadding=0 border=0>
<TBODY>
<TR>
<TD vAlign=top>
<P><STRONG>Ahmad Vincenzo, lei si è convertito a 29 anni. Cos’è che le ha fatto abbracciare l’islam?<BR>«L’Ucoii non firmerà? Minaccia fondamentalista»</STRONG></P>
<P>La maggiore conoscenza dell’islam stesso e il riconoscemento della venuta del profeta<BR>Mohamed. In principio tutte le religioni vengono dallo stesso Dio, in pratica forse l’islam è<BR>rimasta una religione più vitale.</P></TD>
<TD><IMG style="WIDTH: 240px; HEIGHT: 179px" height=366 src="http://www.michellenouri.com/public/images/29112006221620_AhmadAbdal-Waliyy.jpg" width=510></TD></TR></TBODY></TABLE><BR></STRONG><STRONG>Cosa risponde ai musulmani che affermano che voi del Coreis non siete veri musulmani?</STRONG> 
<P></P>
<P>Mi piace molto poco quando un musulmano accusa un altro di non esserlo veramente. Mi<BR>ricorda molto la pratica del takfìr, l’ingiunzione di miscredenza tipica dei fondamentalisti.</P>
<P><STRONG>Che ne pensa del dibattito sulla “Carta dei valori e dei principi” degli immigrati stranieri in Italia proposta dal ministro Amato e dell’Ucoii che minaccia di non firmarla?</STRONG></P>
<P>La Carta non è una cosa assolutamente neccessaria, ma nella situazione attuale capisco<BR>che si cerchi di avvicinare chi chiede la nazionalità italiana ai valori dell’Italia. D’altra parte<BR>è stato chiarito che la Carta non è solo per i musulmani, ma per tutti. Il Coreis, attraverso<BR>la mia persona, ha fornito un contributo alla stesura. In quanto all’Ucoii, il problema è che<BR>minaccia un po’ troppo spesso, persino le istituzioni dello Stato. Questi sono<BR>comportamenti che fanno parte del quadro del fondamentalismo, non dell’islam.</P>
<P><STRONG>Qualcuno dice che la differenza fra Coreis e Ucoii è che voi siete di destra, loro di sini-stra. Vero o falso?</STRONG></P>
<P>Falso: io sono stato candidato al Senato dal centrosinistra. E Coreis tante volte ha<BR>incontrato politici dei due schieramenti. La dimensione religiosa va oltre la divisione fra<BR>destra e sinistra, ha una responsabilità superiore. Comunque il centro è il giusto equilibrio.<BR>L’islam raccomanda di stare nel giusto equilibrio tra gli estremi. <BR><BR></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20061109224019" TYPE="ISLAM" ACTIVE="YES" DATE="09/11/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[«LA CHIESA E' CRIMINALE»]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P><STRONG><BR>Il Papa è un integralista, i cattolici sono politeisti, Madre Teresa non andrà in paradiso, il crocefisso è un cadavere, la Santanchè un’ignorante. Va a processo, ma Adel Smith non si pente e insiste</STRONG></P>
<P>Adel Smith, presidente dell'Unione Musulmani d’Italia, associazione tanto turbolenta quanto poco rappresentativa, attende per il 16 novembre la sentenza del processo che lo vede imputato<BR>per aver definito la Chiesa cattolica «un’associazione a delinquere».</P>
<P><STRONG>Che sentenza si aspetta?</STRONG></P>
<P>Se i giudici useranno il buon senso capiranno che non c’è altra via che l’assoluzione<BR>per non aver commesso il fatto. Ne sono convinto in base alla libertà di opinione che è garantita<BR>dall’articolo 21 della Costituzione.<BR>Lo ribadisco: la Chiesa cattolica è un’associazione a delinquere. Anzi, mi correggo: è<BR>un’associazione criminale della peggior specie che la storia abbia mai conosciuto. Ha<BR>commesso crimini indescrivibili: il rogo degli eretici, la falsificazione della donazione<BR>di Costantino, il favoreggiamento del latitante Marcinkus, l’insabbiamento di casi di<BR>pedofilia e di stupri di suore da parte di sacerdoti.<BR>Papa Ratzinger è un integralista cattolico della peggior specie.</P>
<P><STRONG>Cinque anni fa invitò Giovanni Paolo a convertirsi all’islam, per non finire all’inferno.<BR>Secondo lei Madre Teresa di Calcutta si trova in paradiso o all’inferno?</STRONG></P>
<P>Non posso parlare al posto di Dio, dipende dalla sua volontà se vuole mettere in paradiso<BR>Madre Teresa. Nessuno ha in tasca il biglietto d’ingresso al paradiso, come fa credere<BR>la Chiesa cattolica proclamando beati e santi. Sia le scritture ebraico-cristiane che<BR>le nostre scritture musulmane dicono che le persone che adorano gli idoli e non credono<BR>nell’unicità di Dio finiscono all’inferno.</P>
<P><STRONG>Secondo l’antropologo Renè Girard la croce di Cristo rappresenta «la fine dei miti violenti e arcaici, la vittoria su tutti i miti sacrificali dell’Antichità» attraverso «la morte<BR>della vittima innocente». Lei è sempre convinto che si tratti di «un cadavere in miniatura appeso a due legnetti»?</STRONG></P>
<P>Il crocifisso, a meno che non cambi aspetto, rimane sempre una raffigurazione di un<BR>cadavere in miniatura appeso a due legnetti, perché due legnetti sono. Noi musulmani<BR>crediamo in Cristo, che è un inviato di Dio, e lo amiamo e rispettiamo. Ma non riteniamo<BR>che il crocifisso rappresenti Cristo perché il Corano dice chiaroetondo che Dio<BR>ha salvato Cristo dalla crocefissione, quindi il crocifisso è solo una blasfema e offensiva<BR>raffigurazione di Gesù.</P>
<P><STRONG>Il cattolicesimo è destinato a diminuire?</STRONG></P>
<P>Il cattolicesimo è da anni in diminuzione.<BR>Le persone che cercano la verità, che vogliono adorare Dio nel vero senso della parola,<BR>nel cattolicesimo non si ritrovano, perché fa adorarele statuine e dice che Dio è uno<BR>ma nello stesso tempo è diviso in tre. Il cattolicesimo porta al politeismo e propone riti<BR>blasfemi strani e assurdi come l’Eucarestia. Le persone che hanno un po’ di “ragione”<BR>in testa, queste cose le rifiutano e vedono nell’islam la verità.</P>
<P><STRONG>Crede che con il tempo il numero delle donne che in Italia portano il velo aumenterà?</STRONG></P>
<P>Molto probabilmente aumenterà. Le italiane che si convertono si convincono da sole<BR>che è una prescrizione divina. Daniela Santanchè è una donna ignorante e deficiente.<BR>Si atteggia a persona che conosce l’islam, ma non lo è. Ignora il fatto che il Corano va<BR>interpretato anche sulla base della Sunna. Si affaccia su una materia di cui non ha la minima<BR>cognizione. È come un pescivendolo che va a parlare di teologia con un vescovo.<BR>Il velo è una prescrizione coranica e della Sunna e le donne lo devono portare.</P>
<P><STRONG>Ahmadinejad sostiene che Israele non ha diritto di esistere. Lei cosa ne pensa?</STRONG></P>
<P>L’occupazione della Palestina da parte di persone provenienti da altre parti del globo è stata una rapina a mano armata. Israele è uno Stato bandito, fondato sul terrorismo, illegittimo e che non ha dirittodi esistere. Gli israeliani tornino da dove sono venuti.</P>
<P>&nbsp;</P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20061214002049" TYPE="ISLAM" ACTIVE="YES" DATE="14/12/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[FARE A PUGNI COL MONDO]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>
<TABLE id=17192712 cellSpacing=0 cellPadding=0 width="100%" border=0>
<TBODY>
<TR>
<TD>
<P>«Souad Sbai? Il fatto che sia la cameriera di Magdi Allam non è in discussione. Oriana Fallaci? Tifavo per il suo tumore»</P>
<P>«Borghezio è una di quelle persone che come i cagnolini va educata a non fare la cacca sul tappeto. Gli va passato il muso sui suoi escrementi magari facendogliene mangiare un po’»</P>
<P><STRONG>Parla Dacia Valent, ex eurodeputata del Prc.</STRONG></P></TD>
<TD><IMG src="http://www.michellenouri.com/public/images/16122006171322_DaciaValent.jpg"></TD></TR></TBODY></TABLE><BR><BR>DIRIGE LA ISLAMICANTI-DEFAMATION LEAGUE italiana, associazione contro la diffamazione<BR>dei musulmani. Ma nel suo blog l’italo-somala Dacia Valent ha definito Mario Borghezio «mangiatore di escrementi», il sacerdote don Andrea Santoro ucciso in Turchia «probabilmente un maniaco<BR>sessuale», la presidentessa delle donne marocchine in Italia Souad Sbai «un’animala<BR>» e «cameriera di Magdi Allam», e a proposito di Oriana Fallaci dice di aver «tifato per il tumore». 
<P></P>
<P><STRONG>Signora Valent, questa non è diffamazione?</STRONG></P>
<P>Io scrivo per iperboli. Forse dico più di quello che dovrei, però lo penso. Non ho detto che Borghezio è un mangiatore di escrementi. Ho detto che c’è una categoria di persone che come i cagnolini va educata a non fare la cacca sul tappeto, gli va preso il muso e gli va passato sui propri escrementi, magari facendogliene mangiare anche un pochino, così capiscono che la cacca<BR>sul tappeto non si fa. Il fatto che la Sbai sia una creatura di Magdi Allam credo che non sia in discussione. Credo ci sia stata una tesi in Turchia, non abbastanza esplorata, secondo la quale il ragazzo che ha ucciso don Santoro lo avrebbe fatto per vendetta.<BR>È difficile che un giovane musulmano confessi di essere stato oggetto di molestie sessuali (perché sessuali erano), tant’è che nessuno ha seguito questa pista. Quello che ha fatto Oriana Fallaci è terribile. Chiedere al suo tumore di accelerare i lavori credo fosse un atto di eutanasia nei suoi<BR>confronti (sono felice che la signora Fallaci abbia smesso di soffrire), e un atto di legittima<BR>difesa per la società italiana.</P>
<P><STRONG>È vero che lei ha aiutato degli immigrati a ottenere il visto di soggiorno facendosi passare per rifugiati politici?</STRONG></P>
<P>È assolutamente vero. Ho aiutato centinaia di immigrati che si trovavano nei Centri di permanenza temporanea a rimanere in Italia. E l’ho fatto perché ritengo che la legge sull’immigrazione, la Turco-Napolitano-Bossi-Fini, sia da combattere. Non solo queste persone vengono discriminate, ma le loro famiglie e i loro villaggi vengono privati di una fonte di sostentamento con la loro espulsione.</P>
<P><STRONG>Cosa ci dice dei suoi numerosi processi?</STRONG></P>
<P>Gennaio sarà un mese pesante. Ho tre processi: uno a Brindisi per questa faccenda<BR>dei visti, un altro a Varese per diffamazione nei confronti di Max Ferrari, l’ex direttore di<BR>Telepadania, e il terzo per rapina. Avevamo chiesto alla polizia di controllare una signora<BR>polacca che si era presentata come commissario di polizia nella nostra sede, chiedendoci<BR>contributi in denaro. Poi è venuto fuori il fatto che l’avremmo rapinata.</P>
<P><STRONG>Perché si rifiuta di parlare con i giornalisti?</STRONG></P>
<P>Dieci anni fa ero incinta di due gemelli. Mio marito mi aveva picchiata e io l’avevo<BR>chiuso fuori casa. Sono arrivati i pompieri e i poliziotti e a un certo punto ho cominciato<BR>a perdere sangue. Stavo malissimo e quando è arrivato il taxi una donna mi si è seduta vicino dicendomi: «Non si preoccupi, mi dica cos’è successo». Mi ha fatto un sacco di domande, mi accarezzava la testa e mi appoggiava la mano sulla pancia; quando sono arrivata in ospedale<BR>la donna era scomparsa. Il giorno dopo era tutto sui giornali e ho scoperto che questa<BR>buona samaritana era una giornalista dell’Ansa.<BR>Per questo preferisco non parlare più con i giornalisti. Però tu sei brava e sei anche una sorella.<BR><BR></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20061214004639" TYPE="ATTUALITA" ACTIVE="YES" DATE="14/12/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[VITE ALLA DERIVA]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P>È partito dall’Egitto verso la più vicina America, l’Italia.<BR>Voleva dare un futuro ai figli, oggi dorme sotto un ponte di Milano</P>
<P><STRONG>Naufrago e clandestino. Storia di Hassan<BR><BR><IMG style="WIDTH: 434px; HEIGHT: 204px" height=254 src="http://www.michellenouri.com/public/images/1812200603517_viaggi_disperazione.jpg" width=540></STRONG></P>
<P>HASSAN È UN UOMO ESILE, di bassa statura, con i capelli tagliati cortissimi e una<BR>lunga cicatrice sulla fronte. Carnagione scura, barba incolta. I denti color avorio<BR>assomigliano alle sue unghie poco curate. Indossa un maglione di seconda mano stile<BR>anni Ottanta, tutto quadretti e disegni. <BR>Hassan ha 35 anni ed è padre di tre maschi e due femmine che ha lasciato al Cairo, dove faceva il bracciante nei campi della periferia.<BR>Voleva far studiare i figli così che non dovessero anche loro spaccarsi la schiena per poche<BR>lire egiziane. Decise, come tanti del suo paese, di emigrare in Italia. Per quasi un annostudiò<BR>un modo autonomo per venire nel nostro paese perché sapeva bene che gli scafisti<BR>chiedono 3 mila euro a testa per trasportare gli immigrati dall’Egitto alle coste italiane:<BR>una cifra che non avrebbe mai potuto mettere insieme.<BR>Un giorno, mentre lavorava in campagna, incontrò un altro lavoratore agricolo:<BR>stava organizzando con un gruppo di braccianti l’acquisto di un barchino che potesse<BR>portarli lontano, dall’altra parte del mare.<BR>Hassan non si lasciò sfuggire l’occasione. <BR>Di giorno mieteva il grano, di notte mendicava per le strade del Cairo insieme al figlio più<BR>piccolo. Il 22 novembre 2004 lasciò un biglietto alla moglie: «Parto per l’Italia ma ritornerò<BR>presto». L’appuntamento era stabilito a notte fonda sulla spiaggia di Alessandria,<BR>in un punto oscuro e segreto. Erano in sette persone su un’imbarcazione di otto metri.<BR>Dopo essersi disfatti dei documenti di identità navigarono per circa tre giorni, imbattendosi<BR>in un violento temporale. Le onde si fecero alte e il Mediterraneo non ebbe<BR>pietà di quegli uomini sventurati. Hassan ricorda di essersi aggrappato con le forze che<BR>gli restavano al bordo di legno del natante mentre il vento e le onde lo sbalzavano con<BR>violenza da una parte all’altra. Ricorda le grida di disperazione dei compagni e i tonfi in<BR>mare prima di battere la testa e svenire.</P>
<P>Quando si svegliò non riusciva a capacitarsi di quello che era accaduto: a bordo erano rimasti<BR>in tre, gli altri erano tutti annegati.<BR>Hassan e i suoi compagni furono salvati da una pattuglia della Marina militare italiana,<BR>caricati su una corvetta e portati in un Centro di accoglienza a Lampedusa. Dopo<BR>le visite mediche di rito, furono accompagnati in una tenda per l’interrogatorio alla<BR>presenza di un interprete. L’uomo aveva il compito di distinguere, durante i colloqui<BR>coi sopravvissuti, i vari dialetti della lingua araba, determinando così la reale provenienza<BR>degli emigranti. Hassan sapeva che se si fosse finto profugo iracheno o libanese avrebbe<BR>ottenuto l’asilo politico. La provenienza egiziana dei suoi due compagni fu immediatamenteaccertata: caricati su un aereo furono rispediti in patria. Lui, che si era esercitato<BR>per imitare l’accento iracheno, fu invece trattenuto e poi trasportato in Sicilia per<BR>ulteriori accertamenti. <BR>«Il primo passo è fatto», si disse Hassan.</P>
<P><STRONG>La fuga dal Cpt</STRONG></P>
<P>Arrivato in Sicilia fu subito schedato (naturalmente fornì generalità false) e portato in<BR>quella che a lui sembrava una grande prigione stracolma di persone, donne e uomini<BR>insieme, ma che quelli intorno a lui chiamavano Centro di permanenza temporanea.<BR>Gli immigrati erano divisi in gruppi a seconda del paese di provenienza. Alcuni<BR>aspettavano il foglio di via che dà loro tempo cinque giorni per lasciare<BR>il paese, ma che viene usato per entrare in clandestinità; altri attendevano<BR>l’udienza in un tribunale siciliano per accertamenti sulla loro provenienza e identità. Nella grande<BR>prigione isolata e a forma di cubo l’unico svago era camminare all’aria aperta<BR>nello spiazzo centrale. Subito fuori si vedevano uomini armati e le finestre delle camere<BR>avevano grosse sbarre di ferro. Si sentivano sorvegliati come dei criminali.<BR>Hassan sapeva che, quando si sarebbe dovuto presentare davanti al giudice, non<BR>avrebbe potuto continuare a recitare la parte del profugo iracheno, e sarebbe stato rispedito<BR>a casa. Non aveva scelta, doveva fuggire; doveva correre il rischio, a costo di finire in<BR>una vera prigione. Nei tre mesi di permanenza al Centro conobbe un anziano uomo<BR>libico che gli fornì il recapito telefonico di un marocchino che viveva a Milano. Alla fine,<BR>con l’aiuto dei suoi compagni di stanza, riuscì ad aprire un varco nella finestra. <BR>Una notte di febbraio fuggì. Saltò dall’altra parte del muro, corse, sentì in lontananza gli spari<BR>in aria delle guardie. Giunto in una piccola stazione ferroviaria comprò un biglietto<BR>per Catania. Da lì di nuovo in treno verso la destinazione finale: Milano.</P>
<P><STRONG>Miseria, freddo, emarginazione</STRONG></P>
<P>La pauradi esseresorpreso dalla polizia, non avendo documenti con sé e non parlando<BR>italiano, era insopportabile. Arrivato alla stazione di Milano tentò di chiamare il marocchino.<BR>Suonava libero. Finalmente, dopo tre giorni trascorsi in stazione Centrale mendicando<BR>qualche moneta e dormendo all’addiaccio, dall’altra parte del filo qualcuno rispose.<BR>Un uomo gli disse che sarebbe passato a recuperarlo e che gli avrebbe trovato<BR>una sistemazione. Hassan esultò: il sogno si stava realizzando. Presto avrebbe goduto dell’ospitalità<BR>di un altroarabo come lui, avrebbe trovato un lavoro, iniziato a mandare denaro<BR>alla famiglia. Ma le cose non andarono così: la sera stessa Hassan si ritrovò a dormire<BR>sotto il ponte di Cascina Gobba insieme al marocchino che lo aveva recuperato alla stazione<BR>Centrale, e in pochi giorni si rese conto che quella era la vita della maggior parte<BR>degli immigrati in Italia. Con sgomento scoprì che le storie che gli erano state raccontate<BR>al Cairo da persone che erano state in Italia non corrispondevano al vero. Quella non<BR>era l’America che sperava e sognava di trovare, che gli era stata raccontata tante volte.<BR>Era una realtà fatta di clandestinità, miseria, freddo, umiliazione, emarginazione.<BR>Senza il permesso di soggiorno Hassan non ha la minima possibilità di trovare un<BR>lavoro decente. L’unica cosa che Hassan ha trovatoèun lavoro part- time sottopagato in<BR>un negozio di oggettistica scadente. I soldi che guadagna gli bastano a malapena a procurarsi<BR>il cibo e qualche lurida coperta: a casa non può mandare nulla. Finito il lavoro al<BR>negozio, la sera ritorna a piedi alla sua attuale casa: il pontedi Cascina Gobba. Hassan, però,<BR>non smette di sperare.</P>
<P>&nbsp;</P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20061221225442" TYPE="ISLAM" ACTIVE="YES" DATE="21/12/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[ABU IMAD «IO, PERSEGUITATO DAI SERVIZI»]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<B><BR>
<TABLE id=18459992 cellSpacing=0 cellPadding=0 border=0>
<TBODY>
<TR>
<TD vAlign=top>
<P><STRONG>I legami col movimento che rivendicò l’uccisione di Sadat, la madrassa di via Ventura, l’elogio dei salafiti. L’imam della moschea di viale Jenner si difende. <BR><BR>«Gli islamici si isolano? Colpa dell’Europa» <BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR>ABU IMAD</STRONG>, AL SECOLO Al Husseini Ali Erman, è l’imam egiziano della moschea milanese di viale Jenner. In questi giorni sta affrontando davanti alla prima Corte d’Assise del Tribunale di Milano il processo che lo vede imputato, insieme ad altri 14 islamici, con l’accusa di associazione per delinquere con l’aggravante del terrorismo. </P></TD>
<TD><IMG src="http://www.michellenouri.com/public/images/2412200618335_AbuImad.jpg"></TD></TR></TBODY></TABLE></B><BR><B>È vero che in gioventù lei è stato membro di Gama’a Islamiya, il gruppo che rivendicò l’assassinio di El Sadat e poi quello dei turisti a Luxor? Cosa ha da dire sulla sua vicinanza a quel gruppo?</B> <BR><BR>Il regime egiziano mi classifica come membro e militante di Gama’a Islamiya. Ho avuto rapporti d’amicizia e scambi di idee con alcuni loro capi durante il periodo universitario. Su alcune idee eravamo d’accordo, su altre no. Ma questo non significa essere membro di Gama’a. Il fatto di essere classificato come tale comunque per me non rappresenta un problema, perché si tratta di un gruppo che invita a conoscere l’islam e i precetti islamici e opera alla luce del sole. Ci sono state azioni commesse da alcuni militanti, ma ciò non significa che vada crimininalizzato tutto il gruppo. Non si può negare che ci fu un periodo di scontro armato fra il regime egiziano e una parte del gruppo, ma questo periodo è finito nel 1997, quando c’è stata una conciliazione completa fra il regime e Gama’a e sono stati scarcerati tutti i capi storici del gruppo. <BR><BR><B>Esiste un video in cui lei presenta al pubblico di una conferenza a Modena, nell’anno 2000, l’imam marocchino Mohamed Al Fizazi, che poi è stato condannato a 30 anni di prigione per le stragi di Casablanca. Non crede di aver sbagliato nel presentare un imam i cui sermoni ad Amburgo erano frequentati da Mohamed Atta, il capo degli attentatori delle Twin Towers?</B> <BR><BR>In quel periodo non sapevo nulla di tutte queste cose, ma anche se le avessi sapute non vedo nulla di male nella libertà di espressione per al Fizazi, anche se non condividevo il suo pensiero e non lo condivido. Non c’era niente di male nell’invitarlo, perché in quel momento non c’era nessuna pendenza giudiziaria nei suoi confronti. Quando durante la conferenza ha detto qualcosa che consideravamo fuori luogo e sbagliato, abbiamo risposto immediatamente. E comunque non è assolutamente giusto che se qualcuno come Mohamed Atta o come altre persone che sbagliano frequentano o ascoltano quello che dice Fizazi, quest’ultimo è responsabile dei loro atti. Chi fa conferenze o conduce la preghiera del venerdì viene ascoltato da migliaia di persone; non è giustoche se dieci persone che frequentano questi ambienti commettono degli errori, chi in essi predica debba essere considerato responsabile. <BR><BR><B>Lei è considerato un salafita, cioè uno che invita i musulmani residenti in Europa a vivere separati dai non musulmani. Non crede che questo non sia un bene né per i musulmani, né per gli altri europei?</B> <BR><BR>Questa è un’idea sbagliata della salafiyya, frutto di ignoranza. Essere salafita non significa assolutamente isolarsi dalla società. Noi abbiamo incitato i musulmani a integrarsi e ad agire nella società nella quale si trovano, a impregnarla delle cose positive che portiamo. Abbiamo sempre invitato gli islamici ad essere membri attivi nella società mantenendo sempre le nostre abitudini e le nostre tradizioni. Se alcuni gruppi religiosi si isolano dalla società non è colpa della religione, ma della società che a volte non tratta queste persone in modo giusto e umano rispettando i loro princìpi. <BR><BR><B>Voi salafiti siete riusciti a far introdurre nella legislazione egiziana la sharia. Pensate di poter ottenere la stessa cosa in Europa?</B> <BR><BR>Ogni paese decide con quali leggi vuole essere governato in base al principio di maggioranza. Quando imusulmani vengono in Europa già sanno che si tratta di paesi prevalentemente a maggioranza cristiana, e non islamica. Perciò non hanno mai in mente di introdurre la legge islamica come fonte di riferimento. Quando vengono qui, sperano soltanto di avere un clima di maggior libertà: libertà di esprimersi e di sentirsi parte integrante della società. I musulmani in Italia non pretendono nulla, se non che l’islam sia riconosciuto come una religione, perché in Italia non è nemmeno riconosciuto come tale: questo è il massimo a cui aspiriamo, nient’altro. Gli immigrati musulmani che vivono qui sono in continua relazione di scambio con gli italiani. Una parte influisce sull’altra e sarà il futuro a decidere come sarà la maggioranza. Può darsi che gli italiani accettino l’islam come parte integrante della società, oppure che gli immigrati si integrino completamente abbandonandoil loro bagaglio culturale. Può anche darsi che ognuno rimarrà sulle sue posizioni, mantenendo i propri princìpi e le proprie tradizioni. Sarà il futuro a decidere. <BR><BR><B>Cosa pensa della scuola islamica di via Ventura? Potrà essere la scuola salafita che avevate immaginato? Resterà nel solco della scuola di via Quaranta, di cui lei era un ispiratore?</B> <BR><BR>Non capisco cosa avete contro il termine “salafita”. Non è una parola spaventosa. Sin dall’inizio la scuola di via Quaranta è nata come una scuola araba, con i relativi parametri e precetti, in base al diritto garantito per legge alle famiglie a insegnare ai loro figli quello che desiderano e dove piace a loro. All’origine è nata come una scuola che insegnava il programma statale egiziano, poi è statointegrato il programma statale italiano. I ragazzi seguivano due programmi. Le autorità italiane non hanno mostrato nessuna disponibilità a collaborare, a fornire un insegnamento ai nostri figli che soddisfacesse le nostre richieste. Perciò non è mai stata né una scuola coranica né una scuola salafita. <BR><BR><B>La giustizia italiana si è occupata spesso di lei, accusandola di estorsione ai danni delle macellerie islamiche, di associazione a delinquere e di aver partecipato all’organizzazione dell’invio di combattenti in Medio Oriente che poi hanno compiuto atti terroristici. Lei ha fiducia nella giustizia italiana?</B> <BR><BR>Ho fiducia nella giustizia perché i giudici sono persone sopra le parti. In realtà la giustizia italiana non mi sta accusando di niente, l’origine dei miei problemi sono i servizi di sicurezza. Hanno inventato questa storia, che era iniziata molto prima del mio arrivo in Italia. Appoggiano le tesi di persone che mi accusano falsamente, cercano questi soggetti per sviluppare le loro tesi contro di me. Questo processo per estorsione è stato istruito due volte dal tribunale ma non c’erano elementi per procedere: la giustizia italiana ha respinto le accuse di estorsione per due volte. Dopo gli avvenimenti dell’11 settembre la Digos ha voluto riaprire il caso, sfruttando la situazione mediatica favorevole alla persecuzione dei musulmani. Il processo sta andando avanti, ma il Pubblico Ministero nelle sue ultime dichiarazioni ha chiarito che non ci sono elementi che dimostrano la presenza del concetto di estorsione. È diventato un processo contro le opinioni, perché i fatti non sussistono. Penso di essere stato preso di mira per ragioni mediatiche, perché simbolo e rappresentante dei musulmani. <BR><BR>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20061222180829" TYPE="CULTURE" ACTIVE="YES" DATE="22/12/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[IL PRESEPE? FALSO PROBLEMA]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P><BR>Si discute in questi giorni sulle tematiche del presepe, dei canti religiosi e sui simboli religiosi. Io dico che questi argomenti sono un falso problema. Il Natale nei paesi arabi lo festeggiano anche i musulmani. Io stessa con la famiglia di mio padre aiutavo ad addobbare l’albero di Natale, perché al dì là del proprio credo religioso, i giorni di Natale rappresentano per i bambini e per gli adulti un modo per stare tutti insieme in famiglia. Nessuno recriminava il Natale solo come la nascita di Cristo, e tengo a precisare che Cristo è una figura divina rispettate dai musulmani , ma era diventato un motivo di gioia per i bambini che attendevano impazienti di aprire i regali sotto l’albero. Anche il cenone era un momento di attesa, dove le donne facevano a gara per preparare le pietanze. Ma allora perché in Italia le due parti ( islamici e cattolici ) continuano a discutere se togliere o meno un simbolo religioso, se cantare canti natalizi o se istituire un presepe magari in un scuola pubblica frequentata anche da piccoli alunni di religione diversa ? A me sembra tutto un pretesto per creare ulteriori divisione e provocazioni. Non sono queste le problematiche legate ad una pacifica convivenza. Bensì i problemi sono altri. <BR><BR></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070118205505" TYPE="ATTUALITA" ACTIVE="YES" DATE="18/01/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[EMILIO FEDE]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>
<TABLE id=20530472 cellSpacing=0 cellPadding=0 width="100%" border=0>
<TBODY>
<TR>
<TD vAlign=top>
<P><STRONG>«Le donne mi amano solo perché sono in tv. Ma dirò sinceramente,<BR>per la prima volta: anche se ma la dessero, non saprei che farmene»<BR><BR></STRONG></P>
<P>EMILIO FEDE, 74 ANNI, CRONISTA, inviato speciale, direttore del Tg4 dal 1992,<BR>non ha bisogno di presentazioni. È sufficiente ricordare che è il giornalista<BR>italiano con il maggior numero di anni di direzione di un tg all’attivo (avendo diretto<BR>anche Tg1 per due anni, TgA di ReteA, Studio Aperto a Italia1).</P></TD>
<TD><IMG style="WIDTH: 207px; HEIGHT: 214px" height=373 src="http://www.michellenouri.com/public/images/2312007205152_fede.jpg" width=214></TD></TR></TBODY></TABLE><BR></STRONG><STRONG>Direttore, se pronuncio il nome Paolo Gentiloni le viene una crisi d’ansia?</STRONG>
<P></P>
<P>Mi era venuta la curiosità di incontrarlo personalmente. Desidero avere un ottimo<BR>rapporto con lui. Tanto ottimo che spero, se finirò sul satellite, di portarlo con me. Così<BR>proteggiamo il paese da un guaio.</P>
<P><STRONG>Quindi se Rete 4 dovesse finire sul satellite, lei continuerebbe a dirigere il Tg4?</STRONG></P>
<P>Sì, e prenderei come condirettore Gentiloni. Così gli insegno la televisione.</P>
<P><STRONG>Una volta la parola chiave della Rai era “lottizzazione”. Oggi qual è?</STRONG></P>
<P>Èuna parola nuova per la Rai, completamente nuova. Si chiama: lottizzazione.<BR>Lei rivendica orgogliosamente un rapporto di amicizia e di fedeltà con Berlusconi.<BR>Come con tutti quelli che io stimo, e sono pochissimi.</P>
<P><STRONG>Faccia il nome di qualcuno che lo avrebbe tradito.</STRONG></P>
<P>Se uno tradisce Berlusconi vuol dire che è già in manicomio. Non si può tradire Berlusconi,<BR>bisogna essere scemi.</P>
<P><STRONG>La fedeltà è la sua più grande qualità?</STRONG></P>
<P>No, io non sono fedele.</P>
<P><STRONG>Infatti tifava Juventus ed è passato al Milan.</STRONG></P>
<P>L’ho fatto per ragioni economiche: Berlusconi mi paga di più.</P>
<P><STRONG>I suoi più grandi difetti sono quelli che si vedono nei fuori onda di Striscia la notizia<BR>o ce ne sono altri?</STRONG></P>
<P>Sono tantissimi. Sono presuntuoso, arrogante, sensuale, bugiardo. Mi faccio flebo<BR>di viagra tutti i giorni. Praticamente sono tutto un difetto, non ho pregi.</P>
<P><STRONG>La moglie dell’ex presidente Ciampi parlò di tv deficiente. Ce n’è molta in giro?</STRONG></P>
<P>Siamo invasi, certamente, però non è tutto così. La signora Ciampi ha fatto notare come<BR>ci sia del malessere all’interno dell’informazione televisiva come del resto all’interno<BR>di tutta l’informazione. È vero, c’è scarsa professionalità, molto scarsa professionalità e<BR>molti disoccupati.</P>
<P><STRONG>La sua amicizia con Lele Mora le è quasi costata il coinvolgimento in Vallettopoli. Cosa<BR>c’è di vero in quest’ultimo tipico scandalo italiano?</STRONG></P>
<P>Aspettiamo che Woodcock, gentile magistrato di Potenza, ci dica come stanno le cose.<BR>Per adesso sono state fatte tutta una serie di ipotesi. Lele Mora, per quel che mi riguarda,<BR>è stato sempre un amico. Una persona che si è occupata di me, delle cose di cui doveva<BR>occuparsi come agente. Mi dispiace che in questo frangente abbia dovuto smettere di<BR>occuparsi di me, per cui il mio ultimo libro non so come stia andando. Il fatto è che Lele<BR>è una persona generosa, e quando si è troppo generosi con gli altri, si incorre sempre e<BR>soltanto in grossi guai.</P>
<P><STRONG>Lei esercita un certo fascino sulle donne, ma non ha mai la sensazione che si avvicinino a lei solo per interesse, per il suo potere?</STRONG></P>
<P>Io sono convinto che le donne mi amano disperatamente soltanto per il mio libretto<BR>degli assegni, per il potere che ho e per il fatto che passo in televisione. Altrimenti<BR>non me la darebbero… anzi, non me la danno neanche adesso! Tra l’altro devo<BR>dire sinceramente, per la prima volta: anche se ma la dessero, non saprei cosa farmene.<BR>Non saprei come usarla.</P>
<P><STRONG>Se, in nome della par condicio, la chiamassero in Rai per dare un po’ di spazio a Berlusconi dopo avergli azzoppato il Tg4 e Studio Aperto, lei come agirebbe?</STRONG></P>
<P>Io in Rai ci sono stato 27 anni benissimo e ne ho un grande rispetto. Il problema è che<BR>“Non ho piu l’età”, come diceva quella cantante di sinistra… come si chiama? Ah, sì: la<BR>Gigliola Cinquetti! Comunque ho un bel ricordo della Rai. Non lascerei il Tg4 per nessuna<BR>ragione, perché sto bene, sono libero, nessuno mi influenza o tenta di influenzarmi.</P>
<P><STRONG>Cosa pensa della direzione del Tg1 di Gianni Riotta?</STRONG></P>
<P>Riotta ha dato una svolta. È uno molto bravo. Quando non era direttore, ma editorialista<BR>autorevole, io un giorno mi sono espresso nei suoi confronti, in via puramente ipotetica, affermando che sarebbe stata la persona giusta per farne il mio braccio destro. Adesso sarebbe stato braccio destro, sinistro e centro perché è uno veramente bravo e si vede, il Tg1 va bene.</P>
<P><STRONG>Si può essere giornalisti e liberi allo stesso tempo in tv?</STRONG></P>
<P>Nel 1700 erano tutti più liberi. Ma certo, siamo liberi. La libertà è una questione anche<BR>personale, è un problema di deontologia professionale, non c’è un codice di autoregolamentazione<BR>che ti dice cosa devi fare o non fare. L’autoregolamentazione sta nel termine stesso: “libertà”. La libertà è il rispetto che si deve avere nei confronti dell’obiettività dell’informazione.</P>
<P><STRONG>Fosse stato al posto di Gad Lerner, si sarebbe dimesso da direttore del Tg1 per il famoso servizio sulla pedofilia col volto del bambino?<BR>Avrebbe sputtanato il Landolfi di turno, accusandolo di pressioni clientelari<BR>mentre rassegnava le dimissioni?</STRONG></P>
<P>No, io non avrei sputtanato, se questo è il termine, nessuno. Però non mi sarei<BR>mai dimesso. Ettore Bernabei, che è stato un grande direttore generale della Rai, un<BR>giorno mi ha detto: «Emilio, si ricordi che a rassegnare le dimissioni si corre il rischio<BR>che vengano accettate».</P>
<P><STRONG>Quando, fra 100 anni, lascerà la direzione del Tg4, chi vorrebbe come successore?</STRONG></P>
<P>Fra cent’anni vorrei come successore Gianni Riotta. Così facciamo anche gli auguri<BR>di lunga vita a lui. Ma forse la successione avverrà un po’ prima, devo pensarci.</P>
<P><STRONG>Dica una cattiveria e una carineria a Vespa.</STRONG></P>
<P>La cosa carina è che lui è bravissimo in tutto ed è esperto in tutto, ma ha sbagliato<BR>dermatologo. Gli sono rimasti i nei. La cosa cattiva è che fa il giornalista usando i toni di<BR>un altro ruolo, nel quale d’altra parte lui sarebbe andato bene: quello del cardinale.</P>
<P><STRONG>È vero che ci sono molti comunisti fra i redattori del Tg4? Perché Berlusconi ha assunto così tanti simpatizzanti di sinistra nelle reti Mediaset?</STRONG></P>
<P>Diciamo che ci sono dei giornalisti che non aderiscono alla linea politica di Berlusconi.<BR>Diciamo anche che Belusconi non si è mai occupato di assumere i giornalisti, perché<BR>li ho assunti io. Qui ci sono colleghi di sinistra e colleghi non di sinistra. Il fatto che<BR>quasi la maggioranza sia di sinistra corrisponde a un dato di realtà: io faccio la scelta<BR>sul piano della professionalità, non su quello della tessere di un partito. Poi, aggiungo,<BR>se sono di sinistra, peggio per loro.</P>
<P><STRONG>A cosa non rinuncerebbe mai?</STRONG></P>
<P>All’amore. All’amore per la famiglia innanzitutto, poi all’amore per il lavoro e a<BR>quello per gli amici. Poi non rinuncerei all’amore del rapporto sessuale!</P>
<P><STRONG>Che rapporto ha con le donne?</STRONG></P>
<P>Le donne sono l’indispensabile della vita.<BR>Vale a dire della vita in generale, ma anche di quella lavorativa. Lo dimostra il fatto<BR>che qui al Tg4 la quota rosa è al 70 per cento. Fra un collega con i baffi che viene a rompermi<BR>le scatole e una ragazza che usa un profumo adatto (perché io sono molto allergico<BR>ai profumi troppo dolci) scelgo certamente una collega. Dal punto di vista professionale,<BR>ovviamente.</P>
<P><STRONG>Lei è sempre circondato da belle donne. Si sente un po’ invidiato?</STRONG></P>
<P>In Sicilia si dice “meglio invidiato che picciato”, cioè “meglio invidiato che compatito”.<BR>Le belle donne mi fanno piacere, tu sei molto carina, però quando finirà il tempo<BR>della nostra intervista e io devo andare, anche se sei bella, ti dico «Ciao!».</P>
<P><STRONG>È peggio la vanità o la lussuria?</STRONG></P>
<P>La lussuria, direi. La vanità è giusta. La vanità è necessaria nella vita, guai altrimenti.<BR>Se non fossi vanitoso… Io mi guardo allo specchio tutte le mattine, faccio finta di piacermi.<BR>Mi metto l’ombretto, gli orecchini e il rossetto, esco e sono contento.</P>
<P><STRONG>Si sente soddisfatto in questo momento ?</STRONG></P>
<P>No. Ho delle inquietudini esistenziali. Forse legate anche alla stagione. Vorrei avere<BR>qualcosa di più, però so di avere già molto. Eppure, rinuncerei a una parte di quello<BR>che ho per avere invece una piccola parte di quello che non ho. Dovessi dire che cos’è,<BR>non lo so. Anzi: lo so, ma non lo dico.</P>
<P><STRONG>È innamorato?</STRONG></P>
<P>Sono sempre innamorato. Però nell’ordine metto al primo posto l’amore per mia<BR>moglie, che è stata ed è la mia vita. Poi sono innamorato del lavoro e di quei pochissimi,<BR>pochissimi colleghi che sanno fare il loro lavoro e soprattutto hanno voglia di<BR>farlo. E poi sono innamorato forse di qualcuna che non so dirti se esiste o non esiste.<BR>Probabilmente sono innamorato di un’idea di donna che non ha corrispondenza nella<BR>realtà. Ho paura che non ci sia nella realtà così come la penso io. Una donna intelligente,<BR>piena di fascino, e non è un problema di attributi fisici: è tutt’altro quello che<BR>mi affascina. Mi piacerebbe una donna che, almeno nel periodo in cui sta con me, sia<BR>soltanto con me. E questo genere di donne francamente non ci sono. Sono corteggiato<BR>perché ho potere, ma il potere passa, e il sentimento deve rimanere.</P>
<P><STRONG>È sempre positivo essere un personaggio?</STRONG></P>
<P>Tutt’altro. Quando ero giovane, mettevo la fede al dito per far credere che fossi sposato,<BR>mentre non lo ero. Volevo capire se una donna che mi si avvicinava mi amava veramente<BR>e sarebbe venuta con me anche se ero sposato. La questione dell’autenticità<BR>dei sentimenti è una cosa con cui ti confronti quotidianamente, e che purtroppo non<BR>prescinde dalla tua realtà pubblica. Essere una persona di potere ed essere una persona<BR>famosa certamente è gratificante. Quando vai al ristorante magari ti salutano con<BR>più calore o ti trovano un tavolo anche se è tutto pieno. Però allo stesso tempo questo limita<BR>le tue certezze. Io sono un cronista nato e cronista morirò. Ritengo di essere una<BR>persona che non ha cultura, perché la cultura è un’altra cosa: leggere e leggere. Io ho<BR>scritto nove libri e non ho tempo neanche di rileggere quello che ho scritto.</P>
<P><STRONG>Cos’è che ha Berlusconi che gli altri uomini non hanno?</STRONG></P>
<P>Assolutamente il senso e il rispetto dell’amicizia. Fino all’esagerazione. È una persona<BR>che non dimentica gli amici. Non è capace di serbare rancore e non è vendicativo.<BR>Piuttosto è di una generosità a volte imbarazzante, che lo porta anche a sbagliare<BR>nella scelta degli amici.</P>
<P><STRONG>E Prodi ?</STRONG></P>
<P>Sai, è una domanda che mi fa pensare.<BR>Non mi sono mai occupato di lui dal punto di vista psicologico. Devo dire che al di<BR>là delle scelte politiche (non voterei mai Prodi per nessuna ragione al mondo) mi<BR>ha però stupito piacevolmente una sua breve intervista. Una mia giornalista lo ha<BR>avvicinato e gli ha chiesto: «Presidente, ma lei verrebbe al Tg4 per essere intervistato<BR>da Emilio Fede?». E lui ha risposto: «Certo che ci verrei al Tg4, perché no?». Ha fatto<BR>una pausa e ha aggiunto: «Ma comunque, al Tg4 ci sono tutte le sere».</P>
<P>&nbsp;</P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070125103629" TYPE="ATTUALITA" ACTIVE="YES" DATE="25/01/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[MAURO MAZZA "NELLA RAI DEI CAMALEONTI"]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>
<TABLE id=04624362 cellSpacing=0 cellPadding=0 border=0>
<TBODY>
<TR>
<TD vAlign=top>
<P><STRONG>«Tutti sono raccomandati: io fui segnalato<BR>da Martelli. I politici? Usano la tv per vanità<BR>personale. Biagi? Gli avrei risparmiato<BR>il ritorno». Parla Mauro Mazza, direttore del Tg2<BR></STRONG></P>
<P><BR><BR>MAUROMAZZA, ROMANO, quasi 30 anni<BR>di giornalismo, è entrato in Rai nel<BR>1990 ed è direttore del Tg2 dal 2002<BR>dopo essere passato dal Tg1.<BR></P></TD>
<TD><IMG style="WIDTH: 213px; HEIGHT: 221px" height=221 src="http://www.michellenouri.com/public/images/261200705716_mazza.jpg" width=225></TD></TR></TBODY></TABLE>
<P><BR><STRONG>Direttore nella Rai dell’Unione. È l’ultimo dei mohicani o la foglia di fico del governo?</STRONG></P>
<P>La Rai è sempre condizionata dagli assetti del parlamento decisi dagli elettori. Essendo<BR>il parlamento l’editore della Rai, è evidente che la maggioranza ha la voce più<BR>grossa della minoranza. Io però lavoro con la stessa serenità con cui ho sempre lavorato.<BR>A volte ho l’impressione che il Tg2 venga considerato come una riserva indiana, ma<BR>noi non ci sentiamo tali.</P>
<P><STRONG>Si è fatto le ossa nel Secolo d’Italia, giornale dell’allora Msi, ed è entrato in Rai quando<BR>ancora vigeva il famoso “arco costituzionale”. Come ha fatto? Ha pregato padre Pio?</STRONG></P>
<P>No. In quel periodo io non ero più al Secolo da cinque o sei anni. Per un periodo avevo<BR>lavorato come collaboratore dell’ufficio stampa di Claudio Martelli, all’epoca vice<BR>presidente del Consiglio del governo Andreotti.<BR>Si creò l’opportunità di essere assunto al Giornale radio Rai. Il direttore, Livio<BR>Zanetti, mi fece intendere che mi avrebbe assunto molto volentieri, ma c’era bisogno<BR>di una segnalazione, di un aiutino. Io lo chiesi a Claudio Martelli, che, credo, parlò<BR>con l’allora presidente della Rai Enrico Manca.<BR>Dopo qualche mese fui chiamato. Questa è la storia pura, onesta e semplice. Quelli<BR>che arrivano da Marte sono altri.</P>
<P><STRONG>Quanti voltagabbana si incontrano nei corridoi della Rai? Rappresentano la maggioranza relativa o una forte minoranza?</STRONG></P>
<P>Nego l’esistenza di voltagabbana. Affermo invece l’esistenza, molto numerosa, dei camaleonti,<BR>bravissimi a cambiare il colore della pelle non dopo il cambio della maggioranza<BR>politica, ma quando sta per cambiare.<BR>Ho letto il terrore negli occhi di alcuni colleghi quando, dopo mesi in cui pareva certo<BR>che le elezioni le avrebbe vinte Prodi, ci furono quei momenti in cui sembrava che<BR>potesse vincere il centrodestra. Poi è passata.<BR>Camaleonti.</P>
<P><STRONG>Chi guarda i tg Rai ha l’impressione che la logica delle interviste ai parlamentari sia:<BR>tanti voti, tanti secondi. Non vi sentite umiliati come giornalisti?</STRONG></P>
<P>Umiliati? No. Però condizionati e dimezzati sì. Io ho sempre sottolineato, anche in sedi<BR>ufficiali, questo problema, che riguarda la politica più che noi. I leader politici affidano <BR>ai giornali le interviste o le indiscrezioni sulle svolte importanti, mentre considerano<BR>i telegiornali, in particolare quelli della Rai, soltanto un megafono. Come se ne<BR>esce? Convincendo i politici che fare con un telegiornale un’intervista comporta sì una<BR>maggiore sinteticità però si raggiungono milioni di telespettatori. E il giorno dopo si<BR>va su tutti i giornali, non su uno soltanto. Per arrivare a questo però occorre che sia sottoscritto<BR>un contratto nuovo fra la politica e i telegiornali Rai. Io ci sto a fare la mia parte,<BR>però ci vuole che anche la politica sia d’accordo a scegliere il telegiornale come strumento<BR>di comunicazione di contenuti e non soltanto come una vetrina di vanità.</P>
<P><STRONG>Qual è l’attacco più ingeneroso che ritiene di aver subito in questi anni al Tg2?</STRONG></P>
<P>Attacchi ingenerosi, no. Diciamo che abbiamo una considerazione da parte dell’azienda<BR>non sempre all’altezza delle esigenze. Ho lavorato dieci anni al Tg1 e so bene cosa significa<BR>sentirsi il tg più importante, avere i traini giusti, i sostegni necessari…</P>
<P><STRONG>Ne parla con malinconia.</STRONG></P>
<P>Da cinque anni sperimento che questo telegiornale non gode delle stesse coperture o<BR>degli stessi privilegi da parte dell’azienda. Privilegi meritati, per carità: essendo il tg di<BR>maggior ascolto dell’ammiraglia, è normale che sia così. Però, tra il non avere gli stessi<BR>privilegi o gli stessi aiuti ed il non averne affatto, c’è differenza. Noi andiamo in onda<BR>alle 20.30 senza traini, perché i cartoni animati che ci precedono non sono un traino,<BR>ma un antitraino.</P>
<P><STRONG>Non vi sentite sullo stesso piano del Tg1.</STRONG></P>
<P>Essere secondi è un ruolo che accettiamo. Però vorremmo essere trattati almeno da secondi.<BR>Invece non siamo trattati affatto. Guardando le cose che vanno in onda su<BR>Rai3 prima e dopo il Tg3, si vede che anche il Tg3 è più aiutato rispetto a noi.</P>
<P><STRONG>Torna Enzo Biagi in tivù. Una buona notizia o un caso di ipocrisia?</STRONG></P>
<P>Non so se il ritorno di Biagi come titolare di un programma sia una cosa buona per lui<BR>e per la televisione. Da telespettatore, mi sarebbe piaciuto di più immaginare di ascoltare<BR>la sua opinione periodicamente, o anche tutte le sere, ma come ospite. La sua saggezza<BR>va centellinata, non sprecata. Caricare l’anziano Biagi del peso anche psicologico<BR>di un programma o di una striscia, è una cosa che gli si poteva risparmiare. Una buona<BR>idea poteva essere: andiamo due volte alla settimana a sentire cosa pensa Biagi di<BR>quello che accade nel mondo. Biagi come re degli opinionisti, non come realizzatore di<BR>un programma. I grandi opinionisti devono essere trattati come tali, e la vecchiaia va rispettata<BR>in termini di saggezza.</P>
<P><STRONG>Dirigerebbe il tg di una tv privata? Se sì, cambierebbe per i soldi, per la carriera o per<BR>avere maggiore libertà?</STRONG></P>
<P>Non per la libertà. Penso di averne a sufficienza.<BR>Diceva Leo Longanesi: «Non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi<BR>». Io sono molto affezionato a questa azienda di cui faccio parte da diversi anni.<BR>In Italia non esiste un vero mercato del giornalismo televisivo. Se esistessero altre<BR>opportunità di lavoro adeguate, io le prenderei in considerazione.</P>
<P><STRONG>Quindi, passerebbe a Mediaset?</STRONG></P>
<P>Se Mediaset assicurasse condizioni di agibilità professionale, perché no? Lo farei per<BR>una soddisfazione personale. In Rai non si guadagna tanto, salvo alcune eccezioni, alle<BR>quali io non appartengo.<BR><BR></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070126005539" TYPE="CULTURE" ACTIVE="NO" DATE="26/01/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[ISLAM: IN UNA CHIESA CATTOLICA PER PREGARE ALLAH.]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P><BR><STRONG>GLI SCONTRI TRA LE RELIGIONI? UNA COSA CHE CON LA FEDE NON C’ENTRA NIENTE <BR></STRONG><BR>Scontri di civiltà, lotte tra religioni e di credi. Incomunicabilità tra fedi differenti. Tutte cose che nascono dall’ignoranza e da volontà politiche, non certo dal cuore dell’uomo della strada. Sui giornali e in Tv si parla di scontro tra culture, tra stili di vita apparentemente inconciliabili, di grandi temi o di polemiche che per l’uomo della strada, che sia cattolico o mussulmano, italiano, arabo o di qualsiasi altro Paese, in realta’ contano veramente poco e sono lontane da quelli che sono i problemi reali di convivenza. <BR><BR>Quando ero bambina a Baghdad, ho vissuto un’esperienza che mi ha aperto gli occhi su molte cose e soprattutto ha segnato profondamente il mio percorso di vita. Ho scoperto che la fede va al di là di ogni nome che può essere dato a Dio. Mi ricordo come fosse oggi quel giorno in cui, da bambina, a Baghdad per la prima volta sono entrata in una chiesa cattolica. Era la chiesa che frequentava la mia amica Dani, un piccolo edificio in pietra chiara davanti a cui passavamo ogni giorno, al rientro da scuola. Dall’esterno sembrava uguale a un tempio ortodosso. Un giorno, proprio lì davanti, Dani mi disse: “Perché non entriamo?” Dani portava sempre la croce al collo in bella vista. Era una sorta di sfida a tutto ciò che mi era stato detto per anni, ovvero che per una mussulmana entrare in una chiesa cattolica era “haram”, vietato, una strada che portava irrimediabilmente all’inferno, ma in realtà il timore era la reazione dei miei parenti se lo avessero scoperto. Eppure sono entrata in quella chiesa. Non credevo a tutte quelle storie sull’inferno, ma credevo in Allah. Pregammo entrambe e chiesi ad Allah di perdonarmi di quel terribile peccato, ma se era vero che lui e il Signore di Dani erano la stessa persona, allora non poteva esserci alcun male. Inginocchiata su quella panca sentivo di poter confidare a Dio dirgli qualsiasi cosa, raccontargli i miei segreti. E quella prima volta in una chiesa, con la mia amica del cuore, non è stata l’ultima: il vero significato della fede, che travalica differenze culturali e sociali, oltre che i differenti modi in cui viene chiamato Dio l’ho scoperto in un’occasione tragica: la morte di una carissima amica in un bombardamento durante la guerra tra Iran e Irak. Ad essere colpita da un missile è stata la casa vicino alla mia, la casa di un’altra amica, Otur. Mi ricordo che sentii Un terribile boato che fece tremare il pavimento. L’esplosione mi aveva sorpreso mentre facevo il bagno, gettandomi nella confusione più totale. Guardai fuori dalla finestra: una densa nube di polvere giallastra saliva dal basso, nascondendo tutto. Un palazzo, a pochi metri da casa nostra, era stato centrato da un missile. Era la casa della mia amica Otur. E proprio la morte così improvvisa di Otur mi portò a cercare conforto in quella chiesa in cui ero entrata con Dani. Nemmeno ricordo come ci arrivai, so che alzai gli occhi e mi trovai di fronte alla porta della chiesa. Mi fermai davanti all’enorme portone scuro. L’istinto mi portò a spingere la pesante anta di legno e ad entrare. Il buio delle navate mi accolse come un abbraccio e di nuovo sentii l’odore dell’incenso e del legno avvolgermi l’anima. Dentro era tutto immobile e quieto, come se nulla fosse successo. Avvertii subito un senso di consolazione. <BR>In quel momento ogni differenza tra il Dio dei Cristiani e quello dei Mussulmani era veramente sparita, non aveva più alcun senso. Assurda ogni differenza tra moschea, tempio o chiesa. Ma questo non viene detto, anzi, troppo spesso si accendono polemiche inutili e sterili, come quelle sul crocefisso o sul velo, sui presepi o sui canti di natale: non sono queste le cose che offendono un mussulmano, un cristiano o un ebreo, non sono queste le differenze che fanno scoppiare i gesti di intolleranza o le guerre. Sono solo argomenti che fanno notizia, ma che servono esclusivamente ad accendere gli animi per problemi di integrazione e di dialogo che nascono da ben altri interessi. <BR><BR></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20060601203456" TYPE="" ACTIVE="YES" DATE="01/06/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[La morte di Otur e l’acquisto del crocifisso]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>Un terribile boato fece tremare il pavimento. Impietrita dallo spavento, rimasi immobile, tremante e fradicia, con la spugna ancora stretta in mano. L’esplosione mi aveva sorpreso mentre facevo il bagno, gettandomi nella confusione più totale. Guardai fuori dalla finestra, attraverso i resti del vetro frantumato: una densa nube di polvere giallastra saliva dal basso, nascondendo tutto. Nella parete si erano aperte due lunghe crepe.<BR><BR>Sentii mia madre e le mie sorelle gridare. Afferrai i primi vestiti che trovai e me li infilai in fretta. Corsi da loro. Erano salite sulla terrazza. Mi affacciai anch’io: sotto ai miei occhi si apriva uno spettacolo terribile. Un palazzo, a pochi metri da casa nostra, era stato centrato da un missile. A mano a mano che il polverone si dissolveva, si intravedevano le macerie: l’edificio era stato completamente sventrato, ne rimaneva in piedi la metà. Tutto il resto era esploso, polverizzato in un cumulo di macerie impressionante. Era la casa della mia amica Otur. <BR><BR>Corremmo in strada. Molti degli abitanti dell’isolato si erano riversati nella via, stavano arrivando le ambulanze e i mezzi di soccorso. Era il caos totale: gente che gridava e scappava in ogni direzione, sirene, polvere che faceva bruciare gli occhi. Mi feci largo tra la folla, incosciente del pericolo, fino ad arrivare il più vicino possibile a ciò che rimaneva della costruzione. Il piano superiore era quasi completamente crollato. Era rimasta in piedi solo una parete del salotto, al pian terreno: riconobbi il crocifisso della madre di Otur, ancora attaccato al muro. Fissai imbambolata quella scena: completamente attonita, non sentivo il rumore assordante che avevo attorno, ma solo un lungo sibilo nelle orecchie. Non so quanto tempo passò. Fui risvegliata dalla voce di una donna che piangeva alle mie spalle. Mi girai e vidi che i soccorritori erano già all’opera: cercavano di scavare tra le macerie e di contenere la folla impazzita. Mi arrivarono le parole di qualcuno, sovrapposte al pianto della donna: «Non si è salvato nessuno. Stanno cercando il corpo della ragazza. Forse era in bagno, quando il missile è caduto». <BR><BR>Mi guardai attorno disperata: non poteva essere vero. Mi misi a cercare Otur, chiedendo a tutti. C’erano i miei vicini, gente che conoscevo solo di vista. Erano terrorizzati e in preda al panico. Li afferravo per le braccia e gridavo: «Dov’è Otur? Siete sicuri che fosse in casa?» ma loro scuotevano la testa e correvano altrove, forse a dare una mano a chi scavava tra le macerie ancora fumanti. Fermai un uomo col viso completamente impolverato e le braccia sporche di terra, chiesi anche a lui. Disse che non c’era più nulla da fare, dovevano essere morti tutti nel crollo. Guardai di nuovo lo scheletro dell’edificio, terribile e mutilato, e quella croce, ancora caparbiamente attaccata alla parete. Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Dovevano trovarla, Otur doveva pur essere da qualche parte. Magari non era ancora rientrata. Doveva essere così. Se quel dio, rimasto inchiodato al suo muro, era potente come dicevano, doveva averla salvata. Passò un’ora, forse due. Ero sotto shock, non ricordo cosa feci, se rimasi seduta da qualche parte o se incontrai altri vicini, spaventati quanto me. Poco dopo un uomo che stava sollevando una delle travi crollate gridò: «Qui c’è una ragazzina. È morta anche lei. Aiutatemi a tirare fuori il corpo».<BR><BR>Mi allontanai dalla folla e presi a camminare sempre più veloce cercando di sfuggire al rumore delle sirene e alle grida della gente. Pensavo al momento dell’esplosione: anch’io ero in bagno, proprio come Otur. Se solo il missile fosse caduto cinquanta metri più in là, sarebbe stata la mia casa a essere ridotta a un cumulo di detriti. Non avrei avuto scampo. Le lacrime di paura e di collera per quella tragedia ingiusta e assurda mi rigavano le guance, sempre più inarrestabili. <BR><BR>Alzai gli occhi: di colpo, senza sapere come ci fossi arrivata, mi resi conto di essere davanti alla chiesa di Dani. Mi fermai davanti all’enorme portone scuro. L’istinto mi portò a spingere la pesante anta di legno e a entrare. Il buio delle navate mi accolse come un abbraccio e di nuovo sentii l’odore dell’incenso e del legno avvolgermi l’anima. Dentro era tutto immobile e quieto, come se nulla fosse successo. Spinta da un senso di consolazione, mi inginocchiai su una delle ultime panche. Il sacro raccoglimento della penombra lentamente calmò il mio pianto. Mi sedetti. Ripensai a Otur: la sua morte improvvisa continuava a sembrarmi irreale, assurda. Pregavo quel dio che non fosse vero. Sarei uscita di lì e l’avrei incontrata davanti alla sua casa ancora intatta, lei mi avrebbe sorriso, con quei suoi occhi grandi e i suoi buffi riccioli bruni. Potevo vederla, poi lo sguardo mi cadde sul vestito coperto di polvere e sabbia, allora ricominciai a singhiozzare pensando alla mia piccola Otur, alla sua vita interrotta a tredici anni: non sarebbe mai diventata adulta, non avrebbe mai avuto un marito, dei figli, una casa. Non sarebbe mai invecchiata, non avrebbe mai raccontato favole ai suoi nipoti. Per la prima volta capivo che la guerra significava tutto questo. <BR><BR>Quanto tempo era passato? Mi ricordai all’improvviso di mia madre e delle mie sorelle che dovevano essere in pensiero per me. Uscii dalla chiesa e mentre mi avviavo verso casa, vidi una bancarella al lato della strada con piccoli oggetti sacri, immaginette, gioielli, ninnoli. Mi fermai lì davanti. Presi una piccola croce di metallo. Non avevo soldi con me. La vecchia proprietaria, seduta lì a fianco, doveva aver intuito tutto dai miei gesti e dai miei abiti impolverati. Si alzò e mi venne vicino. Mise la piccola croce nel palmo della mia mano e lo richiuse. «Tienila con te, ti proteggerà.» Più tardi, a casa, la legai con un cordino e la misi al collo, sotto al vestito. Non sapevo se mi avrebbe davvero protetta, ma sarebbe stato il mio ricordo di Otur. <BR><BR>Sapevo che indossare un simbolo cristiano era proibito, haram, come entrare in chiesa. Nonostante tutto, da quel giorno continuai a portare la croce, senza toglierla mai.<BR><BR>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20060601230837" TYPE="" ACTIVE="YES" DATE="01/06/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[La circoncisione di Khalid]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>Khalid aveva cinque anni, io una decina e mio padre mi aveva spiegato ciò che stava per succedere: Khalid sarebbe diventato un uomo. Mi sembrò una cosa bizzarra, dato che era ancora un bambino ed ero curiosa di vedere con quale strana magia lo avrebbero fatto diventare grande all’improvviso. Mi sembrava strano, ma forse ai maschi succedeva così. <BR>La sera della cerimonia arrivò un uomo anziano, vestito di un abito bianco lungo fino ai piedi. Vennero intonati canti tradizionali e Ahlam entrò nella grande sala addobbata con in braccio il piccolo Khalid. Sfilarono tra i parenti: ne erano arrivati tanti, anche da altre città e alcuni per noi bambini erano del tutto sconosciuti. Khalid si guardava attorno curioso con gli occhi spalancati, ma, quando notò che i grandi lo fissavano, si spaventò e si strinse al collo di sua madre, rifugiandosi col visino fra i suoi capelli. Zia Ahlam lo staccò da sé e lo depose dolcemente su una sedia. Venne subito circondato dalle donne della famiglia che lo afferrarono per le braccia. Lui, terrorizzato, scoppiò a piangere. La madre lo guardava con un misto di apprensione e tenerezza e gli carezzava la testa cercando di calmarlo. Ma lui, appena vide il vecchio avvicinarsi con in mano un coltello, cominciò a dimenarsi e a strillare ancora più forte. Gli immobilizzarono le gambe per impedirgli di scalciare. I canti e le incitazioni si fecero più incalzanti, finché il loro volume non arrivò quasi a coprire la flebile voce di Khalid. Il vecchio si chinò su di lui e recise la pelle. Un fiotto di sangue macchiò la stoffa candida con cui gli avevano coperto il grembo. Le sue grida di dolore vennero subito coperte da quelle di gioia di tutta la famiglia: le donne ululavano di felicità, facendo vibrare la lingua sul palato. Il vecchio, esaurito il suo compito, se ne andò passando davanti a me: la lama del coltello striata di rosso mi sfilò proprio davanti agli occhi. <BR>Ero abituata alla vista del sangue perché avevo visto sgozzare il capretto per il banchetto della fine di Ramadan, ma non riuscivo a credere che potessero fare altrettanto a mio cugino. Corsi a buttarmi spaventata fra le braccia di mia madre: <BR>«Mamma, perché lo hanno tagliato? Perché gli fanno male?». Alle mie spalle i canti e gli applausi intanto continuavano. Solo io sembravo accorgermi della gravità della situazione. <BR>«Non è nulla, Michelle. Non gli hanno fatto niente» rispose mamma, carezzandomi la testa.<BR>«Ma sanguina!»<BR>«È solo un piccolo taglietto, solo un po’ di pelle» insisteva lei. «Vedi? La zia lo ha già portato di là. Adesso gli mettono un bel cerotto sulla ferita.»<BR>«E perché fanno così?» chiedevo, ancora agitata.<BR>Mamma si guardava attorno, forse cercava papà. Esitò un po’, poi rispose con una domanda: «Cosa ti ha detto papà?».<BR>«Ha detto che dopo Khalid potrà andare alla moschea assieme ai grandi e che questa cosa serve per farlo diventare grande. Ma io non voglio!» mi strinsi di nuovo a lei.<BR>«Che cos’è che non vuoi?»<BR>«Che lo facciano anche a me!» <BR>Mamma rise teneramente e mi prese il viso fra le mani: «Non ti preoccupare, a te non faranno nulla. Solo i maschietti vengono circoncisi».<BR>«E le bambine?» Non ero del tutto convinta.<BR>«Le bambine diventano grandi da sole.»<BR><BR>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20060601105500" TYPE="" ACTIVE="YES" DATE="01/06/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[La conversione di mia madre]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>A casa mi aspettava una sorpresa: mamma era stata dal parrucchiere e aveva tinto di scuro i suoi bei capelli biondi. Li aveva anche tagliati più corti, appena sotto la nuca. Disse che aveva avuto voglia di un cambiamento e poi aggiunse che non era l’unica novità: aveva deciso di convertirsi all’islam. Papà ci spiegò che la cerimonia sarebbe stata semplice e che erano necessari due testimoni. Avrebbe avuto luogo prima dell’inizio del mese di Ramadan, così mamma avrebbe potuto parteciparvi. Quell’anno El Id, la ricorrenza che chiudeva il digiuno, sarebbe stata una festa ancora più grande. <BR>La notizia della conversione di mia madre circolò subito per la grande casa di Bibi: la cerimonia si sarebbe svolta dalla nonna e le zie avevano proposto di preparare un pranzo per festeggiare l’evento. <BR>Quel giorno tutta la famiglia era riunita nella grande sala. Al suo arrivo lo sceicco, che celebrava anche i matrimoni, venne fatto accomodare nel posto più importante, poi a un suo segnale, mamma si alzò e avanzò di qualche passo verso di lui; alle sue spalle stavano in piedi i due testimoni. Lo sceicco pronunciò alcune sure del Corano e fece ripetere per tre volte a mia madre alcuni versetti. Lei si coprì il capo con un velo bianco che da quel giorno avrebbe messo sempre, durante le preghiere.<BR>La cerimonia era conclusa. Mamma era diventata musulmana.<BR><BR>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20060601105406" TYPE="" ACTIVE="YES" DATE="01/06/2006"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[La mia prima visita in chiesa]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>La chiesa che la amica Dani frequentava era un piccolo edificio in pietra chiara davanti a cui passavamo ogni giorno, al rientro da scuola. Dall’esterno sembrava uguale a un tempio ortodosso. Un giorno, proprio lì davanti, Dani mi disse:<BR>«Perché non entriamo?». <BR>«Ma non si può! È haram!» Per un attimo ebbi la visione delle fiamme e dei dannati. «È peccato entrare lì dentro. Non posso!»<BR>«E se lo fai, che ti succede?»<BR>«Vado dritta all’inferno...»<BR>«Non crederai a queste cose!»<BR>«Io no, ma i miei sì e se le zie scoprono che sono entrata in una chiesa, l’inferno lo vedrò davvero.»<BR>«Io non glielo dirò di certo. E poi senti che caldo, qua fuori. Entriamo, all’ombra ci sarà fresco. Su, vieni.» Spinse il pesante portone scuro e varcammo la soglia. <BR>I miei occhi faticarono un po’ ad abituarsi alla dolce penombra dell’interno. La luce che filtrava dalle finestrelle in alto disegnava nell’aria, illuminandola, strisce di pulviscolo. Mi sentii subito catturata dall’intenso misticismo di quel luogo austero, incantato. Avvertivo un odore nuovo, in cui si mescolava un vago sentore di incenso e il profumo del legno. Le enormi colonne di pietra avvolte dall’oscurità davano la sensazione di una forza quieta, mite. In quel luogo il tempo sembrava essersi fermato. Ero completamente rapita, come in estasi. <BR>Un brivido mi corse lungo la schiena: stavo facendo una cosa proibita. Non credevo a tutte quelle storie sull’inferno, ma credevo in Allah. Mi chiesi se avrebbe mai perdonato quell’affronto. Forse dovevo uscire dalla chiesa, andarmene e non rimetterci più piede. <BR>Dani era arrivata fino a metà della navata. Vide che esitavo e mi fece cenno con la mano di avanzare. La curiosità fu più forte dei sensi di colpa e la raggiunsi. Procedemmo in mezzo a due file di panche, fino ad arrivare davanti all’altare: sopra una candida tovaglia erano appoggiati candelabri dorati con grosse candele spente e un’altra, molto più grande, era al lato del leggìo, ed era decorata con strani simboli. <BR>«Perché sono spenti?» chiesi indicando i ceri.<BR>«Li accendono solo quando si dice la messa.»<BR>All’improvviso, volevo sapere tutto:<BR>«Fammi vedere come si prega, come fate».<BR>«Non c’è un modo. Ci si inginocchia così e si tengono le mani unite. Poi, in silenzio, si parla col Signore.» Dietro l’altare, vidi un dipinto dove una donna, nella stessa posizione, aveva un cerchio d’oro attorno al capo e gli occhi rivolti al cielo. <BR>«È Maria, vero? Come si chiama quella cosa attorno alla sua testa?» chiesi indicando il dipinto.<BR>«Aureola. Significa che è santa, speciale. Un po’ come il vostro Profeta Maometto.»<BR>«Tu cosa dici a Dio quando preghi?»<BR>«Gli confido le mie ansie, gli parlo dei miei segreti, gli chiedo aiuto quando ho qualche pensiero...»<BR>«E lui ti sente?» <BR>«Non lo so, ma a volte mi sembra di sì. Però quando vengo a pregare qui ho la sensazione di sentirlo più vicino. Mia madre dice che è così perché questa è casa sua.»<BR>Mi colpì molto l’idea che si potesse entrare nella casa di Dio e che lui potesse magari essere seduto su un trono, nascosto dietro ai decori dell’altare, in un posto speciale e meraviglioso, da cui gli era possibile ascoltare le preghiere degli uomini. <BR>Iniziai a sentirlo anch’io: era lì, vicino come non mai. <BR>«Dani, tu credi che Allah e il vostro Dio siano la stessa persona?» <BR>«Secondo me sì.»<BR>«Allora, posso mettermi qui di fianco a te?» <BR>Mi inginocchiai accanto a lei e insieme, in silenzio, tenendo le mani giunte davanti al viso, recitammo ognuna la propria preghiera. Chiesi ad Allah di perdonarmi quel terribile peccato ma, se era vero che lui e il Signore di Dani erano la stessa persona, allora non poteva esserci alcun male. Inginocchiata su quella panca sentivo di poter confidare a Dio qualsiasi cosa, raccontargli i miei segreti. Una grande pace mi scoppiò nel cuore. <BR>Non raccontai a nessuno la mia piccola trasgressione, doveva rimanere il mio segreto.<BR><BR>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070208115330" TYPE="ATTUALITA" ACTIVE="YES" DATE="08/02/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[ANTONELLO PIROSO " La tv non deve educare"]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>
<TABLE id=115057903 cellSpacing=0 cellPadding=0 width="100%" border=0>
<TBODY>
<TR>
<TD vAlign=top>
<P>Ha sposato il suo lavoro, ma dice che nell’etere<BR>nessuno è indispensabile. È il direttore dei Tg La7,<BR>che non ne può più di Baudo e dei casi Santoro.<BR>«E se smettessi anch’io, nessuno piangerebbe»</P>
<P>&nbsp;</P></TD>
<TD><IMG src="http://www.michellenouri.com/public/images/822007114936_piroso.jpg"></TD></TR></TBODY></TABLE>
<P></P>
<P>ANTONELLO PIROSO, 46 ANNI, è direttore del Tg La7 dal settembre 2005. Ha lavorato<BR>nella carta stampata con Prima Comunicazione, Il Foglio,Repubblica,Capital e Panorama come autore in programmi televisivi Rai come La Casa dei Sogni,<BR>I Cervelloni, Iva Show (con Iva Zanicchi), Non è la Rai,Domenica In,Quiz Show.<BR>Dal 2002 sempre su La7 conduce anche la trasmissione Omnibus.<BR><BR><STRONG>Direttore, lei hai vinto il Premio Flaiano 2006 come miglior conduttore televisivo,<BR>battendo, tra gli altri, Francesco Giorgino e David Sassoli. Il segreto?</STRONG><BR><BR>Cercare una certa qualità, non rincorrere i facili ascolti con mezzi tipo le risse e la<BR>televisione urlata: credo sia questo. Per molti anni si è pensato che per essere convincenti<BR>bisognava essere aggressivi. Ma spesso l’aggressività copre la mancanza di preparazione.<BR>Quando invece tu dimostri al tuo interlocutore che hai letto le sue interviste<BR>o i suoi libri, lui si stupisce di trovarti preparato e ti tratta con grande rispetto. E<BR>se ti tratta con grande rispetto, tu sei nelle condizioni ideali per fargli la domanda che<BR>lo spiazza. Seconda cosa: grande attenzione nella selezione degli ospiti, altrimenti si finisce<BR>con l’inzeppare i palinsesti e i programmi con i cosiddetti tuttologi. Che sonoquelli che quando vengono invitati possono parlare di tutto. Ma parlando di tutto,<BR>o essendo in grado di parlare di tutto, in realtà non sono competenti su niente. Questo<BR>genere di tv facile non mi è mai piaciuta.<BR>Ecco perché ho smesso di fare l’autore di programmi di intrattenimento per la Rai.<BR>Ma il discorso vale anche per Mediaset. Sono programmi redditizi in termini economici,<BR>ma non comunicano niente.<BR><BR><STRONG>È su queste idee che ha modellato la nuova edizione di Niente di personale?<BR></STRONG><BR>Certe volte per fare ascolto si ricorre sempre alle solite facce. Ci sono dei volti<BR>che funzionano, che garantiscono ascolto. Però alla quinta volta che li vedi non ti<BR>sorprendono più: sai già cosa ti possono dire.<BR>Lo sforzo che facciamo a Niente di Personale è quello di dire: non chiamiamo<BR>sempre i soliti ospiti, cerchiamo ospiti poco sfruttati o inediti.<BR><BR><STRONG>La redazione giornalistica di La7 dà l’impressione di una piccola famiglia molto coesa.<BR>Non lascerete entrare più nessuno?</STRONG><BR><STRONG>Lascereste tornare Rula Jebreal?</STRONG><BR><BR>Il problema di Rula Jebreal è che, giustamente,<BR>lavorando bene a La7 si è fatta no-tare dalla Rai. Quindi è passata in un campionato<BR>più grande, ha giocato in serie A in<BR>Rai con Santoro e ora credo che a marzo,<BR>quando Santoro ripartirà, Rula continuerà<BR>a far parte della sua squadra.<BR><BR><STRONG>Ma se lei volesse tornare indietro da voi, la<BR>accettereste?<BR></STRONG><BR>Le porte sono aperte per tutti. L’unica<BR>cosa da tenere presente è che La7, almeno<BR>per quanto riguarda l’informazione, non è<BR>più il porto dove la gente viene perché non<BR>ha niente da fare sulle altre reti. No. Adesso<BR>chi viene a La7 deve venire qui non per<BR>necessità, ma per scelta.<BR><BR><STRONG>L’espressione “tv educativa” è una contraddizione<BR>in termini?</STRONG><BR><BR>È sbagliato parlare di tv educativa. La<BR>televisione non deve educare. Al massimo<BR>può mostrarti uno spicchio della realtà.<BR>Molti hanno ancora l’idea che lo spettatore<BR>accende il televisore e sta lì a guardare<BR>lo stesso programma dall’inizio alla fine.<BR>Noi sappiamo benissimo che non è così:<BR>non c’è nessun programma che viene seguito<BR>al cento per cento. Il consumo che si<BR>fa della televisione è intermittente e spezzettato.<BR>Pertanto la televisione non ci insegna<BR>niente, ci può solo offrire uno spunto,<BR>delle indicazioni. Come qualsiasi sguardo<BR>sulla realtà, ci dà una visione parziale di<BR>quello che essa è.<BR><BR><STRONG>Striscia la notizia è ancora la trasmissione<BR>più intelligente e necessaria di tutti i palinsesti<BR>televisivi?</STRONG><BR><BR>È una trasmissione che ha saputo<BR>crearsi un suo spazio in un momento in<BR>cui certe immagini non si vedevano e loro<BR>giustamente le hanno fatte vedere. Ha<BR>goduto di un grande successo e di prestigio<BR>soprattutto per i demeriti dei cosiddetti<BR>telegiornali seri. Adesso mi sembra<BR>che sia stata copiata da molti. Dentro a<BR>Mediaset anche le Iene fanno una cosa tipo<BR>Striscia la notizia. E mi pare che noi al<BR>TgLa7 certe inchieste con le telecamere<BR>nascoste le stiamo facendo.<BR>Trovo che abbia svolto<BR>una grande funzione ma<BR>che adesso non sia più<BR>una voce isolata.<BR><BR><STRONG>Qual è il personaggio televisivo<BR>di cui non si sentirebbe<BR>la mancanza se andasse in<BR>pensione?</STRONG><BR><BR>Pippo Baudo. Ha fatto delle cose egregie<BR>nel campo dell’intrattenimento. Ma non è<BR>che se non andasse più in televisione succederebbe<BR>chissà cosa. Dico Pippo Baudo come<BR>potrei dire Piroso. Non penso che se domani<BR>smettessi di andare in onda qualcuno<BR>sentirebbe la mia mancanza. Bisognerebbe<BR>ricordarsi di come finisce il film The Truman<BR>Show: il protagonista non sa di essere<BR>il personaggio di una sit-com che milioni di<BR>telespettatori guardano tutti i giorni. Lo scopre<BR>alla fine del film. E quando lui arriva in<BR>fondo al finto mare del teatro, trova le scale<BR>per uscire dall’immenso studio televisivo e<BR>se ne va, i telespettatori si chiedono: e adesso<BR>che succede? Ma è uno stupore che dura<BR>trenta secondi. Fine. «Vediamo cosa fanno<BR>sugli altri canali». Questa ossessione che c’è<BR>per la televisione esiste solo nel nostro paese.<BR>Mi ricordo che qualche anno fa le pagine<BR>dei giornali erano popolate di titoli su Santoro:<BR>tornerà o non tornerà? Ma chi se ne frega!<BR>Solo in Italia esiste una cosa del genere.<BR><BR><STRONG>Com’è la vita privata di un direttore di telegiornale?</STRONG><BR><BR>Se fai il direttore di un telegiornale non hai una vita privata. Non puoi mai spegnere<BR>il cellulare, anche quelle rare volte che<BR>vai al cinema. Può accadere qualsiasi cosa<BR>e tu devi essere pronto ad andare in onda<BR>in tempo reale. Alcuni giornalisti hanno<BR>una moglie, una famiglia: li ammiro. Io<BR>non mi sento di chiedere a nessuna donna<BR>di condividere la vita stressante che faccio.<BR>Stressante e seducente per me che la<BR>faccio. Ma per la persona che mi stesse a<BR>fianco non sarebbe di nessuna soddisfazione,<BR>perché io entro qui alla mattina presto<BR>ed esco alle dieci di sera. Io sono sposato con il lavoro.</P>
<P>&nbsp;</P>
<P><BR>&nbsp;</P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070212121000" TYPE="" ACTIVE="NO" DATE="12/02/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Commenti sul libro]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Lascia un commento&nbsp;sul libro.]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070222205343" TYPE="ATTUALITA" ACTIVE="YES" DATE="22/02/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Recensioni sul libro]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P>&nbsp;</P>
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<TABLE cellSpacing=0 cellPadding=0 width="98%" align=center border=0>
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<TD class=sezione width="51%">Sezione: varie - Pagina: 035</TD>
<TD align=right colSpan=2>
<DIV id=bottone_stampa><A href="javascript:window.print()"><IMG height=20 src="http://archivio.corriere.it/tools/searchcorriere/img/stampa.jpg" width=65 border=0></A> </DIV></TD></TR>
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<TD class=data colSpan=3>(1 aprile, 2007) Corriere della Sera </TD></TR>
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<TD class=data colSpan=3>&nbsp;</TD></TR>
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<TD class=bold colSpan=3>&nbsp;</TD></TR>
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<TD class=data colSpan=3>Memorie</TD></TR>
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<TD class=data colSpan=3>&nbsp;</TD></TR>
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<TD class=tit colSpan=3>E la ragazza di Baghdad scopre la paura nella città delle Mille e una notte</TD></TR>
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<DIV class=bold>L' AUTRICE Michelle Nouri racconta la sua storia stretta tra due regimi</DIV></TD></TR>
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<TD width="24%">&nbsp;</TD></TR>
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<TD class=data colSpan=3>Più che il racconto di una fanciullezza felice e di un' adolescenza tormentata, tra le luci e l' ambiguità della Baghdad di Saddam Hussein, quello di Michelle Nouri è la sintesi delle contraddizioni di una giovinezza violentata da un costante sdoppiamento. Non soltanto la necessità di far convivere passione e razionalità, amori e delusioni, sentimenti e doveri, passato e presente, ma di trovare un equilibrio di vita fra le oppressioni di due dittature: la Baghdad delle apparenti illusioni e della violenza familiare, e la Praga negli anni bui del crepuscolo del regime comunista. Michelle è figlia di un iracheno e di una cecoslovacca. Lui musulmano, lei cristiana. Lui prigioniero di una famiglia matriarcale e tradizionale. Lei contenta di abbandonare la plumbea atmosfera del regime di Husak e pronta ad accettare, con curiosità ed entusiasmo, l' avventura in un mondo affascinante e sconosciuto. Mentre la madre impara a conoscere abbastanza in fretta i pregiudizi e le violenze della sua dorata prigione mediorientale (la chiamano «la straniera»), la piccola Michelle ha il tempo di crescere e di apprezzare le grandi suggestioni della città delle Mille e una notte prima di comprenderne le insidie e le miserie. Dalle attenzioni che le rivolge, con irresistibile insistenza, uno dei figli di Saddam, Uday, attenzioni che non la lasciano insensibile, alla scoperta che il padre è sempre meno padre e sempre più vittima e complice dei soprusi della grande famiglia di appartenenza. Il coatto ritorno a Praga impone a Michelle di abbandonare i sogni e di cercare, con rocciosa determinazione, la propria libertà. L' incontro con un italiano e la decisione di abbandonare il passato per afferrare l' opportunità del riscatto sono l' epilogo del libro La ragazza di Baghdad, e il prologo di una nuova vita. Più che il racconto autobiografico del conflitto fra mondi, famiglie e tradizioni, colpisce proprio la lotta di questa ragazza sdoppiata per ritrovare finalmente se stessa. Grazie all' approdo a Roma, dove anche le contraddizioni hanno diritto di cittadinanza. E si impara in fretta a conviverci. Il libro: Michelle Nouri, «La ragazza di Baghdad», Rizzoli, pagine 275, 17 È </TD></TR>
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<TD class=data><B><I>Ferrari Antonio</I></B><BR><BR></TD>
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<P class=titolonotizieinterna style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Times New Roman" color=#38558f size=6><STRONG>IL GIORNALE </STRONG></FONT></P>
<P class=titolonotizieinterna style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p><STRONG><FONT face="Times New Roman" color=#38558f size=6>&nbsp;</FONT></STRONG></o:p></P>
<P class=titolonotizieinterna style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><o:p><STRONG><FONT face="Times New Roman" color=#38558f size=6>&nbsp;</FONT></STRONG></o:p></P>
<P class=titolonotizieinterna style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><A href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=168052"><U><FONT face="Times New Roman" color=#800080 size=6>La ragazza col sogno di unire due mondi</FONT></U></A><STRONG><FONT size=6><FONT color=#38558f><FONT face="Times New Roman"> <o:p></o:p></FONT></FONT></FONT></STRONG></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 12.75pt"><SPAN class=xtestopiccologrigio1><SPAN style="FONT-SIZE: 7.5pt"><FONT color=#666666>di </FONT><A href="http://www.ilgiornale.it/la_aut.pic1?ID=0"><FONT color=#34548f>Redazione</FONT></A><FONT color=#666666> - domenica 01 aprile 2007, </FONT></SPAN></SPAN><SPAN class=xtestopiccologrigio1><SPAN style="FONT-SIZE: 7.5pt; COLOR: red"><FONT face=Verdana>07:00</FONT></SPAN></SPAN><FONT size=3><FONT face="Times New Roman"> <o:p></o:p></FONT></FONT></P><!-- Inizio blocco rating -->
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 1312.8pt; LINE-HEIGHT: 12.75pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><SPAN style="mso-list: Ignore">·<SPAN style="FONT: 7pt 'Times New Roman'">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN></SPAN></SPAN><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-INDENT: -196.4pt; LINE-HEIGHT: 12.75pt; mso-list: l1 level1 lfo2; tab-stops: list 36.0pt"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Symbol; mso-fareast-font-family: Symbol; mso-bidi-font-family: Symbol; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><SPAN style="mso-list: Ignore">·<SPAN style="FONT: 7pt 'Times New Roman'">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN></SPAN></SPAN><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=testonotizie style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN class=xtestonotizie1><!-- Layout una colonna --><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt"><!-- Fine blocco rating --><FONT face=Verdana>Raggio di Luna è una che non sa stare al suo posto, soprattutto se il posto dove sta è sbagliato. È nata nella Praga comunista, ma è destinata a vivere nella Baghdad di Saddam. È una bambina curiosa, un’adolescente seducente, una donna libera, tre cose che portano solo guai: «Appena nata mamma pregò in silenzio di fare di me una donna forte capace di fondere le due anime che avevo ereditato, di far convivere Oriente e Occidente». Michelle Nouri è fatta così. La sua vita è una sfida continua. Già a partire dai due nomi, Raghdde «Raggio di luna», iracheno come papà, e Michelle, come la chiama la mamma, cecoslovacca, perché quella era la canzone dei Beatles che le cantava come ninna nanna. Michelle, ormai in Italia da 15 anni, giornalista, ha riunito le due anime in un libro La ragazza di Baghdad (Rizzoli, 273 pagine, 17 euro), un viaggio che parte da lontano ma non si sa ancora, anche dopo l’ultima pagina, dove finirà.</FONT></SPAN></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt"><BR><SPAN class=xtestonotizie1><FONT face=Verdana>È bella la sua infanzia in una Baghdad che non c’è più, ricca e cosmopolita dove «gente di tutte le lingue si mescolava nelle strade, era l’Oriente e l’Occidente assieme, quella musica ero io», ma finisce troppo presto. Ci sono le guerre. E amori pericolosi per una ragazzina, nati per caso nei club esclusivi della capitale: «Buonasera ragazze, mi è capitato di vedervi spesso qui al club, ma non ho mai avuto il piacere di presentarmi. Sono Uday...» Uday Hussein, il figlio del rais. Una storia di pochi mesi, ma che lascia il segno solo dopo anni: «non avrei mai potuto immaginare che un giorno avrei scrutato la fotografia di un volto tumefatto per cercare quello che restava della mia adolescenza felice». Il viso di Uday ucciso. Raggio di Luna combatte a modo suo anche la guerra di religione: è musulmana ma porta una croce al collo. Lascia la sua Baghdad ma la fuga dall’inferno la porta nella Cecoslovacchia della caduta del comunismo, un altro mondo che scivola veloce alle sue spalle. Anche per questo la ragazza di Baghdad, con tutte le sue anime, è ieri come oggi una ragazza del futuro. O meglio un avamposto del futuro piantato nel cuore del passato. </FONT></SPAN></SPAN><o:p></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm -2cm 0pt -54pt; TEXT-INDENT: 54pt"><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm -2cm 0pt -54pt; TEXT-INDENT: 54pt"><FONT face="Times New Roman" size=3>Massimo Veronese</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm -2cm 0pt -54pt; TEXT-INDENT: 54pt"><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
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<P>Articolo: Michelle Nouri e il suo libro su un Iraq inedito<BR><A href="http://libri.rizzoli.rcslibri.it/docs/6243.pdf" target=_blank>Ecco la mia «Baghdad da bere» - Il Giorno Milano-Metropoli</A><BR><BR>Michelle Nouri - “La ragazza di Baghdad”<BR><A href="http://libri.rizzoli.rcslibri.it/docs/5998.pdf" target=_blank>Vi racconto la mia «Baghdad da bere» - Corriere della Sera Magazine</A><BR><BR>Recensione del&nbsp;libro su TGCOM :<BR><A href="http://www.tgcom.mediaset.it/libri/">http://www.tgcom.mediaset.it/libri/</A><BR><BR>Video dell'intervista sul libro rilasciata al TGCOM: <A href="http://www.tgcom.mediaset.it/video/popup/videopopup24149.shtml?init=true&amp;mode=adsl&amp;id=24149">http://www.tgcom.mediaset.it/video/popup/videopopup24149.shtml?init=true&amp;mode=adsl&amp;id=24149</A><BR>&nbsp;<BR>Articolo completo della recensione del TGCOM:<BR><A href="http://www.tgcom.mediaset.it/libri/articoli/articolo349599.shtml">http://www.tgcom.mediaset.it/libri/articoli/articolo349599.shtml</A><BR><BR><BR></P></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070222174745" TYPE="ATTUALITA" ACTIVE="YES" DATE="22/02/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Mario Giordano, direttore di Studio Aperto "Se Pinocchio fa il Lucignolo"]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR>
<TABLE id=112159577 cellSpacing=0 cellPadding=0 width="100%" border=0>
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<P>«Giornalista prestato alla tv», apprezza Floris<BR>e solidarizza con Farina: «Contro di lui c’è<BR>troppo accanimento». Mario Giordano, il volto<BR>dell’informazione in una rete allergica alla politica</P></TD>
<TD><IMG style="WIDTH: 203px; HEIGHT: 201px" height=243 src="http://www.michellenouri.com/public/images/2422007113034_Giordano.jpg" width=268></TD></TR></TBODY></TABLE>
<P>DAL 2000 ALLA GUIDA DI STUDIOAPERTO eppure<BR>ancora irresistibilmente attratto<BR>dalla carta stampata. A Mario<BR>Giordano non bastano anni di tv per scordare<BR>il suo primo amore. «Continuo a considerarmi<BR>un giornalista della carta stampata<BR>prestato alla televisione». Eppure di<BR>acqua sotto i ponti ne è passata, dagli inizi<BR>nei quotidiani ( L’informazione, Il Giornale,<BR>Avvenire, Repubblica), fino allo sbarco<BR>nel piccolo schermo nel 1997 con Gad<BR>Lerner a Pinocchio, per arrivare alla poltrona<BR>del tg di Italia Uno. «La tv è uno strumento<BR>straordinario perché permette di<BR>raggiungere un pubblico che purtroppo i<BR>giornali e i libri (che continuo a scrivere)<BR>non possono raggiungere. La televisione<BR>ha una potenza narrativa di racconto che<BR>la carta stampata non ha più. Ha la potenza<BR>delle immagini. I giornali del 12 settembre<BR>non se li ricorda nessuno, i telegiornali<BR>dell’11 settembre se li ricordano tutti. Io<BR>credo che siamo alla vigilia di altre importanti<BR>trasformazioni, che la tv non sia neanche<BR>l’ultima frontiera. In redazione sto abituando<BR>i miei a ragionare in termini sempre<BR>più multimediali, a ragionare su tutti<BR>gli strumenti. Però io ancora adesso mi sento<BR>un giornalista della carta stampata.<BR>Quando scrivo un articolo mi sento più realizzato<BR>di quando faccio la televisione».</P>
<P><STRONG>Direttore, lei è cresciuto a Il Nostro Tempo,<BR>giornale diocesano di Torino (oggi anche di<BR>Milano ), insieme a Marco Travaglio. Il Travaglio<BR>degli inizi era diverso da quello di oggi?</STRONG></P>
<P>Sì e no. È sempre stato un uomo molto deciso,<BR>molto determinato, molto duro. La cosa<BR>che impressionava già allora in lui era la<BR>totale assenza di dubbi. È sempre stato molto<BR>documentato, molto preciso con un grandissimo<BR>archivio, un grande lavoratore. Ma<BR>se allora mi avessero detto che avrei letto<BR>Marco Travaglio sull’ Unità, non ci avrei creduto.<BR>Aveva posizioni radicali contro la sinistra.<BR>Veniva da un cattolicesimo integrale,<BR>qualche volta integralista. Se ripenso ad allora<BR>e poi penso a oggi, resto stupito. E mi<BR>continua a stupire tutte le mattine quando<BR>lo leggo su quei giornali…</P>
<P><STRONG>Fra i suoi maestri ci sono Vittorio Feltri e Renato Farina, quest’ultimo oggi sul banco degli imputati per il caso Pollari-Abu Omar.<BR>Che idea si è fatto di questa vicenda?</STRONG></P>
<P>Non credo che sia giusto quello che sta capitando<BR>a Farina. Non voglio sostituirmi ai<BR>giudici o all’Ordine dei giornalisti, lo fanno<BR>già in tanti. Se sono state commesse infrazioni<BR>della nostra deontologia, si deve pagare,<BR>e lui sta pagando abbondantemente. Però<BR>c’è stato un accanimento nei suoi confronti<BR>che mi è sembrato e mi sembra eccessivo.</P>
<P><STRONG>Perché è finito il suo sodalizio televisivo con Gad Lerner?</STRONG></P>
<P>Perché lui lasciò la direzione del Tg1. Io<BR>avevo mollato tutto per seguirlo, ma poi<BR>lui si dimise per la vicenda del servizio sulla<BR>pedofilia. Mi dimisi anch’io. Quando portai<BR>la mia lettera al capo del personale lui<BR>mi guardò sconvolto: «Non mi era mai capitato<BR>di vedere uno che si dimette così»,<BR>disse. Ritornai al Giornalee poi venni chiamato<BR>a Studio Aperto. Da allora le nostre<BR>strade si sono divise.</P>
<P><STRONG>Studio Aperto sembra rivolgersi a un pubblico giovane e non troppo interessato alla politica.&nbsp; È una scelta di mercato di Mediaset o la realizzazione di una sua “vocazione”?</STRONG></P>
<P>È chiaro che si tratta di un’esigenza editoriale.<BR>Italia Uno è una rete che respinge,<BR>o almeno accetta con molta fatica, l’informazione<BR>tradizionale. Il pastone di politica<BR>è indigeribile dal suo pubblico. Quindi<BR>dobbiamo cercare sempre forme e linguaggi<BR>nuovi dell’informazione che la mescolino<BR>con l’intrattenimento e la provocazione.<BR>Dunque è chiaramente una scelta legata<BR>all’azienda e agli obiettivi che ha questa<BR>rete, ma devo dire che mi ci diverto. Qualcuno<BR>dice che alcuni servizi sono un po’<BR>troppo “osè”, ma noi non mostriamo nudo.<BR>C’è una grande attenzione al mondo dello<BR>spettacolo, del gossip, del leggero. Facciamo<BR>vedere delle immagini, anche di belle<BR>ragazze, immagini patinate, questo sì. Ma<BR>il nudo non lo facciamo vedere. Il pomeriggio<BR>andiamo in onda alle 18.30, un orario<BR>molto particolare: ci siamo confrontati e ci<BR>confrontiamo con programmi come Verissimoe<BR>La vita in diretta. Per cui è necessario<BR>mescolare i generi.</P>
<P><STRONG>Tornerebbe ai talk show come Pinocchio?<BR>A fare l’inviato o il conduttore ?</STRONG></P>
<P>Quello che Gad Lerner fa oggi mi piace.<BR>Lui è bravissimo. Ha anche avuto la fortuna,<BR>si è creato la fortuna, di farlo in una<BR>rete molto protetta. Ogni tanto mi viene<BR>nostalgia per il Lerner di una volta su Rai<BR>Uno che accettava sfide anche più robuste.<BR>Però fa bene, fa quello che gli piace senza<BR>eccessiva angoscia di ascolti, di auditel.<BR>Quanto a me non credo di avere una particolare<BR>vocazione di conduttore di talk<BR>show e sono convinto che sia un genere<BR>ormai abusato. Mi piace molto di più sfruttare<BR>la potenzialità specifica della televisione<BR>per mostrare. Se dovessi creare nuovi<BR>spazi televisivi, sfrutterei quelle che sono<BR>le caratteristiche tipiche della televisione:<BR>immagini, inchieste, reportage.</P>
<P><STRONG>Qual è il talk show che preferisce?</STRONG></P>
<P>Direi Ballarò. Perché ha avuto il tempo di crescere,<BR>di consolidare alcuni meccanismi e una linea editoriale precisa <BR>ma senza eccessive forme di faziosità,<BR>diventando un punto di riferimentoautorevole. Per cui se qualcuno voleva<BR>dire qualcosa negli ultimi anni, doveva<BR>passare da Ballarò. Questo è un merito che<BR>va riconosciutoa Floris. Anche Berlusconi è<BR>intervenuto in diretta a Ballarò, e questo è<BR>un segno di grande riconoscimento.</P>
<P><STRONG>Cosa ne pensa di Berlusconi e Prodi?</STRONG></P>
<P>Berlusconi ha un’umanità straordinaria,<BR>una capacità di farti sentire al centro<BR>della sua attenzione quando ti parla anche<BR>nei momenti in cui ha più problemi.<BR>Ha creato cose che prima non c’erano e<BR>che nessun altro sarebbe stato in grado di<BR>creare. Credo che nella storia poche persone<BR>siano riuscite a realizzare tanto. Prodi<BR>è un grandissimo navigatore, un grandissimo<BR>uomo di potere. Sa gestire il potere<BR>meglio di chiunque altro, e lo ha sempre<BR>dimostrato. Non per niente viene dalla vecchia<BR>scuola democristiana.</P>
<P><STRONG>Qual è il segreto di un direttore di successo?</STRONG></P>
<P>La voglia di fare e la passione per il racconto.<BR>Raccontare una cosa bene. Renato Farina<BR>è uno che me lo ha insegnato. Sa raccontare<BR>benissimo quello che succede a Desio,<BR>a Besana Brianza o a Washington. Lo sa raccontare<BR>con lo stesso stile e con la stessa capacità<BR>e passione. Per fare il direttore ci vuole<BR>questo, ecco. E poi tanto sangue freddo.</P>
<P>&nbsp;</P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070301195547" TYPE="" ACTIVE="YES" DATE="01/03/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Antonio di Bella, direttore del Tg 3 ]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<BR><STRONG>Parla a un pubblico «insofferente alle derive commerciali», sogna una tv con meno reality e più realtà. Però la lite tra Veronica e Silvio l’ha trasmessa. E non se ne pente<BR></STRONG><BR>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none">C<SPAN style="FONT-SIZE: 7pt; FONT-FAMILY: Arial">ON I TELESPETTATORI DIALOGA </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">attraverso </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">una rubrica di posta sul web. Il “patto </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">col telespettatore” di Antonio di Bella, </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">direttore del Tg3, viene stipulato con le edizioni </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">di tutti i giorni e “difeso” in rete. Difeso </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">e costantemente rimesso in discussione,</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">perché «gli spettatori del Tg3 sono molto attenti. P</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">otestano quando ritengono che ci sti</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">amo allineando ad una logica commerciale</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">della televisione». Un esempio? Il bisticcio </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario portato </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">avanti a mezzo stampa. «Quando ne abbiamo </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">parlato, ed era giusto farlo, molti spettatori </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">hanno detto che non era giusto perché </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">ci sono tanti problemi più seri. I giornali di </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Mediaset non ne hanno parlato in tutta la fascia </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">pomeridiana prima che rispondesse Berlusconi.<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Noi abbiamo scelto di parlarne. Questo </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">dimostra, al di là dell’episodio, una vigilanza<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">del nostro pubblico, che vorrebbe sempre </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">un’attenzione ai temi alti e seri: il lavoro,</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">la disoccupazione, la salute».<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Direttore, la domanda è d’obbligo per quanto </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">scontata, che rapporto c’è tra i telegiornali </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Rai e la politica?<O:P></O:P></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Non voglio dare la pagella ai colleghi. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Parlo del mio lavoro. Il nostro sforzo è raccontare<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">la realtà senza nascondere i problemi. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Qualsiasi governo ci sia. Un esempio: </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">trasmettemmo la frase «buffone» pronunciata </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">nei confronti dell’allora presidente del<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">consiglio Berlusconi. In seguito venne anche </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">un’inchiesta interna per indagare su<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">quello che avevamo fatto. La cosa si concluse </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">senza conseguenze. Allo stesso modo abbiamo </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">trasmesso grida analoghe nei confronti </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">del presidente Prodi. Quella volta non </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">c’è stata nessuna protesta. Insomma, noi </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">non nascondiamo le critiche al governo sia </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">esso di destra o di sinistra.<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Quando dirigeva il Tg3 sotto il governo Berlusconi </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">si sentiva sotto attacco?<O:P></O:P></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Un giornalista è sempre sotto esame </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">più che sotto attacco. Parlare di ingiustizia quindi è impreciso. Chi fa informazione </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">deve accettare un livello di critica sia </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">da parte del pubblico comune sia da parte </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">dei politici. Noi ci sforziamo di trarre dalle<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">critiche quell’elemento di verità che può </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">aiutare a migliorare l’informazione.<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Come giudica la tradizionale “appartenenza” </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">politica delle tre reti Rai?<O:P></O:P></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Il discorso di appartenenza di un giornalista </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">è sicuramente sbagliato. A me piace<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">vedere nel Tg3 una caratteristica edito-riale piu che una casacca politica.<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Poi ogni testata ha una sua </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">storia e una sua tradizione. Così </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">vedo un Tg1 molto ufficiale </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">e un Tg3 più impertinente e vivace </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">con una grande attenzione </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">ai temi esteri ed economici, </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">ai temi del servizio pubblico, </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">come i diritti dei consumatori.<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Amo paragonare il Tg3 alla </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Abc, l’ultima nata delle reti </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">americane, che si autodefinì “New kid on </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">the block”, nuovo ragazzo del quartiere.<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Credo che si debba tendere a sviluppare le </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">caratteristiche editoriali più che le appartenenze </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">politiche e respingo le accuse di </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">avere una visione politica.<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Vent’anni e sette direttori dopo c’è ancora </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">qualcuno che vi chiama TeleKabul. Perché<O:P></O:P></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">quella definizione ha avuto tanto successo?<O:P></O:P></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Quella fu un brillante battuta di Giuliano </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Ferrara. Oggi credo che sia un’etichet-ta del passato, una brillante invenzione </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">giornalistica paradossale, tipica di Ferrara,<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">personaggio che sento spesso e per cui </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">nutro grande stima. Ed è una definizione<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">contro la quale noi lavoriamo ogni giorno.<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Quale trasmissione o genere cancellerebbe </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">dai palinsesti di Rai o di Mediaset?<O:P></O:P></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">So di dire una banalità, ma credo che </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">nella televisione di oggi serva più verità e<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">meno realtà artificiale. Per esempio recentemente </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">noi abbiamo fatto un’inchiesta<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">dentro la fabbrica di Mirafiori, dove sembra </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">che la classe operaia sia scomparsa. Nessuno </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">parla dei problemi del lavoro o dei problemi </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">della gente comune. Ecco, credo che </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">la televisione debba raccontare più la vita </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">dell’italiano medio e meno quella del vip<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">di turno. Insomma, meno reality e più documentari, </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">racconti e reportage.<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Perché dopo la vittoria della Casa delle libertà </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">nel 2001, non la offriste voi una trasmissione </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">in prima serata a quel Michele </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Santoro che poi Berlusconi accusò<O:P></O:P></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">di fare un uso «criminoso<O:P></O:P></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">» della tv pubblica?<O:P></O:P></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Questo bisogna chiederlo </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">al direttore di rete. Io non ho </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">nella mia capacità di offrire </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">spazio di rete. Comunque queste </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">non competono neanche al </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">direttore di rete, sono scelte generali. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Io posso dire, parlando </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">di un altro escluso illustre, Enzo </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Biagi, che sto lavorando con </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Ruffini a un progetto per riportarlo </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">il lunedì nello spazio di </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Primo Piano</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">, a partire dal sedici </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">aprile. È un progetto di cui </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">sono orgoglioso.<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Sul Corriere della Sera il direttore </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">generale della Rai Claudio<O:P></O:P></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Cappon ha descritto una </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Rai in calo di ascolti e di entrate </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">pubblicitarie, con un organico </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">irrigidito, le risorse </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">umane gestite male, un problema </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">di “rilegittimazione” </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">verso il pubblico che paga il </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">canone. Crede anche lei che la </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Rai o cambia o muore? </SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial"></SPAN></B><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Lo stesso Cappon è a favore </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">di una tv fatta meno di reality e </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">più di grande storia. Io dico che </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">sicuramente bisogna innovare. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">È un problema generale che riguarda </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">l’informazione televisiva </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">e anche l’informazione stampata. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">C’è un cambiamento generazionale </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">che porta le nuove </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">generazioni a leggere meno i </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">giornali, e anche ad affidarsi </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">molto di più a internet per </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">quanto riguarda l’informazione. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Anche per questo abbiamo </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">sperimentato, comeTg3, un progetto </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">pilota che si chiama Tg3 </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Break. Serve per mandare il Tg sul telefonino. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Stiamo valutando elementi di innovazione </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">per trasmettere su internet (cosa che non </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">c’era prima della mia direzione) un’offerta<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">televisiva. Proprio in questi giorni stiamo </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">discutendo dei nuovi assetti e i nuovi cambiamenti </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">per quanto riguarda la digitalizzazione </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">dell’informazione. È vero, che, come </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">in tutti i settori e in questo mondo globalizzato, </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">chi rimane fermo al passato è destinato </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">ad essere sorpassato dalla concorrenza.<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">Se non avesse fatto il direttore del Tg3, che </SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: Arial">altro avrebbe voluto fare?<O:P></O:P></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Sicuramente il cantautore. Nel mio </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">tempo libero canto, compongo e suono il<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">piano e la chitarra. È un mio piccolo vezzo. </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">Ho avuto un nonno direttore d’orchestra,<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">e questo mi ha trasmesso l’amore per la </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">musica. Ma per mantenere la famiglia è<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Arial">meglio che continui a fare il giornalista…<O:P></O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><O:P>&nbsp;</O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><O:P>&nbsp;</O:P></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><O:P><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></O:P></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070308202641" TYPE="" ACTIVE="YES" DATE="08/03/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Clemente Mimun]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 16.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Light; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Light"><FONT face="Times New Roman"><FONT size=2>La mia sostituzione? Non la meritavo, è tutta colpa dello spoils system.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><FONT face="Times New Roman" size=2><SPAN style="FONT-SIZE: 16.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Light; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Light"></SPAN></FONT>&nbsp;</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><FONT face="Times New Roman"><SPAN style="FONT-SIZE: 16.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Light; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Light">La redazione del Tg1? Sclerotizzata. Il panino?Ma se Riotta lo fa ancora…</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Light; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Light"><o:p></o:p></SPAN></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Times New Roman"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 35pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Ultra; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Ultra">D</SPAN></B><SPAN style="FONT-SIZE: 7pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light">ODICI ANNI DI SEGUITO DIRETTORE DI </SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light">T</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 7pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light">G</SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light">.Otto<o:p></o:p></SPAN></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">anni alla direzione del Tg2, quindi </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">senza soluzione di continuità quattro<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">annidirettoredelTg1. Quaranta cinquemila </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">edizioni di telegiornale dirette. Questo è il<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">curriculum di Clemente Mimun prima di </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">passare dirigere <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" /><st1:PersonName ProductID="la Testata" w:st="on">la Testata</st1:PersonName> servizi parlamentari </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">della Rai nell’ottobre scorso.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">Direttore, è il record italiano assoluto?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Assoluto e imbattibile,credo.Ho cercato </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">di restituire quello che mi era stato affidato<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">con gli interessi. Sono interessi abbondanti.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><o:p><FONT face="Times New Roman">&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">Infatti da direttore delTg1 hai riconquistato </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">il primato degli ascolti sulla concorrenza. </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">Eppure a settembre sei stato sostituito, </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">sia pure da un grande professionista come </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">Gianni Riotta. Come se lo spiega?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Col sistema dello spoils system. Quello </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">per cui a ogni cambio di maggioranza di governo </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">corrisponde il cambio anche dei vertici </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">dei telegiornali e delle strutture importanti </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">della Rai. Il Tg1 esiste da 54 anni. Per molti anni ha dominato incontrastato, poi </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">quando è arrivato il Tg5 ha avuto un avversario.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Quando sono arrivato io, nel maggio </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">2002, ilTg1erauntelegiornalecheperdeva.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Da allora ha vinto sempre. Pochi giorni fa è </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">uscito il libro coi dati del 2006 della Rai. Sono molto </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">divertenti. Il faccia a faccia Berlusconi-<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Prodi con dotto da Mimun è il secondo </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Programma più visto dell’anno dopo la finale dei Mondiali di </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Calcio Italia-Francia. Il primo<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">telegiornale nella fascia meridiana è il </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Tg1, ilprimoinquellaseraleèilTg1.La diretta di<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Cronaca più vista dell’anno eradelTg1. </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Il programma di approfondimento di prima<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">serata piu visto è quello che viene dopo&nbsp; </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">ilTg1.L’importante è che sia chiaro a tutti che </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">la sostituzione non è avvenuta per motivi legati </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">al profitto, al merito,ma per ragioni diverse. </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Dopodichè in bocca al lupo a tutti quelli </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">he sono rimasti al Tg1 e a chi lo dirige.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">Eppure le rimproverano sempre due <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>-tre episodi, </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">anzitutto i mancato audio dell’intervento di Berlusconi al Parlamento europeo in </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">cui dava del kapò a Martin Schulz. Perché?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Se in 45mila edizioni di telegiornale, io </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">avessi fatto soltanto un paio di errori, ne sarei </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">felice:ne ho fatti molti di più.Però anche </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">se l’audio dello scambio Berlusconi - Schulz </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">non è andato in onda, c’è andato integralmente </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">quello che Schulz aveva detto e quello che Berlusconi aveva detto. </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Quindi stiamo </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">parlando,come ho spiegato in Commissione </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">vigilanza, di tecnicalità. Non una parola di </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">quelle che sono volate tra Schulz e Berlusconi non è stata riferita ai </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">telespettatoridelTg1.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">La cosa di fondo,però,è che penso di aver fatto </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">sempre i miei errori in buona fede.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">Dicono che lei ha inventato “il panino”.<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Questa cosa è talmente divertente che ho </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">deciso di aprire insieme a degli amici una<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">panineria. Sarebbe un peccato sprecare tanta </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">pubblicità. Io avrei inventato una pagina </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">politica che prevede di “dare” prima quello </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">che dice il governo, poi quello che dice l’op-posizione,poi quello che dice la maggioranza.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Ma questo è sempre stato nella norma </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">nei telegiornali. Facendo gli ultimi cambiamenti </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">in Rai, promisero importanti novità </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">riguardo all’informazione politica.Ti comunico </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">che non ci sono state. Io tra l’altro non </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">la troverei un’offesa fare i panini,ma la verità </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">è che non ne abbiamo mai fatti: chi pensa<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">davvero che un direttore di tg passi il suo </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">tempo a chiedere ai suoi giornalisti di fare così e cosà, </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">venendo ascoltato da loro?Quando </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">aguidareilTg1eroio, c’era la carica dei cento, </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">quotidianamente, per polemizzare contro </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">di me: sindacato, deputati… Oggi quando scatta per caso un attacco del centrodestra </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">alla nuova direzione,scatta immediatamente </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">il soccorso da parte di tutti gli esponenti<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">politici del centrosinistra. Siccome con me </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">non succedeva, comincio a pensare di non<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">potermi definire lottizzato al 100per cento.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">Perché lei e Gad Lerner vi volete tanto bene?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Non mi sembra un argomento serio, Lerner. </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">È una persona che mi mette tristezza.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Non ci perdo proprio tempo. Andiamo oltre.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">Quando è apparso in video l’ultima volta </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">come direttore del Tg1, anche lei ha sventolato </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">un foglietto bianco, ripetendo il gesto </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">che fece Lerner quando si dimise da direttore </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">del Tg1. Cosa voleva dire?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Ringraziavo <st1:PersonName ProductID="la Rai" w:st="on">la Rai</st1:PersonName> per l’opportunità professionale </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Che mi aveva offerto.Ho sventolato il </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Fogliettino (facendo una piccola birichinata </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">anch’io) per dire che io me ne andavo </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">ma non avevo raccomandazioni da sventolare. Che ero diverso da lui.L’ho fatto per divertirmi. </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Non parlo del Tg1 almeno per un anno:non mi permetto di criticare </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">un lavoro appena cominciato.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">Lei ha avuto il coraggio di sospendere </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">dal video per insubordinazione<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">Francesco Giorgino </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">al culmine della fama, </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">scatenando le ire del Cdr. Lo </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">rifarebbe?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none">Assolutamente si. Tra direttori e conduttori, <SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">se viene a mancare la fiducia,<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">è normale che si prendano provvedimenti.</FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Però Giorgino è un bravo professionista<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">ed è una brava persona: dopo un certo periodo è </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">tornato in conduzione, in un’edizione</FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">diversa. I direttori non devono mai </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">conservare rancori.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">I rapporti con le redazioni che ha diretto </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">hanno conosciuto alti e bassi, ci sono state </FONT></SPAN></B><B><SPAN style="FONT-SIZE: 8.5pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><FONT face="Times New Roman">tensioni. Perché?<o:p></o:p></FONT></SPAN></B></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Motivi politici. Io non sopporto quando</FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">la gente tutela le rendite di posizione a prescindere </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">da quello che è giusto fare.Una <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>redazione deve cercare di stare al passo coi </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">tempi, </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">non si deve sclerotizzare. Quella del Tg1 </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">era una redazione assolutamente sclerotizzata </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">con gruppi di potere interno che cercavano<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">di condizionare il lavoro dei direttori. </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Ho detto dei direttori,non del solo direttore<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Mimun. Ma io ero poco propenso ad accettare </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">condizionamenti, e soprattutto appena </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">arrivato ho spiegato che dei conduttori in </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">quanto tali non mi importava niente, <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>perché mi </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">interessava molto di più il prodotto </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">collettivo che non gli acuti delle star… Insomma, </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">non ho ottenuto una predisposizione positiva.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">Ci vuole un fisico bestiale per fare </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">il direttore di un tg Rai. Sono talmente<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">tante le cose burocratiche, le beghe sindacali </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">e quelle politiche, che poi al lavoro non si </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">dedica tutto quel che si vorrebbe. Se avessi </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">avuto cinque minuti di tempo in più,mi sarei </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">dedicato di più al giornale.Non a inventare </FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><FONT face="Times New Roman">il modo per fregare l’opposizione.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><o:p><FONT face="Times New Roman">&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><o:p><FONT face="Times New Roman">&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Black; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Black"><o:p><FONT face="Times New Roman">&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: SwiftEF-Light; mso-bidi-font-family: SwiftEF-Light"><o:p><FONT face="Times New Roman">&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: GriffithGothic-Ultra; mso-bidi-font-family: GriffithGothic-Ultra"><o:p><FONT face="Times New Roman">&nbsp;</FONT></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070412223852" TYPE="" ACTIVE="YES" DATE="12/04/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[PAOLO LIGUORI]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P><BR><STRONG>
<TABLE id=22365614 cellSpacing=0 cellPadding=0 border=0>
<TBODY>
<TR>
<TD vAlign=top>
<P><STRONG>La politica? Roba da cimici<BR></STRONG><BR>HA LAVORATO PRATICAMENTE su tutti i tipi<BR>di media. Unpo’ per fortuna – «finora<BR>mi sono sempre trovato nel posto<BR>che mi piaceva di più al momento giusto<BR>» –un po’ per la continua voglia di sperimentare.<BR>Paolo Liguori, oggi a capo di<BR>Tgcom, la più importante testata multimediale<BR>online italiana, ha alle spalle un<BR>esordio sulla stampa con Indro Montanelli<BR>e un paio d’anni alla direzione del Sabato,<BR>quando il direttore di TempiLuigi Amicone<BR>era un semplice redattore. «Era simpatico<BR>come lo è adesso. Uno scombinato,<BR>molto genuino e spontaneo. Tutto il contrario<BR>di uno che avresti pensato a fare il<BR>fondatore, l’organizzatore e il direttore di<BR>un settimanale».</P></TD>
<TD vAlign=top><IMG style="WIDTH: 192px; HEIGHT: 209px" height=1048 src="http://www.michellenouri.com/public/images/174200722332_liguori.jpg" width=922></TD></TR></TBODY></TABLE><BR></STRONG><STRONG>Direttore, lei ha lavorato su carta stampata,<BR>tv, internet. Qual è l’esperienza che<BR>ha trovato più congeniale?</STRONG></P>
<P>L’esperienza più congeniale è sempre<BR>l’ultima. Di volta in volta la più congeniale<BR>era quella che facevo. La curiosità mi ha<BR>spinto a provarle tutte, questo è vero. Però<BR>ho anche avuto la fortuna di poter scegliere<BR>le cose giuste nei momenti giusti. Quando<BR>ho fatto il giornalista in un quotidiano<BR>ho avuto la fortuna di farlo con Montanelli.<BR>Poi mi hanno proposto di fare il direttore<BR>di settimanale e Il Sabatoè stata un’esperienza<BR>importantissima per la mia formazione.<BR>Quando ho fatto il direttore di Tg è<BR>stato nel momento più importante della<BR>televisione privata. Oggi invece<BR>mi trovo in questo snodo del<BR>multimediale perché penso sia<BR>il futuro della comunicazione.</P>
<P><STRONG>Quali frontiere giornalistiche<BR>e tecnologiche vuole conquistare<BR>con Tgcom?</STRONG></P>
<P>Con Tgcom sto sperimentando<BR>un sistema misto che<BR>unisce il modo di comunicare<BR>di internet a quello della televisione.<BR>Poi sto lavorando al progetto di fornire il servizio informativo su<BR>più piattaforme contemporaneamente. Il<BR>modo tradizionale di lavorare, specializzato<BR>per piattaforme, è vecchio come concezione:<BR>se stai in tv ti vede solo chi accende<BR>la tv, invece quando io sto su tutte le<BR>piattaforme contemporaneamente, da internet<BR>al telefonino, il mio pubblico è un<BR>mio cliente per tutto il giorno.</P>
<P><STRONG>Qual è il telegiornale italiano più efficace?</STRONG></P>
<P>Il Tg5, che si è creato un pubblico nuovo<BR>ed esclusivo ricavandolo dal pubblico<BR>unitario che esisteva fino ad allora e guardava<BR>“il” telegiornale, quello del Tg1. Tutti<BR>gli altri telegiornali non hanno un pubblico<BR>esclusivo: chi guarda Studio Aperto o<BR>Fede, non guarda solo Studio Aperto o Fede,<BR>deve passare per forza dal crocevia del<BR>Tg1 o del Tg5, i due telegiornali principali<BR>della giornata. Il Tg5 è entrato e ha diviso<BR>il pubblico. Il pubblico più anziano e tradizionale<BR>guarda il Tg1, il pubblico più giovane<BR>e dinamico il Tg5.</P>
<P><STRONG>Che cosa non va nei telegiornali italiani?</STRONG></P>
<P>Assomigliano troppo a dei programmi.<BR>Invece i telegiornali dovrebbero essere pensati<BR>come una fascia di informazione diretta<BR>al pubblico efficace e sintetica. Invece in Italia esistono o sono esistiti il telegiornale<BR>di Giordano, il telegiornale di Fede, il<BR>telegiornale di Mentana… sono delle forme<BR>di spettacolo, non sono dei telegiornali<BR>allo stato puro.</P>
<P><STRONG>Ma forse è il pubblico che chiede lo spettacolino…</STRONG></P>
<P>Sì, è così. Se tu fai un telegiornale su<BR>Italia Uno che sia normale informazione,<BR>fa meno spettatori. Se lo fai più simile ai difetti<BR>del pubblico di Italia Uno, allora diventano<BR>di più. Ma quello che conta è l’informazione<BR>che hai dato, non il punto in<BR>più di audience che fai.</P>
<P><STRONG>Fino a qualche anno fa la si trovava in tv a<BR>dibattere di politica, oggi discute quasi<BR>sempre di sport. Perché questo riflusso?</STRONG></P>
<P>Il riflusso non è mio, è della politica.<BR>È la politica che si è resa meno interessanInvete<BR>del calcio.</P>
<P><STRONG>C’è stata Calciopoli e tutti si sono<BR>strappati le vesti per lo scandalo,<BR>ma Moggi e Biscardi continuano<BR>a spopolare in tivù. Come<BR>mai?</STRONG></P>
<P>Spopolare? Quando Moggi va<BR>nelle trasmissioni fa calare l’ascolto.<BR>E Biscardi è confinato<BR>in una tv quasi invisibile. Però Biscardi è<BR>stato penalizzato eccessivamente, soltanto<BR>perché telefonava a Moggi. Moggi invece<BR>fa la vittima ma non è vittima di nulla.<BR>È multimilionario, è solo uscito dal calcio,<BR>non dalla vita. Non è finito in carcere e<BR>non è stato estromesso dalla società civile.<BR>Gli basterebbe fare come fanno gli altri 56<BR>milioni di italiani, cioè fare una vita normale<BR>anche senza fare il dirigente di calcio,<BR>e starebbe benissimo. Chiedere a uno di<BR>allontanarsi dal mondo del calcio perché<BR>è stato scoperto a barare non significa ucciderlo.<BR>Semplicemente non si gioca più<BR>con lui perché imbroglia.</P>
<P><STRONG>Mastella ha abbandonato la trasmissione<BR>di Michele Santoro accusando il conduttore<BR>di faziosità e di volergli far fare la figura<BR>dello stupido. Santoro gli ha dato dell’arrogante.<BR>Chi aveva ragione dei due?</STRONG></P>
<P>Nella sostanza dello scontro, aveva ragione<BR>Mastella. Ma riguardo al fatto di andarsene,<BR>Mastella ha avuto torto per due motivi.<BR>Il primo è che doveva saperlo prima com’è<BR>la trasmissione di Santoro. Il secondo è che<BR>se pensi che il conduttore si sta comportando<BR>in modo arrogante non gli alimenti lo<BR>spettacolo. Se vai a una trasmissione e ti accorgi<BR>di essere finito in una trappola, ti vendichi<BR>tacendo. È l’unico modo<BR>per penalizzare veramente uno<BR>che non ti sta simpatico.</P>
<P><STRONG>Da giovane giornalista è diventato<BR>famoso per un’inchiesta<BR>sugli scandali della ricostruzione<BR>del dopo terremoto in Irpinia.<BR>Oggi qual è l’inchiesta<BR>che manca, quella che Paolo<BR>Liguori vorrebbe fare?</STRONG></P>
<P>Oggi c’è un problema opposto.<BR>Vorrei fare sparire delle inchieste<BR>che non sono vere inchieste,<BR>che non scoprono nulla. La<BR>grande inchiesta sul Policlinico<BR>di Roma è la tipica inchiesta su<BR>uno scandalo che poi si scopre<BR>che non è uno scandalo. Oppure<BR>la grande inchiesta sulle intercettazioni<BR>telefoniche, che<BR>non è una grande inchiesta ma<BR>una battaglia politica condotta<BR>con colpi legittimi e illegittimi.<BR>Preferirei che oggi ci fossero meno<BR>finte inchieste in giro. Ce sono<BR>troppe e inutili.</P>
<P><STRONG></STRONG>&nbsp;</P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070419121704" TYPE="ATTUALITA" ACTIVE="YES" DATE="19/04/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[ENRICO MENTANA]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P><BR>
<TABLE id=121510682 style="HEIGHT: 25px" height=25 cellSpacing=0 cellPadding=0 width="100%" border=0>
<TBODY>
<TR>
<TD vAlign=top>
<P align=left><STRONG>L’ironia di Mentana su Mediaset,<BR>Gasparri, Gentiloni, Santoro, Rossella<BR>e molto altro. «Il governo Prodi?<BR>Sì, l’ho votato. Ma non lo faccio più»</STRONG></P></TD>
<TD vAlign=top><IMG style="WIDTH: 178px; HEIGHT: 283px" height=296 src="http://www.michellenouri.com/public/images/2142007121525_mentana.jpg" width=190></TD></TR></TBODY></TABLE><BR>QUELLO CHE ENRICOMENTANA HA FATTO nella<BR>vita lo sanno tutti, perché tutti lo<BR>hanno visto. In tv. Mentana oggi è direttore<BR>editoriale di Mediaset e conduce<BR>Matrix, ma fino al 2004 è stato il direttore<BR>storico del Tg5, che oltre ad averlo reso probabilmente<BR>il mezzobusto più famoso d’Italia<BR>gli ha dato anche la soddisfazione di<BR>battere in ascolti tutte le testate Rai in cui<BR>aveva fatto la sua (breve) gavetta, compreso<BR>l’inarrivabile Tg1. Correva l’anno 1992.<BR>«Era la prima volta che succedeva nella storia<BR>della tv», racconta a Tempi. «Avevamo<BR>creato un prodotto da zero e in pochi mesi<BR>lo portammo a competere per la supremazia<BR>assoluta. Si può ben immaginare<BR>quanto fu gratificante».<BR>Solo merito di un format innovativo?<BR>Non solo. Bisogna metterci anche un altro<BR>aspetto, quello più importante: il Tg5 non<BR>doveva pagare servitù politiche. Sa, erano gli<BR>ultimi mesi della cosiddetta Prima Repubblica,<BR>i tg Rai erano intossicati dall’ossequio ai<BR>partiti. E cinque settimane dopo la nascita<BR>del Tg5 scoppiò Tangentopoli: per noi era<BR>l’occasione di misurarci con gli altri innanzitutto<BR>sulla capacità, ma anche sulla libertà<BR>di darele notizie. In quello non fummo secondi<BR>a nessuno.<BR>Non si può certo dire che lei sia berlusconiano,<BR>eppure non ha approfittato della rimozione<BR>dal Tg5 per autoproclamarsi martire.<BR>Anzi, è rimasto nell’azienda del Cavaliere.<BR>Sono stato costretto a lasciare il Tg5, ma<BR>non capisco perché avrei dovuto recriminare.<BR>È vero, mi veniva tolta la creatura che avevo<BR>provveduto a creare, però è legittimo che<BR>un’azienda decida di cambiare direttore dopo<BR>tredici anni. Non si può dire che sia un periodo<BR>di tempo troppo corto, no? E poi mi avevano<BR>sempre lasciato fare quello che volevo,<BR>era giusto non lasciare chi mi aveva dato<BR>quell’opportunità.<BR>Però i telespettatori hanno tempestato la<BR>redazione di e-mail di protesta.<BR>È vero e ho molto apprezzato. Ma è vero<BR>anche che non bisogna essere orfani di se<BR>stessi. Non si può vivere nel ricordo di quello<BR>che si è fatto. In fondo ho avuto la fortuna<BR>di fare in prima persona l’esperienza lavorativa<BR>più importante che si poteva fare in quel<BR>periodo. Quindi che rimpianti dovrei avere?<BR>Ma per la defenestrazione di Santoro dalla<BR>Rai si oscurò il sole e si aprirono fenditure nella<BR>terra. Per lei a stento qualche articolino.<BR>Se avessi voluto creare una drammatizzazione<BR>politica, forse qualche articolo in<BR>più ci sarebbe stato. Ma io non amo l’idea di<BR>essere considerato indispensabile e non volevo<BR>fare scenate. Non ho mai nascosto che<BR>sono stato rimosso contro la mia volontà,<BR>ma è legittimo che un’azienda cambi direttore.<BR>Ci mancherebbe altro. So anche che la<BR>scelta era dettata da necessità del “referente<BR>politico” di Mediaset, cioè di Berlusconi,<BR>ma non è nella mia cultura fare il martire<BR>della sinistra o cose del genere.<BR>Il Tg5 di Carlo Rossella vale quanto il suo?<BR>L’ultima cosa che farei è giudicare un<BR>prodotto fatto da qualcuno dopo di me. Ogni<BR>direttore fa il tg secondo i parametri politici,<BR>morali, etici che vuole dargli. Anche Rossella<BR>fa il suo tg, è nel suo diritto e penso che<BR>sarà ricordato come un buon direttore.<BR>Come va la sfida fra Matrixe Porta a Porta?<BR>Finirà come quella fra Tg5 e Tg1?<BR>Finirà che vincono tutti, perché alla fine<BR>ci si divide il pubblico e diventa meno importante<BR>sapere chi vince giorno per giorno.<BR>Sta dicendo che l’Auditel non conta? C’è<BR>chi sostiene che non dovrebbe esistere.<BR>Dico che l’Auditel interessa molto noi<BR>che facciamo tv, per niente gli spettatori.<BR>Non serve per sapere chi è più bravo, ma per<BR>stabilirequantodeveessere pagata la pubblicità<BR>all’interno dei programmi. Quindi chi<BR>vuole abolirlo non sa di cosa parla. Ma siamo<BR>noi della tv che dobbiamo controllarlo, per<BR>sapere se il prodotto ha un pubblico numericamenteadeguato.<BR>Perché uno magari può<BR>fare una cosa bellissima, ma se piace solo a<BR>lui equivale a un gesto di autoerotismo.<BR>Ha dedicato numerose puntate ad argomenti<BR>come Il codice Da Vincie le teorie dietrologiche<BR>sull’11 settembre. Non le pare, a volte,<BR>di eccedere nelle concessioni all’Auditel?<BR>No. È tutt’altro che scontato che una trasmissione<BR>sull’11 settembre, per esempio,<BR>faccia ascolto: molte di quelle “teorie alternative”<BR>sono sconosciute al pubblico. Certamente<BR>è un altro conto parlare del Codice Da<BR>Vinci, che è un fenomeno straordinario. Però,<BR>concessione o non concessione, quando<BR>unlibro vende svariati milioni di copie non<BR>si capisce perché non se ne deve parlare. Peraltro<BR>non c’è giornale che non abbia scritto<BR>qualcosa sul Codice Da Vinci.Èun po’ come<BR>le polemiche che fanno contro Bruno Vespa<BR>che porta in studio il plastico della casa di Cogne:<BR>l’altro giorno, quando al processo d’appello<BR>il pm ha chiesto 30 anni per la Franzoni,<BR>tutti i giornali avevano il disegnino della<BR>villa in cui fu ucciso quel piccolo bambino.<BR>A volte alla tv non si perdona quello che gli<BR>altri media fanno tranquillamente.<BR>Se avesse carta bianca sui palinsesti Rai e<BR>Mediaset, su cosa metterebbe le mani?<BR>Sulla domenica pomeriggio. Al di là di come<BR>vengono fatte oggi da questo o da quello,<BR>la stortura è nell’idea di fare<BR>trasmissioni di sei ore: alla fine<BR>diventano per forza zibaldoni.<BR>Legge Gasparri, ddl Gentiloni.<BR>Meglio la prima o il secondo?<BR>La Gasparri eratroppo benevola<BR>nei confronti dell’esistente,<BR>di Mediaset. La Gentiloni, invece,<BR>ha l’effetto contrario. La volontà<BR>non so, ma l’effettoèquello.<BR>Certo, quello di Gentiloni è<BR>ancora un disegno di legge che deve passare<BR>al vaglio del Parlamentoepuò cambiarechissà<BR>quante volte. Ma l’impressione è quella.<BR>Alle ultime elezioni, dopo anni di astensionismo,<BR>ha votato e ha votato proprio a sinistra.<BR>Alle prossime elezioni pensa di tornare<BR>a votare? Per chi, se si può chiedere?<BR>Non mi sono pentito, nel senso che non<BR>sono uno che si pente delle cose che fa, però<BR>se si votasse oggi non andrei a votare. Il mio<BR>è stato più un giudizio su chi aveva governato<BR>che una speranza nei confronti di chi stava<BR>per governare. Ma oggi non darei più nemmeno<BR>quella apertura di credito al nuovo. O<BR>perlomeno non la darei così a cuor leggero.<BR>Domanda d’obbligo: che dire di Vallettopoli?<BR>Vallettopoli ha un difetto: non si capiscono<BR>bene i contorni dei reati, se davvero ci sono<BR>stati tentativi di estorsione o no. Ma forse<BR>è anche il suo fascino. Si sta a metà tra ciò<BR>che è immorale e ciò che è illegale senza capire<BR>qual è il confine, se c’è un confine.<BR>Antonella Boralevi ha scritto che lei è «feroce<BR>e sarcastico».<BR>Sì, ho un atteggiamento ironico rispetto<BR>alla vita, quindi passo per feroce e sarcastico,<BR>per uno che prende per i fondelli tutti, insomma.<BR>E probabilmente lo sono.<BR>Lei è il marito di Miss Italia. Ci avrebbe mai<BR>creduto, da ragazzino?<BR>Posso rispondere con una battuta?<BR>Quando ero ragazzino quella Miss Italia<BR>non era ancora nata.</P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070531001148" TYPE="ATTUALITA" ACTIVE="YES" DATE="31/05/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[EMILIO CARELLI. Alla velocità del satellite]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P>Carelli racconta il bello (e il brutto)<BR>di fare un tg che dura 24 ore. Spiega<BR>che Mediaset non gli interessa più,<BR>e che Murdoch una volta gli disse…</P>
<P><BR>QUANDO IN ITALIA SI DISCUTE DI TELEGIORNALI<BR>tutti pensano al Tg5 e a quelli dei<BR>canali Rai, ma il Premio regia televisiva<BR>come miglior tg quest’anno lo ha vinto<BR>un notiziario di nicchia come Sky Tg24.<BR>Un fatto nuovo con cui fare i conti e del quale<BR>si può tentare di fare un primo bilancio.<BR>«Abbiamo fatto un tg innovativo, fra quelli<BR>italiani il più indipendente dalla politica,<BR>trattata sempre con spirito critico e seguendo<BR>i criteri di notiziabilità», ci spiega il direttore<BR>Emilio Carelli, già firma storica dei<BR>tg Mediaset. «Un tg in onda ogni mezz’ora<BR>per 24 ore al giorno, e che utilizza tecnologie<BR>nuove, come il servizio “Active”: il telespettatore<BR>sceglie la notizia che vuole accedendo<BR>a un mosaico di sei finestre che offrono<BR>sei canali diversi di informazione».</P>
<P>Lei è stato vicedirettore di Studio Aperto,<BR>Tg5 e TgCom prima di diventare direttore<BR>Sky. Cosa cambia a dirigere un tg che va in<BR>onda in edizioni successive e uno che va in<BR>onda in un flusso continuo?</P>
<P>La mole di lavoro è superiore e l’ottica<BR>cambia completamente. Un tg in flusso continuo<BR>punta tantissimo sulla diretta. Quando<BR>si fa un tg che ha la cadenza degli orari canonici,<BR>le tredici e le venti, lo si costruisce tutta<BR>la mattina e tutto il pomeriggio, si fa una<BR>scaletta di 12-13 notizie, con servizi chiusi.<BR>Qui da noi è tutto diverso: se la notizia importante<BR>in quel momento è un attentato si può<BR>anche scegliere di stare 2-3-4 ore in diretta su<BR>quella notizia, aggiornandola continuamente.<BR>E questo è possibile perché abbiamo una<BR>flotta di 12 pulmini satellitari sparsi per tutta<BR>l’Italia che ci permettono di realizzare<BR>quello che è un po’ il sogno di tutti i tg: coprire<BR>gli eventi in diretta.</P>
<P>Della linea editoriale di Sky Tg24 lei ha detto:<BR>«Inseguiamo l’indipendenza e l’obiettività<BR>». Però Sky ha fama di essere una tv politicamente<BR>corretta. Per esempio dietro<BR>alla vostra “maratona di 24 ore per la libertà<BR>della ricerca” c’è chi ha visto un’apertura<BR>alla ricerca sulle staminali embrionali,<BR>che per molti non è altro che una manipolazione<BR>della vita umana.</P>
<P>Negli ultimi mesi abbiamo dato spazio a<BR>campagne di impegno sociale. Contro i mutamenti<BR>climatici, le morti bianche eccetera.<BR>La maratona sulla libertà di ricerca rientrava<BR>in questo ambito. Non è stata a favore né<BR>contro la ricerca sugli embrioni, è stata una<BR>giornata durante la quale hanno preso la parola<BR>tutti, laici e scienziati, ma anche esponenti<BR>della Chiesa cattolica che hanno potuto<BR>esprimere le loro posizioni. Abbiamo dato<BR>identico spazio al Family day e alla manifestazione<BR>a favore dei Dico che c’era stata<BR>nelle settimane precedenti.</P>
<P>Quando Sky è arrivata in Italia tutti avevano<BR>paura di Rupert Murdoch, delle sue idee<BR>politiche e della possibilità che gli venisse<BR>ceduta Mediaset.</P>
<P>Murdoch è un grande editore, che lascia<BR>il massimo della libertà ai suoi giornalisti.<BR>L’unico suggerimento che mi ha dato è stato:<BR>«Guarda tutti gli altri canali news del<BR>mondo, poi cancella tutto e fai il canale di<BR>news che pensi sia il migliore per l’Italia». È<BR>una persona molto informale e piacevole,<BR>che nella discussione va sempre al sodo.</P>
<P>Avete creato una trasmissione che si chiama<BR>Reporter diffuso, fatta di filmati non<BR>professionali. Perché?</P>
<P>È stata una mia idea di cui sono molto orgoglioso.<BR>È partita dalla constatazione che<BR>negli ultimi anni questo fenomeno si è allargato<BR>sempre più in tutto il mondo. Ad esempio<BR>nel giorno dell’attentato alla Torri Gemelle<BR>più del 70 per cento delle immagini<BR>circolate su internet a proposito di quell’evento<BR>non erano di origine professionale ma<BR>erano state messe in rete da normali cittadini<BR>testimoni dei fatti. Hanno fotografato con<BR>il telefonino o la telecamera quello che stavano<BR>vedendo e lo hanno messo in rete attraverso<BR>blog e siti. È una forma di giornalismo<BR>non professionale che non potrà mai sostituire<BR>quello professionale, ma che lo sta affiancando<BR>gradualmente e sta prendendo piede.<BR>Di qui l’idea di dare ai nostri telespettatori<BR>la possibilità di mandarci i loro video.<BR>Questa trasmissione ci ha dato una grande<BR>visibilità su internet, che è il luogo privilegiato<BR>del reporter diffuso.<BR>Dopo che sono usciti per la prima volta i dati<BR>Auditel sulle tv satellitari, qualcuno ha<BR>parlato di “nanoshare” a proposito di Sky e<BR>soprattutto di Sky Tg24. Come si difende?<BR>Non mi devo difendere perché non penso<BR>che siamo attaccati. Noi abbiamo cercato<BR>di fareun tg di qualità. Il datocertificato dall’Auditel<BR>è che noi ogni giorno raggiungiamo<BR>dal milione e 300 mila al milione e 500 mila<BR>spettatori, e io penso che questo sia un ottimo<BR>risultato. La fruizione della tv sul satellite<BR>è diversa dalla fruizione della tv generalista,<BR>e la fruizione dei canali all news è diversa<BR>dalla fruizione del tg classico: l’ascolto è<BR>spalmato su tutte le ventiquattro ore. L’altra<BR>cosa da sottolineare è che per una tv a pagamento<BR>come Sky sul satellite il dato importante<BR>non è il numero dei telespettatori, ma<BR>il numerodegli abbonati. Il fatto che Sky Italia<BR>sia passata da meno di due milioni di abbonati<BR>a quattro milioni e 180 mila nel giro<BR>di tre anni, questo è il vero risultato.</P>
<P>Nelle interviste lei dichiara di amare la tv<BR>intelligente e di detestare giochi, fiction,<BR>reality. Ma tutti i direttori di tg esprimono<BR>questa valutazione. Allora perché non fate<BR>qualcosa per ripulire la tv? Non sarà che fa<BR>comodo anche a voi?</P>
<P>Noi qualcosa lo abbiamo fatto: siamo l’unico<BR>tg in Italia che non ha mai fatto un servizio<BR>sulla Lecciso, sui calendari, sui reality,<BR>sul Grande Fratello, sulla Fattoria, ecc. Altri<BR>tg invece hanno dato ampio spazio a queste<BR>cose per alzare i propri ascolti.</P>
<P>Si parla di nuove nomine nei tg Mediaset.<BR>Dopo il Premio regia televisiva, lei è un papabile.<BR>Tornerebbe a Mediaset?</P>
<P>No, non penso di essere papabile e comunque<BR>non ho intenzione di lasciare Sky<BR>Tg24: l’esperienza che sto facendo qui è molto<BR>importante e divertente per la mia vita<BR>professionale. Non mi risulta di essere candidato<BR>a nulla, anche perché le candidature<BR>ai tg sono spesso politiche, e mi sembradi essere<BR>un po’ fuori da questo tipo di logiche.</P>
<P><BR>&nbsp;</P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070621001502" TYPE="" ACTIVE="YES" DATE="21/06/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[CESARE LANZA. La teleinerzia]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P>Scaldare il pubblico con le risse, mai proporgli<BR>troppe novità. È la formula dell’intrattenimento.<BR>«Sì, andrebbe cambiata, ma finché funziona…»</P>
<P>LA MAGGIOR PARTE DELLA SUA VITA Cesare<BR>Lanza l’ha passata a dirigere quotidiani<BR>( Il Secolo XIX, Il Corriere dell’informazione,<BR>Il Lavoro, La Notte) e a scrivere<BR>romanzi o libri sul gioco d’azzardo.<BR>L’autore televisivo di successo lo fa dal<BR>1999, prima in Rai, con Domenica In,poi<BR>l’approdo alla Buona Domenicadi Mediaset,<BR>con un passaggio importante nel 2005<BR>al Festival di Sanremo, vera vetrina nazional<BR>popolare italiana. Non c’è dunque persona<BR>più adatta di lui per svelare i segreti<BR>della tanto bistrattata quanto seguita tv<BR>di intrattenimento.</P>
<P>Quali sono le regole dell’audience di contenitori<BR>come Domenica Ine Buona Domenica?</P>
<P>Il segreto del loro successo sta nel fatto<BR>che si rivolgono ad un pubblico ben preciso,<BR>quello che la domenica pomeriggio<BR>ama stare in casa per necessità, o per via<BR>dell’età o perché dispone di risorse economiche<BR>limitate. Ma anche semplicemente<BR>perché ha abitudini casalinghe. Con questo<BR>pubblico ci sono dei canoni di riferimento<BR>immutabili: bisogna sorprenderlo,<BR>ma mai sconvolgerlo. Non bisogna eccedere<BR>nelle novità, che non sono gradite.<BR>Un pezzo classico presentato da un cantante<BR>può avere buone speranze di ascolto,<BR>invece il pezzo nuovo quasi sempre ottiene<BR>pessimi ascolti. Domenica Ine Buona<BR>Domenicasono programmi simili, diversi<BR>solo per le fasce d’età, il pubblico di Canale<BR>5 è più giovane. È vero che questi programmi<BR>andrebbero rinnovati con formule<BR>diverse, ma fino a quando faranno au<BR>dience e quindi attireranno investitori<BR>pubblicitari, si andrà avanti così per forza<BR>di inerzia.</P>
<P>Dalla conduttrice alle ballerine, quali sono<BR>le caratteristiche della componente femminile<BR>che producono il successo, oppure l’insuccesso,<BR>di un programma contenitore?</P>
<P>L’elemento femminile è decisivo. Paola<BR>Perego – e mi riferisco al buon successo<BR>di quest’anno di Buona Domenica– si è rivelata<BR>una scelta azzeccatissima perché<BR>piace molto al pubblico femminile ed è<BR>gradita anche a quello maschile. Il segreto<BR>in questi programmi è trovare una conduttrice<BR>che non susciti invidie, gelosie e<BR>risentimenti nelle donne (che compongono<BR>la maggior parte del pubblico della domenica<BR>pomeriggio) e contemporaneamente<BR>attiri il pubblico maschile così da<BR>strapparlo ai programmi sportivi.</P>
<P>Chi vorrebbe avere sempre e chi mai in un<BR>suo programma?</P>
<P>Impossibile averli, ma i mattatori nel<BR>settore maschile sono Fiorello e Paolo Bonolis,<BR>in quello femminile Paola Perego<BR>(che per fortuna ce l’ho), Mara Venier e Maria<BR>De Filippi. Il compito degli autori è molto<BR>più facile se ci sono dei purosangue di<BR>questo tipo. Però responsabilità di un autore<BR>è anche di individuare volti nuovi e di riuscire<BR>a lanciarli.<BR>Uno che non vorrei mai avere, invece,<BR>è Claudio Lippi, che l’anno scorso<BR>ci ha fatto una grande scorrettezza<BR>lasciandoci e inventandosi la giustificazione<BR>della tv di qualità. Una pura invenzione<BR>che ci ha molto danneggiato. E<BR>poi non può essere Claudio Lippi a darci lezioni<BR>sulla qualità, lui che a Buona Domenicaha<BR>interpretato i ruoli più frivoli e superficiali<BR>immaginabili.</P>
<P>Le liti in diretta sono vere o simulate?</P>
<P>Le liti in televisione sono tutte vere perché<BR>ormai tutti quelli che appaiono in televisione<BR>sono convinti che gridando e litigando<BR>si fanno notare. Hanno poco spazio,<BR>quindi in quei pochi secondi o minuti<BR>strillano per mettersi in evidenza. Noi<BR>cerchiamo di moderare queste liti, ma a<BR>volte la situazione ci scappa di mano. Una<BR>lite autentica fu quella tra Vittorio Sgarbi<BR>e Alessandra Mussolini, come pure quella<BR>tra Alessandro Cecchi Paone e Sgarbi. Poi<BR>invece ci sono le schermaglie dei reality,<BR>che sono improvvisate con malizia, ma più<BR>dai protagonisti stessi che dagli autori.</P>
<P>Quanto c’è di autore e quanto di format nei<BR>programmi di intrattenimento? È vero che<BR>oggi gli autori devono adattarsi al format<BR>molto più che in passato?</P>
<P>Sì, è assolutamente vero, e per me è un<BR>motivo di grande dispiacere, perché l’autore<BR>dovrebbe poter esprimere la propria<BR>fantasia, prendere decisioni e assumersi<BR>la responsabilità di ciò che fa e di ciò che<BR>inventa. In realtà non è così. Oramai i format<BR>sono dominanti per motivi e interessi<BR>anche superiori a quelli che la gente può<BR>immaginare. A me piacerebbe moltissimo<BR>poter inventare un programma di sana<BR>pianta, ma ormai i palinsesti sono pieni di<BR>format acquistati dovunque.</P>
<P>Com’è il rapporto di un autore con conduttori<BR>e registi? Ci sono condizionamenti?</P>
<P>Con i registi c’è sempre un rapporto di<BR>normale collaborazione e non ci sono problemi.<BR>Con i conduttori, invece, quando il<BR>conduttore è anche autore ed ha una fortissima<BR>personalità vincente, pensiamo a<BR>Bonolis e Fiorello, allora ovviamente i condizionamenti<BR>esistono. I conduttori più<BR>intelligenti ascoltano i consigli degli autori.<BR>Gli altri invece, a volte, sono presi da delirio di onnipotenza, <BR>fanno di testa loro e poi<BR>purtroppo i risultati si vedono.</P>
<P>Una volta Gianni Boncompagni disse che una<BR>trasmissione di cui era autore gli faceva schifo.<BR>Lei si riconosce in quello che fa?</P>
<P>Io ricordo con piacere il Festival di Sanremo<BR>fatto con Bonolis nel 2005. Lì siamo riusciti<BR>grazie a Paolo e grazie ad un affiatamento<BR>anche nel gruppo degli autori a fare quello<BR>che volevamo. Ci sono state altre esperienze,<BR>come il programma sportivo Serie Ain cui Bonolis<BR>fu fortemente osteggiato dalla redazione<BR>sportiva di Canale 5, e le cose non andarono<BR>in porto. Una cosa fondamentale, che vale nella<BR>vita come in televisione, è che se non c’è affiatamento<BR>nel gruppo, se ci sono gelosie e rivalità<BR>quasi sempre il programma non funziona.<BR>Quindi il momento decisivo è la scelta<BR>iniziale tra conduttori, autori e regia. Comunque<BR>ammetto che non sono del tutto contento<BR>di come si fa l’autore oggi. Cerco di adattarmi<BR>come ogni professionista, però i condizionamenti<BR>e i compromessi sono fortissimi.</P>
<P>&nbsp;</P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070705001616" TYPE="ATTUALITA" ACTIVE="YES" DATE="05/07/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[UGO PORCELLI. Diritto d'autore]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P>«Cara mamma Rai, giù le mani<BR>dalle mie idee». L’anima degli show<BR>di Arbore approda a Sanremo, ma<BR>non tradisce lo spirito rivoluzionario<BR>degli anni di Alto Gradimento</P>
<P>«NON È VERO CHE LA RIVOLUZIONE è fallita.<BR>Se si sperimenta, i risultati<BR>arrivano, l’importante è non demordere.<BR>Anche perché con il tempo pure<BR>gli alternativi si normalizzano». Si difende<BR>così Ugo Porcelli, autore e produttore televisivo,<BR>a cui qualcuno potrebbe imputare di<BR>aver tradito lo spirito “rivoluzionario” dei<BR>programmi radiofonici degli anni Settanta<BR>guidati da Renzo Arbore per il più classico<BR>dei format e dei presentatori televisivi,<BR>il Festival di Sanremo<BR>di Pippo Baudo: «Non è che sono<BR>passato da una cosa “rivoluzionaria”<BR>a una cosa “tradizionalista”.<BR>Semplicemente, colgo<BR>le occasioni. E rispetto il palinsesto,<BR>dove i tempi e gli spazi per<BR>sperimentare e verificare l’efficacia<BR>di qualcosa di nuovo non<BR>mancano – pensiamo a Zelig:<BR>dopo anni di seconda serata è<BR>riuscito ad approdare con successo<BR>al prime time –. Quello<BR>che conta è che ci sia la volontà<BR>dei broadcaster di fare cose del<BR>genere, svincolarsi dalla logica degli affari<BR>e puntare, in certi orari, alla ricerca».</P>
<P>Ci vorrebbe anche un po’ di lungimiranza.<BR>Lei polemizzò con la Rai per Colpo di Genio,<BR>una brutta copia del suo I Cervelloni, prima<BR>che fallisse e venisse chiuso. Ha intuito<BR>in anticipo come sarebbe andata a finire?</P>
<P>Io non ho polemizzato. Ho provato amarezza<BR>per il trattamento che venne riservato<BR>a noi autori. Perché quando sei da quarant’anni<BR>un content provider della Rai, autore<BR>di programmi di successo come I Cervelloni,<BR>dove si è affermato come presentatore<BR>di prima serata un personaggio come Paolo<BR>Bonolis, penso che sarebbe stato corretto<BR>interpellarti. Chiedere a me, a noi, inventori<BR>originali e originari del format, cosa ne<BR>pensassimo di un remake come Colpo di<BR>Genio. Invece no, la Rai lo affida alla Endemol,<BR>e tanti saluti. Dei vecchi autori si è salvato<BR>solo Federico Moccia, escludendo me,<BR>Marco Luci e Alfredo Cerruti.</P>
<P>Con voi sarebbe andata diversamente?</P>
<P>Non dico che ci sarebbe venuto meglio,<BR>dico che le invenzioni mostrate nelle prime<BR>puntate noi le avevamo già scartate dieci<BR>anni prima. Ma conoscere il mercato delle<BR>invenzioni non basta se non immagini che<BR>anche una grande azienda come la Rai sia<BR>capace di simili cattiverie. Tenga conto che<BR>per altri due programmi in precedenza ci è<BR>stato riservato lo stesso trattamento ( Fantastica<BR>italianae Stasera mi butto, che avevo<BR>firmato insieme a Pier Francesco Pingitore,<BR>Alfredo Cerruti e Arnaldo Santoro). Per tre<BR>estati il nostro Stasera mi buttogirato al<BR>Bandiera Gialla di Rimini andò benissimo.<BR>Adesso neanche ci interpellano. Lo danno in<BR>appalto fuori, punto e basta. Mi auguro che<BR>prima o poi qualcuno approvi una legge che<BR>impedisca di fare contratti a solo vantaggio<BR>del broadcaster. Perché lei sa come funziona<BR>adesso? La Rai diventa proprietaria dell’idea<BR>e del tuo progetto e ne fa l’uso che vuole.<BR>Addirittura ti fa firmare una liberatoria<BR>perché possano venire utilizzati altri autori in caso venissero realizzate altre<BR>serie dello stesso progetto.<BR>Assurdo. La titolarità deve rimanere<BR>a chi ha avuto l’idea e deve<BR>poterla sfruttare.</P>
<P>Cesare Lanza ha dichiarato a<BR>Tempiche i format condizionano<BR>la creatività degli autori,<BR>che ciò accade «anche per<BR>interessi superiori a quelli che<BR>il pubblico può immaginare». A<BR>cosa allude?</P>
<P>Io non so quello che immagina<BR>Lanza. Quello che ho capito<BR>è che ci sono dei contratti-quadro<BR>tra società di produzione<BR>esterne e la Rai, che la impegnano<BR>a produrre con loro per due,<BR>tre anni, con dei minimi garantiti.<BR>In sostanza, che si debba per<BR>forza ricorrere ai prodotti di certe<BR>società che si pongono come<BR>licenziatarie di format che provengono<BR>dall’estero: un modo<BR>per non cedere completamente<BR>(quello che lamento io) i format<BR>sine die alla Rai o a Mediaset.<BR>Peccato che così un’azienda come<BR>la Rai rinuncia alla sua identità televisiva<BR>– un’identità di tutto rispetto – e con essa<BR>al ruolo di protagonista del made in Italy,<BR>pronta a competere nell’esportazione di programmi<BR>nuovi. Ma lei sa che a volte ci ritornano<BR>indietro come format stranieri, programmi<BR>che le televisioni estere hanno interamente<BR>scopiazzato da noi?</P>
<P>La tv italiana è recentemente stata scossa<BR>dallo scandalo Vallettopoli…</P>
<P>Cose che ci sono sempre state e sempre<BR>ci saranno. Solo che per ragioni politiche e<BR>giornalistiche parlarne oggi fa notizia, di<BR>ogni cosa si fa uno scandalo.</P>
<P>Belle, intelligenti o oche giulive: quanto contano<BR>e quali sono le donne che fanno funzionare<BR>l’audience dell’intrattenimento?</P>
<P>Contano eccome. Personaggi come la Binon hanno solo presenza e intelligenza, hanno<BR>tutto quello che serve per superare molti<BR>colleghi maschi. Le oche giulive ci sono<BR>perché è uno stereotipo maschilista a volerle.<BR>Poi, vai a vedere e scopri che molte di loro<BR>sono laureate e fanno le vallette semplicemente<BR>perché stanno studiando o hanno<BR>appena finito gli studi e cercano lavoro: sanno<BR>di essere carine e si sfruttano in quanto<BR>carine. Anche facendo le oche giulive. Mica<BR>è facile che il presentatore ti lasci spazio.<BR>Forse che il primo attore comico in teatro lascerebbe<BR>l’ultima battuta all’attrice carina?<BR>Non ci pensa proprio. E così è in televisione:<BR>se vuoi farla, fingi di essere oca e giuliva,<BR>poi, se hai talento, fotti il maschio.</P>
<P>In mezzo secolo in Italia tutto è cambiato<BR>tranne il Festival di Sanremo e Pippo Baudo,<BR>i mattatori dello share. Perché il gusto<BR>televisivo è rimasto così conservatore?</P>
<P>Sanremo è come il Capodanno, il Natale,<BR>la Pasqua: tutti lo celebrano.</P>
<P>Ora che sta facendo, domani cosa farà?</P>
<P>In questo momento sto preparando venti<BR>dvd per Rai Trade e Rcs con il meglio dei<BR>programmi realizzati da Arbore come Alto<BR>Gradimento, L’Altra Domenica, Quelli della<BR>notte, Indietro Tutta!, Aspettando Sanremoe<BR>i suoi concerti in giro per il mondo. Li<BR>sta pubblicando il settimanale Oggie stanno<BR>andando molto bene. In programma c’è<BR>poi la prossima edizione di Ieri, oggi e domani,<BR>sempre per Domenica Ine sempre con<BR>Pippo Baudo. Che, come l’anno scorso, è stato<BR>riconfermato per il Festival… Ergo: prossimo<BR>anno, missa solemnis a Sanremo e poi<BR>la messa vespertina della domenica.</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>&nbsp;</P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070719202621" TYPE="ATTUALITA" ACTIVE="YES" DATE="19/07/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Renzo Arbore Settant’anni di alto gradimento]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P>Il ritorno in tv? Nel 2008,<BR>«ma solo se la Rai mi<BR>corteggia come si deve».<BR>Lo showman racconta<BR>l’amore per la radio,<BR>l’America, i rimpianti.<BR>E ci scappa pure un<BR>indietro tutta per Prodi</P>
<P><IMG src="http://www.michellenouri.com/public/images/13920070223_arbore.jpg"></P>
<P>I SUOI SETTANT’ANNI DI ALTO GRADIMENTORenzo<BR>Arbore si prepara a festeggiarli lontano<BR>dalla televisione e vicino, molto<BR>vicino, alla gente che riempie le platee dei<BR>suoi concerti.</P>
<P>Come trova la televisione oggi?</P>
<P>Malata di auditel. E nel suo nome si<BR>commettono molti misfatti. Non voglio dire<BR>che non si facciano programmi buoni,<BR>anche autentici, però in generale quel che<BR>passa il convento non è granché. E non è<BR>una buona cosa che si guardino programmi<BR>solo per qualche prurito o scandaletto<BR>montato ad arte. Con l’introduzione del<BR>qualitel, le cose potrebbero cambiare.</P>
<P>Qual è il suo tg preferito lei che viene, come<BR>noto, sempre “dopo il tg”?</P>
<P>C’è stato un tempo che avevo una simpatia<BR>per il Tg2 di Andrea Barbato, bello e<BR>rivoluzionario, condotto da Piero Angela.<BR>Si è trattato quasi di un esperimento. Dopo<BR>vi sono stati altri tentativi, qualche formula<BR>vispa, ma insomma… Adesso vedo<BR>quello istituzionale, ufficiale, potente come<BR>ascolto, il Tg1. Più per abitudine. Certo<BR>che con l’arrivo del mio amico Clemente<BR>Mimun al Tg5 getterò più di un’occhiata<BR>sulla concorrenza.</P>
<P>Dica la verità: Berlusconi l’ha mai corteggiata<BR>per portarla a Mediaset?</P>
<P>Sì. Lo ha fatto molti anni fa usando tutte<BR>le sue lusinghe. La Rai, ahimè, non mi è<BR>stata molto grata per aver resistito alle sue<BR>avances. E diciamo che anche in questo periodo<BR>la corte dell’azienda è assai blanda.<BR>Però sono io la Rai! Perché so di essere più<BR>importante di quelli che oggi la dirigono.<BR>Sono cosciente di aver fatto programmi importanti.<BR>E molto orgoglioso. Quindi non<BR>vedo perché dovrei andare via da un’azienda<BR>che ho contribuito a creare con la mia<BR>opera. Rinnovando prima la radio con Alto<BR>Gradimentoe poi la televisione con prototipi<BR>di programmi rimasti unici. Dopo<BR>non si è inventato più nulla. Lo dico con<BR>grande presunzione. I fatti parlano chiaro.<BR>Stanno uscendo venti dvd con la mia<BR>opera e mettendo mano a questa iniziativa<BR>mi accorgo sempre di più di aver svolto<BR>un ruolo fondamentale nell’invenzione e<BR>nell’ammodernamento di radio e tv.</P>
<P>Cosa non va nella proposta<BR>della Rai oggi?</P>
<P>Si passa sopra al fatto che<BR>la televisione, poco o tanto, è<BR>un prodotto artistico, che richiede<BR>talento. Se invece rimane<BR>solo un prodotto commerciale,<BR>allora preferisco fare altre<BR>cose, che mi piacciono moltissimo.<BR>E in tutta franchezza:<BR>occorre specializzazione e aver<BR>dato qualcosa nel mondo dello<BR>spettacolo per dirigere una<BR>rete televisiva.</P>
<P>Si può fare una buona televisione<BR>commerciale?</P>
<P>Ci sono delle buone trasmissioni commerciali<BR>che sanno unire quantità a qualità.<BR>Purtroppo sono rare. Cito solo il caso di<BR>Fiorello. Mi piace. Mio erede? Siamo diversi.<BR>Io ho fatto anche cinema e molta musica.<BR>Ci accomuna il gusto per l’entertainment.<BR>Nelle poche occasioni che abbiamo<BR>lavorato insieme ci si è capiti al volo, guardandoci<BR>negli occhi.</P>
<P>A quale della sue trasmissioni si sente più<BR>affezionato?</P>
<P>Quella che ho realizzato<BR>per i sessant’anni della radio. Si<BR>chiamava Cari amici vicini e<BR>lontani. Cinque puntate in prima<BR>serata: un exploit pazzesco<BR>perché visto da 14 milioni di<BR>persone. Lo facevo col cuore trepidante<BR>perché si trattava del<BR>primo programma “nostalgia”<BR>della televisione italiana in un<BR>momento dove la rivisitazione<BR>del passato non era contemplata<BR>dalla tv. Mi ha permesso di<BR>presentare e di parlare con gli<BR>idoli della mia adolescenza.<BR>Perché festeggiando la radio io<BR>festeggiavo Walter Chiari, Franco<BR>Franchi e Ciccio Ingrassia,<BR>Silvio Gigli. E i vecchi presentatori<BR>come Corrado. E poi Monica<BR>Vitti, Alberto Sordi. Quando<BR>lo rivedo in cassetta mi emoziono<BR>come allora. Il programma<BR>più innovativo? Senza dubbio<BR>Indietro tutta, il primo programma totalmente<BR>improvvisato nella storia della tv.</P>
<P>Lei non ha mai nascosto la passione per la<BR>cultura americana, musica, cinema, costume.<BR>Cosa pensa dell’antiamericanismo che<BR>circola in Europa e soprattutto in Italia?</P>
<P>Mi dà molto fastidio. E nel 90 per cento<BR>dei casi è un sentimento meschino, figlio<BR>di invidia e ignoranza. Ma c’è di più: l’antiamericanismo<BR>suggerito e cavalcato da<BR>personaggi mediocri che sanno quanto paga<BR>tra il proprio elettorato. Sfruttando anche<BR>l’ingenuità di una buona fetta di giovani.<BR>Poi c’è una percentuale del dieci per<BR>cento che non condivide la politica estera<BR>degli americani o la pena di morte. Quelli<BR>sono in buona fede e li rispetto. Ma i più sono<BR>in malafede. Non li sopporto proprio.</P>
<P>Perché non fa notizia la repressione quotidiana<BR>dei cristiani nel mondo?</P>
<P>Credo sia un difetto della comunicazione.<BR>C’è una repressione incontestabile dei<BR>cristiani nel mondo. Il pericolo lo aveva avvertito<BR>anche Oriana Fallaci. Ma noi italiani<BR>siamo strani. Siamo aperti alle altre culture<BR>e religioni però non mostriamo particolare<BR>attenzione che lo stesso avvenga ad<BR>esempio nei paesi islamici. Non difendiamo<BR>questo sacrosanto diritto.</P>
<P>Soddisfatto o deluso dopo un anno di Prodi?</P>
<P>La verità è che sono un po’ deluso. Il<BR>governo Prodi prometteva una vita piu<BR>semplice, invece… È una macchina che<BR>procede con difficoltà: una volta si rompe<BR>il carburatore, una volta si sfasciano le<BR>marce… Comunque se Atene piange, Sparta<BR>non ride…</P>
<P>Arbore senza famiglia: una scelta o non c’è<BR>mai stata l’occasione vera?</P>
<P>No, c’è stata qualche occasione, ma l’ho<BR>perduta. Probabilmente, però, se non ho<BR>messo su famiglia significa che stava scritto<BR>così. Forse il mio essere artista, il mio<BR>viaggiare per curiosità e per lavoro, la mia<BR>irrequietezza sentimentale, le mie passioni<BR>ondivaghe hanno contribuito a questa<BR>mancanza. Perché mi manca la famiglia,<BR>mi manca il non essere diventato papà.</P>
<P>E i suoi “figli” artistici sono rimasti tutti fedeli<BR>oppure c’è qualcuno che l’ha delusa?</P>
<P>No… più o meno. I miei figli “artistici”,<BR>casomai, hanno avuto qualche momento<BR>di sbandamento, come i cavalli. Tuttavia<BR>non possono dire che io sia stato un gestore<BR>antipatico, uno sfruttatore cattivo. Infatti<BR>sono rimasti tutti molto legati e non<BR>mi hanno deluso. Qualcuno è andato molto<BR>avanti, qualcuno è rimasto indietro, come<BR>Maurizio Ferrini, ragazzo molto intelligente<BR>che per seguire le sue passioni ha<BR>perso alcuni appuntamenti lavorativi.</P>
<P>Lei è partito con la radio. Qual è il suo fascino<BR>particolare?</P>
<P>Innanzitutto la confidenza che si crea<BR>con gli ascoltatori. Secondo, la radio è uno<BR>strumento antico ma anche modernissimo<BR>perché l’agilità rappresenta la sua grande<BR>forza. Rimane più agile di<BR>internet. Ed è uno strumento<BR>attualissimo. Cioè le scelte che<BR>farà la tv la radio le ha già messe<BR>in atto da tempo. Arriva sempre<BR>per prima.</P>
<P>Oggi si fa tv senza la classica<BR>gavetta. Cosa pensa di queste<BR>“selezioni” facili?</P>
<P>Di questo andazzo francamente penso<BR>male. In ogni caso chi arriva da queste selezioni<BR>un po’ così ha vita breve in tv. Invece<BR>chi dura ha alle spalle anni di gavetta. Una<BR>per tutte: Milly Carlucci. Ma potrei dire lo<BR>stesso per Pippo Baudo. Le fondamenta per<BR>fare un grattacielo le devi avere. Belle e solide.<BR>Tutto il resto è effimero e disarmante.</P>
<P>Una curiosità. Boncompagni è così cinico<BR>come appare sulla lettera quotidiana che<BR>scrive per Il Foglio?</P>
<P>Certamente lui ha un umorismo toscano<BR>che lo rende disincantato. Però sotto<BR>sotto anche Gianni ha delle grosse tenerezze.<BR>Basta vedere il rapporto con suo nipote<BR>e capisci che il suo cinismo è un cinismo di<BR>cultura, di tradizione.</P>
<P>Perché non la vediamo così spesso in tv?</P>
<P>Io faccio l’artista e da grande voglio continuare<BR>a farlo. Lo faccio con la mia orchestra<BR>in giro per il mondo. E lo faccio dirigendo<BR>Umbria Jazz che mi permette, da innamorato<BR>perso di questa musica, di vivere la<BR>meraviglia dell’incontro con i più celebri<BR>musicisti italiani e internazionali. E infine<BR>perché sono perseguitato da altre passioni,<BR>una delle quali è la collezione dei miei oggetti<BR>di plastica e l’altra i viaggi. In sintesi:<BR>primum vivere deinde televisionari, cioè<BR>prima vivere e poi fare la televisione.</P>
<P>È imminente il suo ritorno?</P>
<P>Non lo escludo, ma nel 2008. Se la Rai<BR>mi corteggia come si deve e in tutti i sensi.<BR>Altrimenti continuo con la mia musica che<BR>mi permette straordinari incontri umani<BR>con il mio pubblico. Con i miei connazionali.<BR>No, proprio non ho alcuna necessità<BR>di tornare in tv per routine. Mi piacerebbe<BR>per confermare a tutti quelli che mi vogliono<BR>bene che non sono rimbambito, che<BR>continuo la mia attività perfettamente lucido<BR>e in linea con ciò che ho fatto nel passato.<BR>Uno dei vantaggi di fare l’artista è che<BR>può anche non invecchiare.</P>
<P>Con l’Orchestra italiana lei ha rilanciato la<BR>grande tradizione della canzone popolare<BR>italiana, in barba agli intellettuali con la<BR>puzza sotto il naso. Perché spesso ci si dimentica<BR>del popolo e della tradizione?</P>
<P>Fino a pochissimi anni fa si etichettava<BR>la musica popolare come fenomeno di moda.<BR>Che, una volta superato, scompariva.<BR>Al contrario dei francesi che il loro tesoro<BR>se lo tengono ben stretto. Per anni abbiamo<BR>pagato questo malcostume espressione di<BR>una diffusa mentalità alquanto spocchiosetta.<BR>La musica popolare è invece un patrimonio<BR>prezioso. Un segnale di vita e vitalità.<BR>Genuino. Autentico. In fondo immortale.<BR>Lo vediamo con Lucio Battisti, più attuale<BR>che mai. Anche tra i giovani. Che vivono<BR>la stessa emozione che provavo io quando<BR>ascoltavo Domenico Modugno cantare Vecchio<BR>Frako Volaree cioè che quelle canzoni<BR>non tramontavano, non finivano con la<BR>moda o con giudizi superficiali, ma dovevano<BR>vivere per sempre. E per tutti.<BR></P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20070816002757" TYPE="ATTUALITA" ACTIVE="YES" DATE="16/08/2007"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[<P><BR>Il ritorno del Cavaliere</P>
<P>Il ddl Gentiloni? «Un esproprio». La spallata? «Mai invocata.<BR>Il governo cadrà da solo. E non useremo la scorciatoia Unipol».<BR>Veltroni? «Ovvio che copi le mie idee». Parla Silvio Berlusconi</P>
<P><IMG src="http://www.michellenouri.com/public/images/13920070260_berlusconi.jpg"><BR><BR>DALLA FINE DEL 1993 È UNO DEI LUOGHI simbolo<BR>della politica italiana. Villa San<BR>Martino ad Arcore è il quartier generale<BR>di Silvio Berlusconi, dove il leader di Forza<BR>Italia e della Casa delle Libertà, quando è<BR>lontano da Roma, lavora con i suoi collaboratori<BR>e si incontracon i leader della coalizione<BR>e i protagonisti della politica europea. La<BR>casa ha una storia antica, le prime notizie si<BR>trovano in documenti dell’VIII secolo che descrivono<BR>due monasteri di suore benedettine<BR>ad Arcore, il primo dei quali dedicato, appunto,<BR>a San Martino. Nel 1970 Berlusconi acquista<BR>la proprietà e procede a importanti restauri<BR>che ne conservano le caratteristiche<BR>storiche. Un grande parco, che si estende fino<BR>al fiume Lambro, circonda la dimora. Tutto<BR>il complesso evidenzia l’amore per l’arte<BR>e la natura, il rispetto delle tradizioni della<BR>terra lombarda, il senso della famiglia e dell’amicizia<BR>del Cavaliere che, nonostante i<BR>tanti impegni della sua giornata, ci accoglie<BR>con cordiale disponibilità e semplicità.</P>
<P><STRONG>Presidente, un emendamento del ddl Gentiloni<BR>approvato dalle commissioni Cultura e<BR>Trasporti della Camera prevede che le frepassaggio<BR>al digitale di Rete 4 e Rai Due siano<BR>assegnate a soggetti che in proposito avrebbero<BR>maturato «diritti acquisiti». Poi, guardacaso,<BR>i profili di tali soggetti corrispondono<BR>perfettamente a quelli di Rete A, di proprietà<BR>del gruppo L’espresso, e di Europa 7,<BR>una rete molto cara ad Antonio Di Pietro.</STRONG></P>
<P>Non credo che il Parlamento italiano possa<BR>mai approvare una legge distruttiva e temeraria<BR>come la cosiddetta Gentiloni che, così<BR>com’è uscita dalla commissione dopo una<BR>seduta pazzoide, attaccherebbe e distruggerebbe<BR>una società quotata in borsa, partecipata<BR>dai principali fondi d’investimento internazionali.<BR>Sarebbe un atto invasivo e, ripeto,<BR>temerario che allontanerebbe dall’Italia<BR>tutti gli investimenti internazionali. E<BR>questo solo per colpire l’avversario politico,<BR>il sottoscritto, detentore del 35 per cento della<BR>società, per penalizzarlo dal punto di vista<BR>patrimoniale. Sarebbe un’azione indegna e<BR>inaccettabile in una democrazia. Si toglie al<BR>nemico per dare, gratis, il maltolto a un amico,<BR>a De Benedetti. Un autentico esproprio.<BR>Per fareun danno al leader dell’opposizione,<BR>Prodi e i suoi compari distruggerebbero un’azienda<BR>italiana che produce ricchezza, posti<BR>di lavoro, pluralismo informativo, gettito fiscale.<BR>Ed è, lo ripeto, massimamente partecipata<BR>dal capitale internazionale. Un comportamento<BR>gravemente colpevole. Non ci<BR>credo, non posso crederci.</P>
<P><STRONG>In questi mesi, però, quanto a mosse temerarie<BR>l’Unione non pare essersi risarmiata,<BR>ma lei ha dato l’impressione di non voler<BR>dare la spallata a un governo costantemente<BR>sul filo della crisi. Perché? Ha in serbo<BR>un calendario segreto?</STRONG></P>
<P>È un’impressione assolutamente errata.<BR>Abbiamo fatto tutto il possibile per contrastare<BR>in Parlamento il governo, e lo abbiamo<BR>costretto alla crisi sulla politica estera.<BR>Ma non ho mai creduto alla cosiddetta<BR>spallata, una parola inventata dai giornali<BR>e che io non ho mai usato. Questa maggioranza<BR>è destinata ad implodere sotto il<BR>peso delle proprie contraddizioni.</P>
<P><STRONG>E la famosa manifestazione da 5 milioni di<BR>persone? La convocherà per davvero?</STRONG></P>
<P>Dagli ultimi sondaggi risulta che il premier<BR>e il governo non godono più della fiducia<BR>degli elettori: tre cittadini su quattro<BR>bocciano il centrosinistra e il 60 per cento<BR>vuole le elezioni anticipate. E più di 10 milioni<BR>si dichiarano pronti a scendere in piazza<BR>pur di mandare a casa Prodi. La grande<BR>manifestazione del 2 dicembre a Roma ha<BR>dimostrato come la piazza non sia più riserva<BR>di caccia della sinistra, così come il popolo<BR>dei moderati non è più una maggioranza<BR>silenziosa, ma un soggetto attivo che non<BR>esita a scendere in campo per far valere le<BR>proprie ragioni. Ma se vuole un pronostico<BR>non credo che ce ne sarà bisogno, perché,<BR>ripeto, queste sinistre imploderanno da sole<BR>sotto il peso delle loro contraddizioni.</P>
<P><STRONG>Legge elettorale. Si troverà un accordo in<BR>Parlamento o si andrà al referendum?</STRONG></P>
<P>L’attuale legge è già una buona legge<BR>che in caso di nuove elezioni consentirebbe<BR>al centrodestra una larga maggioranza<BR>sia alla Camera che al Senato. Per migliorarla<BR>basterebbe passare dall’attribuzione del<BR>premio di maggioranza su base regionale<BR>all’attribuzione su base nazionale. Il tutto<BR>sarebbe possibile con una sola settimana di<BR>lavoro parlamentare.</P>
<P><STRONG>A proposito di centrodestra: Casini vuole il<BR>suo pensionamento da leader, Fini la rimprovera<BR>di non avere idee chiare sulla legge<BR>elettorale. C’è ancora la Casa delle Libertà?</STRONG></P>
<P>Sono due situazioni assai diverse. Casini,<BR>in un sistema bipolare, dovrà necessariamente<BR>restare nel centrodestra. Con Fini,<BR>con Alleanza Nazionale ma anche con<BR>la Lega esiste un rapporto di collaborazione<BR>e di consultazione che dura da molti<BR>anni e che è molto solido. La Cdl non è un<BR>cartello elettorale, è un’alleanza che si fonda<BR>su valori e programmi condivisi.</P>
<P><STRONG>È vero che intende “candidare” Michela<BR>Brambilla alla presidenza del Consiglio?</STRONG></P>
<P>La dottoressa Brambilla ha carattere, volontà,<BR>capacità comunicativa. È un vulcano<BR>di iniziative e sta stendendo sull’Italia la rete<BR>dei Circoli della libertà che si rivelerà preziosa<BR>per avvicinare alle nostre idee quei cittadini<BR>che non amano i partiti. Quanto alla<BR>presidenza del Consiglio, fortunatamente<BR>in Forza Italia di donne in gamba ce ne sono<BR>davvero tante. Certo, non vedrei male una<BR>donna premier anche in Italia, sarebbe un valore<BR>aggiunto per il paese e per la politica.</P>
<P><STRONG>Conferma che voterà no alla richiesta dei<BR>magistrati di utilizzare le intercettazioni<BR>dei parlamentari coinvolti nel caso Unipol?</STRONG></P>
<P>Lo confermo con assoluta convinzione.<BR>Non siamo garantisti a corrente alternata. Il<BR>rispetto della privacy della persona è un diritto<BR>costituzionalmente garantito, che non<BR>dev’essere mai violato. Né un magistrato ha<BR>diritto, anche in buona fede, di procedere<BR>per insinuazioni. Io sono convinto che esista,<BR>e sia sempre esistita, una contiguità non soltanto<BR>politica ma operativa fra Coop rosse e<BR>dirigenti del Pci prima e dei Ds oggi. Senza<BR>bisogno di intercettazioni telefoniche, sappiamo<BR>tutti che le operazioni condotte da<BR>Consorte avevano un significato politico oltre<BR>che finanziario. Ma il diritto alla privacy<BR>vale per ogni cittadino. In Italia si abusa delle<BR>intercettazioni, che sono uno strumento<BR>delicatissimo, e potrebbero essere consentite<BR>solo nelle indagini su reati gravi, ad esempio<BR>reati per cui sia prevista una pena minima<BR>edittale di almeno dieci anni. C’è di più.<BR>Per molti anni la sinistra, compresi i Ds, hanno<BR>confidato sul fatto di ottenere attraverso<BR>scorciatoie giudiziarie quella vittoria su di<BR>noi che politicamente non erano in grado di<BR>conseguire. Siamo stati oggetto di un’autentica<BR>persecuzione assolutamente illiberale.<BR>Noi non useremo mai gli stessi metodi nei<BR>confronti dei nostri avversari. Non ci servono<BR>mezzucci giudiziari e comunque, da veri<BR>liberali, li rifiutiamo categoricamente.</P>
<P><STRONG>Romano Prodi ha fatto una bel richiamo a<BR>Famiglia Cristianae ai sacerdoti cattolici<BR>che nelle omelie non sostengono la lotta all’evasione<BR>fiscale. Sembra che si riferisse a<BR>lei quando, sullo stesso tema, il presidente<BR>del Consiglio ha scritto al Corriere della Serache<BR>«purtroppo questa forma mentis<BR>(quella dell’evasore, ndr) ha trovato anche<BR>in tempi recenti qualche sponda politica».</STRONG></P>
<P>Prodi una volta si è definito “cattolico<BR>adulto”, intendendo con questo un cattolico<BR>che si sente libero, in politica, di non curarsi<BR>dell’insegnamento della Chiesa. Già questo<BR>mi era sembrato un modo sorprendente<BR>di definirsi cattolico. Ma ora c’è di più: il cattolico<BR>Prodi si aggiunge alla schiera, già troppo<BR>affollata, dei laici che pretendono di insegnare<BR>alla Chiesa cosa può dire e cosa non<BR>può dire. Il che mi sembra francamente grottesco.<BR>Quanto poi alla materia del richiamo<BR>di Prodi, non poteva sceglierne una peggiore.<BR>L’evasione fiscale è un comportamento<BR>certamente deplorevole ma favorito da un livello<BR>di tassazione inaccettabile. Il cittadino<BR>che deve versare allo Stato più della metà di<BR>quello che guadagna con il suo lavoro, si<BR>sente rapinato e cerca di difendersi. Non è<BR>accettabile, naturalmente, ma è comprensibile.<BR>Quanto all’allusione a me, oltre che inelegante,<BR>è totalmente sbagliata. Tutti sanno<BR>che la riduzione delle tasse è uno dei nostri<BR>più convinti obiettivi programmatici. Ovviamente<BR>è una battaglia a favore di chi le tasse<BR>le paga, non degli evasori che sono per definizione<BR>l’unica categoria del tutto indifferente<BR>all’aumento della pressione fiscale.</P>
<P><STRONG>In aprile, all’ultimo congresso dei Ds, lei<BR>disse: «Se questo è il futuro Partito democratico,<BR>al 95 per cento sarei pronto a iscrivermi<BR>anch’io». E adesso Walter Veltroni,<BR>candidato favorito alla segreteria del Pd,<BR>propone le stesse riforme istituzionali che<BR>nella passata legislatura aveva proposto il<BR>suo centrodestra ma la sinistra ha boicottato:<BR>presidenzialismo, fine del bicameralismo<BR>perfetto, federalismo… Non le sembra<BR>paradossale? E il Pd sarà un modello anche<BR>per il centrodestra?</STRONG></P>
<P>Non sono affatto sorpreso dal fatto che<BR>Veltroni, dovendo tracciare un progetto riformista,<BR>abbia ampiamente saccheggiato le<BR>nostre idee e i nostri programmi. La vera<BR>cultura riformista in Italia si ritrova proprio<BR>nel centrodestra e in Forza Italia in particolare.<BR>E anche se Veltroni si appropria<BR>dei nostri contenuti, né<BR>lui né il suo partito hanno la<BR>possibilità di realizzarli, perché<BR>dovranno sottomettersi come<BR>Prodi ai diktat della sinistra<BR>estrema che con i suoi cinquanta<BR>senatori rappresenta un terzo<BR>della loro maggioranza. Dunque<BR>non possiamo davvero considerare il Pd un modello, se non altro per<BR>il modo nel quale sta nascendo: una fusione<BR>a freddo di nomenklature di partito, che<BR>porteranno nel nuovo soggetto i loro interessi,<BR>le loro logiche e i loro contrasti.</P>
<P><STRONG>Dei politici internazionali che ha incontrato,<BR>chi l’ha colpita di più per le qualità umane?</STRONG></P>
<P>Bush, Blair, Putin, Koizumi, Aznar sono<BR>tutti statisti che hanno lavorato per migliorare<BR>il loro paese e non si può scindere il loro<BR>ruolo istituzionale dalla vita quotidiana:<BR>un grande statista è sempre anche un grande<BR>uomo. Tutti insieme abbiamo affrontato<BR>momenti difficili per il mondo, minacciato<BR>da un terrorismo senza freni e insieme abbiamo<BR>saputo dare le giuste risposte per mantenere<BR>alto il valore della libertà e per diffondere<BR>la democrazia laddove non c’è ancora.<BR>Ho coltivato e mantenuto ottimi rapporti<BR>con tutti anche perché, grazie alla politica<BR>estera del mio governo, hanno saputo riconoscere<BR>all’Italia quel livello di dignità e di autorevolezza<BR>internazionale che non aveva<BR>mai avuto prima. Con molti di loro posso<BR>parlare di vera e propria amicizia.</P>
<P><STRONG>Presidente, pensa ancora alla sconfitta elettorale<BR>per 24 mila voti e a quell’incredibile<BR>rimonta fallita per un soffio?</STRONG></P>
<P>Non è possibile archiviare quella notte di<BR>spogli e di brogli. I nostri originari sospetti<BR>sono diventati certezze. Il filmato sul voto<BR>truccato a Sydney è solo un episodio, la prova<BR>provata delle gravi irregolarità commesse<BR>in quella occasione. Il centrosinistra ha la<BR>maggioranza al Senato grazie ai senatori eletti<BR>all’estero. In una vera democrazia sarebbe<BR>stato dovuto il riconteggio di tutte le schede<BR>per fugare ogni possibile dubbio sulla legittimità<BR>di questa legislatura. E a volerlo dovrebbe<BR>essere la stessa maggioranza. Insomma,<BR>la sinistra non ha vinto e si è presa tutto,<BR>con un’arroganza inversamente proporzionale<BR>alla sua debolezza politica, ed è saltato<BR>anche l’equilibrio dei contrappesi istituzionali.<BR>Solo un rapido ritorno alle urne potrà<BR>chiudere questa pagina disastrosa.</P>
<P><STRONG>Ma nell’ipotesi in cui dovessero tornare alle<BR>urne in autunno, gli italiani che alternativa<BR>avrebbero all’Unione? Va bene che, in<BR>quanto opposizione, dovete sfruttare al<BR>massimo la rendita politica garantita da<BR>un governo in crisi, ma cosa propone la Casa<BR>delle libertà?</STRONG></P>
<P>L’Italia ha bisogno di meno tasse e di<BR>più libertà, e questo lo può fare solo un governo<BR>liberale che abbia la volontà – e ce<BR>l’avrà – di spazzare via le resistenze corporative,<BR>gli egoismi municipali e tutto l’apparato<BR>politico-clientelare che la sinistra<BR>ha messo su per alimentare il proprio consenso<BR>con i soldi pubblici. La nostra rivoluzione<BR>liberale dovrà essere una rivoluzione<BR>copernicana, a tutto campo, per<BR>cancellare i danni arrecati al paese dal<BR>governo di questa sinistra.</P>
<P><BR>&nbsp;</P>]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20100127223755" TYPE="" ACTIVE="YES" DATE="27/01/2010"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[presentazione del mio nuovo libro "il cammino delle foglie di tè"]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Testo]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20100127230707" TYPE="" ACTIVE="YES" DATE="27/01/2010"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[siete tutti invitati alla presentazione del mio nuovo libro "il cammino delle foglie di tè" !]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Testo<IMG src="http://www.michellenouri.com/public/images/912010213935_invito%20serata.gif">]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE><ARTICLE NAME="20100109235702" TYPE="" ACTIVE="YES" DATE="09/01/2010"><TITLE><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[www.damachic.com]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></TITLE><TEXT><ITEM><LANGUAGE LANG="UK"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="IT"><![CDATA[Testo]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="ES"><![CDATA[]]></LANGUAGE><LANGUAGE LANG="FR"><![CDATA[]]></LANGUAGE></ITEM></TEXT><MEDIA><IMG></IMG><LINK></LINK><VIDEO></VIDEO></MEDIA></ARTICLE></BLOG>

